Armenia-Azerbaigian: nuovi scontri lungo il confine, Baku registra una vittima

Pubblicato il 14 luglio 2021 alle 10:54 in Armenia Azerbaigian

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Il Dipartimento militare dell’Armenia ha annunciato, martedì 13 luglio, che un militare delle Forze Armate del Paese è rimasto ucciso durante gli scontri a fuoco a Yeraskh, un comune nel Sud-Ovest dell’Armenia situato a confine con l’Azerbaigian.

A riferirlo è stata l’agenzia di stampa russa TASS, giovedì 14 luglio. Secondo quanto reso noto, l’Esercito azero stava svolgendo operazioni ingegneristiche lungo il confine, al fine di avanzare le proprie postazioni di combattimento. Le Forze Armate dell’Armenia si sono opposte, nel tentativo di interrompere la marcia azera. I soldati di Baku, in risposta, hanno aperto il fuoco, provocando la morte di un militare armeno. Il Dipartimento militare di Erevan ha condannato le provocazioni della parte azera e ha dichiarato che “ogni responsabilità per un ulteriore aggravamento della situazione” ricadrà sulla “leadership politico-militare dell’Azerbaigian”.

Dall’altra parte, fonti militari azere hanno riferito che, a seguito di bombardamenti perpetrati dalle Forze Armate dell’Armenia, il 14 luglio, un soldato di Baku è rimasto gravemente ferito. Gli scontri sono avvenuti nella regione di Sadarak della Repubblica autonoma di Nakhichevan, al confine tra l’Armenia e l’Azerbaigian. La sera di martedì 13 luglio, intorno alle 21:30 ora locale, il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha inoltre dichiarato che un’unità militare armena ha aperto il fuoco contro le postazioni di Baku, presso la città frontaliera di Shusha. Non sono state riportate vittime o feriti. Secondo il comunicato ministeriale di Baku, citato da Sputnik Azerbaigian, le unità militari armene nell’area sarebbero “illegali” poiché si tratterebbe di territorio azero dove, al momento, sono di stanza unità di “peacekeeping” della Federazione Russa. La presenza russa nell’area è stata concordata nel trattato di pace, che è stato sottoscritto, il 9 novembre 2020, da Baku e Erevan, con la mediazione di Mosca.

Nonostante le autorità di Baku e Erevan siano impegnate nella sottoscrizione di un accordo di pace per porre fine alle dispute territoriali, i due Paesi continuano a registrare violazioni del cessate il fuoco da ambo le parti. I tentativi di normalizzare la situazione hanno portato, il 5 luglio e il 12 giugno, al rimpatrio di un totale di 30 prigionieri armeni. In cambio, Erevan ha ceduto alle autorità azere mappe in cui è indicata la posizione di quasi 200.000 mine nel Sud-Ovest dell’Azerbaigian. In ambo i casi, la mediazione di Stati Uniti e Georgia ha svolto un ruolo chiave e ha permesso alle parti belligeranti di trovare un punto d’incontro. 

La storica disputa territoriale sorge dal fatto che i due Paesi, servendosi di mappe sovietiche diverse, rivendicano la sovranità delle zone di confine. Le tensioni si sono acuite a partire dal 12 maggio, quando l’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di aver dispiegato le proprie truppe lungo il confine, entrando di 3,5 km nel territorio di Erevan. Baku sostiene che l’avanzata era finalizzata alla demarcazione dei confini mentre Erevan ha accusato l’Azerbaigian di essersi servito di tale “preteso” per avanzare.

A seguito delle ripetute violazioni, l’Armenia ha richiesto l’intervento dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un’alleanza militare per la sicurezza regionale capeggiata dalla Russia, per avviare consultazioni incentrate sulle aree contese. Più tardi, il 25 maggio, Erevan ha accusato le forze armate di Baku di aver ucciso un proprio militare durante una sparatoria a Gegharkunik, lungo il confine Orientale con l’Azerbaigian. Quest’ultimo, dall’altra parte, ha definito quanto accaduto “un incidente” e ha respinto le accuse.

È importante ricordare che, sebbene i disordini siano aumentati nel mese di maggio, la disputa era già scoppiata in precedenza, nel settembre 2020. Sulla base del trattato di pace del novembre 2020, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato da tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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