Yemen: Riad e Muscat concordi su una soluzione politica

Pubblicato il 13 luglio 2021 alle 10:08 in Arabia Saudita Oman Yemen

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La visita del sultano omanita, Haitham bin Tariq, in Arabia Saudita è stata vista da alcuni come una svolta nelle relazioni tra i due Paesi del Golfo. Oltre a coordinarsi in materia economica e commerciale, Muscat e Riad hanno riferito di avere la stessa visione anche sul dossier yemenita.

Come riporta il quotidiano Asharq al-Awsat, nella dichiarazione congiunta rilasciata a margine della visita di due giorni, conclusasi il 12 luglio, il Regno saudita e il Sultanato dell’Oman si sono detti concordi a profondere sforzi per risolvere politicamente la crisi in Yemen. Tale soluzione politica, è stato precisato, dovrà basarsi sulla cosiddetta iniziativa del Golfo del 2011 e sui meccanismi esecutivi ad essa relativi, sui risultati della Conferenza sul dialogo nazionale del 2013-2014, sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu numero 2216 e sull’iniziativa saudita. Tra gli obiettivi comuni, vi è anche alleviare le sofferenze della popolazione yemenita.

Un altro dossier di politica internazionale discusso dal sultano bin Tariq e le controparti saudite è stato quello relativo al nucleare iraniano e alla questione missilistica. Anche in questo caso, Muscat e Riad si sono dette disposte a cooperare con serietà ed efficienza, in modo da promuovere sicurezza e stabilità a livello regionale e internazionale. Al contempo, è stata evidenziata la necessità di rispettare i principi di buon vicinato e le risoluzioni internazionali, incluse quelle concordate all’interno delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di porre fine a qualsiasi attività che mini la stabilità regionale.

Mentre l’Oman ha sempre provato a preservare la propria neutralità anche verso l’Iran, l’Arabia Saudita ha considerato Teheran tra i suoi principali nemici della regione e solo nell’ultimo periodo è stato registrato un parziale riavvicinamento. Tuttavia, come evidenzia il quotidiano al-Arab, Muscat è consapevole delle preoccupazioni di Riad, che vede minata la propria sicurezza dalle politiche e dallo sviluppo dell’arsenale di Teheran, e dall’intervento di quest’ultima in questioni regionali, tra cui la crisi in Yemen, dove l’Iran presta sostegno alle milizie di ribelli sciiti Houthi. In tale quadro, a detta di al-Arab, il dossier yemenita non può essere slegato dalle politiche di interventismo iraniane. Gli Houthi sono stati più volte definiti uno strumento militare nelle mani di Teheran che, a loro volta, traggono beneficio dal sostegno e dalle competenze iraniane per condurre la guerra all’interno dello Yemen e, allo stesso tempo, minacciare i territori sauditi, più volte colpiti sin dall’inizio del conflitto.

Secondo alcuni, il Sultanato dell’Oman potrebbe svolgere un ruolo rilevante nel dossier yemenita, aiutando l’Arabia Saudita a liberarsi di un “pesante fardello”. Muscat, spiega al-Arab, intrattiene relazioni “normali” sia con i ribelli Houthi sia con l’Iran. Ciò è stato dimostrato dagli incontri ospitati dal Sultanato, che hanno visto Muscat mediare tra le parti yemenite per giungere a una tregua in Yemen ed avviare colloqui di pace. Non da ultimo, il 5 giugno scorso, una delegazione di funzionari omaniti si è recata nella capitale yemenita, Sana’a, per incontrare delegati Houthi e provare a convincerli ad accettare una proposta di cessate il fuoco. Sebbene gli sforzi omaniti non abbiano portato ai risultati sperati, si pensa che il ruolo di Muscat in Yemen sia destinato ad aumentare.

Oltre ad aver svolto un ruolo rilevante nel raggiungimento dell’accordo di Riad, del 5 novembre 2019, che ha posto fine alle tensioni tra il governo yemenita e i gruppi separatisti meridionali, l’Arabia Saudita, il 22 marzo scorso, ha proposto un’iniziativa di pace che prevedeva un cessate il fuoco a livello nazionale, da attuarsi sotto la supervisione delle Nazioni Unite, e la ripresa dei negoziati politici tra le due fazioni in guerra. Gli Houthi, però, hanno espresso riserve a riguardo, evidenziando come le diverse proposte, degli ultimi sei anni, non avessero mai portato a nulla di nuovo. Inoltre, il gruppo sciita si è detto disposto a sedersi al tavolo dei negoziati solo se verrà revocato l’assedio in Yemen e il blocco marittimo e aereo presso Sana’a e Hodeidah.

La crisi yemenita è scoppiata a seguito del colpo di stato Houthi del 21 settembre 2014. Da gennaio 2020, le tensioni si sono particolarmente acuite presso i fronti settentrionali e Nord-occidentali, tra cui Ma’rib. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, i ribelli hanno lanciato una violenta offensiva, tuttora in corso, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe loro di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. Al momento, però, non sono stati registrati risultati significativi, mentre il peggioramento della situazione umanitaria desta preoccupazione a livello internazionale. Gli Houthi hanno provato ad avanzare verso l’Ovest del governatorato, a circa 10 km dal centro della città, ma hanno incontrato la resistenza dell’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione a guida saudita. Quest’ultima è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015, e vede la partecipazione di Emirati Arabi Uniti, Sudan, Bahrain, Kuwait, Egitto e Giordania. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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