Afghanistan: truppe USA in Asia Centrale, gli ultimi sviluppi

Pubblicato il 14 luglio 2021 alle 12:07 in Afghanistan Russia Tajikistan USA e Canada

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Mentre gli USA ritirano gradualmente le proprie truppe dall’Afghanistan, l’avanzata dei talebani nei territori settentrionali del Paese si fa sempre più violenta. Sia la Russa sia il suddetto gruppo fondamentalista, separatamente, hanno avvertito le autorità degli Stati dell’Asia Centrale di non ospitare le unità antiterrorismo degli Stati Uniti che, a partire dal 2001, sono state dispiegate in Afghanistan.

A riferirlo, mercoledì 14 luglio, è stato il quotidiano The Diplomat. Nell’ultimo periodo, sono aumentati i contatti di alto livello tra i Paesi dell’Asia Centrale e le autorità statunitensi per discutere dell’escalation in Afghanistan. Nonostante ciò, non sono state rilasciate dichiarazioni ufficiali rispetto il possibile dispiegamento di truppe statunitensi nella regione o altre forme di cooperazione.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato, l’8 luglio, che gli USA avrebbero completato il ritiro delle proprie truppe dal Paese entro il 31 agosto. Il capo della Casa Bianca ha poi osservato che Washington sta sviluppando una “capacità antiterrorismo oltre l’orizzonte”. Quest’ultima, a detta di Biden, avrebbe permesso agli USA di individuare qualsiasi minaccia nella regione e agire tempestivamente, qualora fosse necessario.

Analoghe perifrasi sono state utilizzate qualche giorno prima, il 6 luglio, nel corso della conferenza stampa del portavoce del Ministero della Difesa statunitense, John F. Kirby. Quest’ultimo ha sottolineato che gli Stati Uniti sono “in grado di condurre operazioni antiterrorismo oltre l’orizzonte”. Si tratta di un compito difficile, ha spiegato il portavoce, ma non impossibile, facendo riferimento ad altre opzioni che vadano oltre quelle legate al Golfo di Aden e alle strutture in Medio Oriente. Non sono state fornite ulteriori informazioni sulla questione.

Tuttavia, è importante ricordare che il portavoce, il 2 luglio, ha dichiarato che le “capacità antiterrorismo oltre l’orizzonte” sono già state sviluppate dagli Stati Uniti. A detta di Kirby, il governo degli USA avrebbe stretto “ulteriori accordi” con “potenze straniere” che avrebbero permesso di intensificare tali capacità. Tali dichiarazioni sono giunte mentre i ministri degli Esteri dell’Uzbekistan e del Tagikistan avevano tenuto incontri di alto livello con funzionari statunitensi e della Difesa.

Mentre Washington avvia consultazioni e attende, Mosca esorta i Paesi dell’Asia Centrale a non ospitare le forze antiterroristiche degli Stati Uniti. In tale contesto, è importante menzionare le dichiarazioni rilasciate il 13 luglio dal viceministro degli Esteri russo, Sergey Ryabkov. Quest’ultimo ha rivelato a Associated Press che il presidente russo, Vladimir Putin, nel corso del vertice transatlantico del 16 giugno, ha fermamente ribadito che il Cremlino si oppone all’eventuale dispiegamento di truppe USA nei Paesi dell’Asia Centrale. “Abbiamo detto chiaramente a Washington che [il dispiegamento in Asia Centrale] avrebbe cambiato non solo le nostre percezioni di ciò che sta accadendo in Afghanistan, ma anche nelle relazioni con gli Stati Uniti”, ha sottolineato il viceministro russo. Ryabkov ha aggiunto che la Russia ha fatto avvertimenti simili all’Asia Centrale. “Li abbiamo messi in guardia contro tali misure e abbiamo anche avuto un dialogo franco sull’argomento con i nostri alleati dell’Asia centrale e anche altri Paesi della regione che sarebbero stati direttamente colpiti”, ha concluso Ryabkov.

In risposta alle notizie circolate in numerose testate internazionali, i talebani hanno dichiarato che il dispiegamento degli USA nel Paesi dell’Asia Centrale sarebbe stato un “grande errore storico”. “Abbiamo dato la nostra parola, si legge nella dichiarazione talebana, “il nostro suolo non sarà utilizzato per mettere a rischio la sicurezza di altri”, facendo riferimento a Paesi terzi. “Allo stesso modo esordiano gli altri a non utilizzare il proprio territorio e spazio aereo per attività che minacciano il nostro Paese. Se tale passo sarà compiuto, la responsabilità di tutte le disgrazie e le difficoltà ricadrà sugli artefici di tali errori”.

Nonostante le speculazioni delle testate internazionali, l’inviato speciale della Russia per l’Afghanistan, Zamir Kabulov, ha affermato, lunedì 24 maggio, che il Tagikistan e l’Uzbekistan non intendono fornire alle truppe statunitensi le proprie basi militari. Inoltre, funzionari russi hanno anche ribadito più volte che Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan sono membri dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) e qualsiasi presenza di truppe straniere sui loro territori deve essere approvata dall’organismo. L’unico Paese dell’Asia Centrale che non rientra nel Trattato è l’Uzbekistan. Nel mese di luglio, il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha dichiarato che nessuno dei membri della CSTO ha presentato la questione all’organizzazione.

In tal contesto, è importante ricordare che, nel mese di maggio, numerosi quotidiani internazionali non avevano escluso che le risorse antiterroristiche degli USA potessero essere dispiegate in Uzbekistan e in Tagikistan. Lo scopo sarebbe quello di “sostenere il governo afghano” ed evitare l’emersione di nuove cellule terroristiche nel Paese. Nello specifico, il quotidiano statunitense  Wall Street Journal aveva dichiarato che Washington avrebbe richiesto ai suddetti Paesi di mettere a sua disposizione le basi militari per collocarvi le risorse antiterroristiche USA precedentemente presenti in Afghanistan. Analoghe conclusioni erano state tratte dal quotidiano The Diplomat, il quale aveva chiarito che, tra i Paesi dell’Asia Centrale, l’Uzbekistan e il Tagikistan sarebbero stati i migliori candidati. Tra le principali motivazioni, chiave è il fatto che entrambi i Paesi confinano geograficamente con i territori controllati dai talebani. Inoltre, non di rado cittadini tagiki e uzbeki si sono uniti a gruppi estremisti presenti in Afghanistan.

Secondo gli analisti, ciò che ha spinto a dedurre che Uzbekistan e Tagikistan potessero ospitare i militari USA è stata la visita di alto livello del rappresentante speciale per la riconciliazione afghana degli Stati Uniti, l’ambasciatore Zalmay Khalilzad. Quest’ultimo ha avviato, il 2 maggio, un tour diplomatico in Asia Centrale. La prima tappa è stata Tashkent, dove è stato accolto dal ministro degli Affari Esteri dell’Uzbekistan, Abdulaziz Kamilov. In seguito, il 4 maggio, si è recato a Dushanbe, per incontrare il presidente tagiko, Emomali Rahmon. Il tour in Asia Centrale è giunto in un momento particolare delle relazioni tra gli USA e l’Afghanistan perché, il 20 aprile, gli Stati Uniti hanno annunciato di aver avviato il ritiro delle truppe statunitensi e NATO dall’Afghanistan.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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