Cuba: un morto nelle proteste antigovernative

Pubblicato il 14 luglio 2021 alle 9:23 in America centrale e Caraibi Cuba

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Un uomo è stato ucciso durante uno scontro tra manifestanti e forze di sicurezza in un quartiere periferico dell’Avana. Lo ha riferito, martedì 13 luglio, il Ministero degli Interni cubano, specificando che la vittima è un cittadino di 36 anni, di nome Diubis Laurencio Tejeda, che, nella giornata di lunedì 12 luglio, aveva partecipato alla protesta svoltasi presso il Consiglio Popolare della Güinera, nel comune di Arroyo Naranjo, nel Sud della capitale. Le manifestazioni antigovernative, le prime a Cuba dopo oltre 30 anni, sono iniziate, domenica 11 luglio, in diverse località dell’isola, per chiedere maggiore libertà e denunciare le problematiche economiche e sanitarie aggravate dalla pandemia di coronavirus. 

Oltre al deceduto, negli scontri esplosi a La Güinera, diverse persone sono state arrestate e altre, tra cui alcuni agenti, sono rimaste ferite. La protesta nel quartiere, uno dei più malfamati dell’Avana, è stata filmata su vari social network, nonostante il governo abbia tagliato la connessione a Internet. Nelle immagini si vedono decine di persone avanzare per le strade gridando slogan come “Libertà” o “Un popolo unito non sarà mai sconfitto”.

Secondo la versione del governo, i manifestanti avrebbero “alterato l’ordine e cercato di dirigersi verso la Questura nazionale rivoluzionaria del territorio, con l’obiettivo di attaccare le sue truppe e danneggiare la struttura”. I media filo-governativi hanno accusato i manifestanti di aver aggredito gli agenti con pietre e coltelli, di essersi introdotti nelle case per rubare, incendiato container e danneggiato le linee elettriche. Secondo l’agenzia di stampa statale anche la vittima avrebbe preso parte ai “disordini”. Non è stata specificata tuttavia la dinamica della sua morte. Si tratta del primo decesso accertato legato alle proteste, le più grandi a Cuba da decenni.

La manifestazione di lunedì a Güinera ha avuto luogo il giorno dopo le prime proteste, organizzate domenica 11 luglio, quando migliaia di persone erano scese in piazza in diverse città del Paese, dall’Avana a Santiago, per protestare contro il governo, la mancanza di cibo e medicine, le interruzioni di corrente e la gestione della pandemia. Il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, ha accusato gli Stati Uniti di essere i colpevoli della crisi e di aver provocato le proteste. La colpa è stata attribuita soprattutto alle sanzioni, inasprite negli ultimi anni, durante l’amministrazione Trump. L’attuale presidente USA, Joe Biden, ha definito le proteste cubane “notevoli” e ha affermato, davanti ai giornalisti alla Casa Bianca, che il popolo “sta chiedendo la libertà da un regime autoritario”. Biden ha dunque invitato i leader della nazione dell’America centrale a consentire che le proteste procedano senza violenza. 

Il bilancio degli scontri, dei feriti e dei detenuti rischia tuttavia di crescere. Secondo l’ONG Human Rights Watch le persone momentaneamente arrestate sono più di 150. Della maggior parte di loro non si sa ancora nulla. Amnesty International, dal canto suo, ha affermato di aver ricevuto segnalazioni di allarme di “blackout di Internet, arresti arbitrari, uso eccessivo della forza, compreso il fuoco della polizia sui manifestanti”. Il governo cubano non ha ancora commentato gli arresti.

Mentre l’incertezza a Cuba continua, martedì 13 luglio, il segretario del Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti, Alejandro Mayorkas, ha chiarito che i migranti che stanno valutando di imbarcarsi irregolarmente verso il Paese non saranno ammessi. “A qualsiasi migrante intercettato in mare, indipendentemente dalla sua nazionalità, non sarà permesso di entrare negli Stati Uniti”, ha specificato Mayorkas in conferenza stampa. “Questo è un rischio che non vale la pena di correre”, ha aggiunto. Non è ancora chiaro se i disordini a Cuba porteranno ad un aumento dei tentativi di fuga dall’isola. Mayorkas ha affermato che 20 persone sono morte nelle ultime settimane durante il viaggio attraverso lo stretto della Florida. “La nostra priorità è preservare e salvare vite”, ha concluso il segretario del Dipartimento per la sicurezza interna USA.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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