Siria: l’ISIS continua a colpire

Pubblicato il 13 luglio 2021 alle 12:28 in Medio Oriente Siria

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Più di 5 soldati dell’esercito siriano, legato al presidente Bashar al-Assad, sono stati uccisi a seguito di attacchi attribuiti allo Stato Islamico. Quest’ultimo sembra avere cellule particolarmente attive nella regione desertica di Badia, nell’Est della Siria, oltre che a Raqqa e Deir Ezzor.

Secondo quanto riportato dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), 5 membri dell’esercito siriano e di gruppi ad esso fedeli sono stati uccisi, mentre altri 8 sono rimasti feriti a seguito di violenti scontri contro militanti dello Stato Islamico nel deserto di Resafa, alla periferia di Raqqa. Le due parti si sono scontrate dall’alba di martedì 13 luglio, e hanno portato le forze russe a far decollare i propri aerei per aiutare le forze di Assad a respingere l’offensiva dell’organizzazione terroristica. Nella sera precedente, il 12 luglio, il SOHR ha riferito della morte di un comandante della “Brigata al-Quds”, anch’essa fedele al governo damasceno, e di altri 3 membri della milizia, a seguito dell’esplosione di una mina, presumibilmente lasciata dall’ISIS, nell’area rurale orientale di Homs. Stando ai dati raccolti dal SOHR, da marzo 2019 ad oggi, 13 luglio, sono stati uccisi più di 1.400 membri delle forze del regime e di milizie alleate, mentre lo Stato Islamico ha perso oltre 930 combattenti.

Nella medesima giornata del 13 luglio, il quotidiano al-Araby al-Jadeed ha riferito della morte di 3 membri delle forze di Damasco, rimasti uccisi a seguito di un attacco perpetrato da ignoti, e che si pensa sia attribuibile allo Stato Islamico. Stando a quanto riportato da fonti locali, l’episodio ha avuto luogo nella sera del 12 luglio presso al-Sukhnah, nella periferia Est di Homs. Gli aggressori hanno dapprima lanciato un ordigno esplosivo contro un veicolo militare e poi hanno aperto il fuoco, impiegando mitragliatrici di medio calibro. Tali episodi sono giunti mentre l’esercito siriano, coadiuvato da Mosca, continua a condurre operazioni antiterrorismo nelle regioni di Homs, Hama, Raqqa e Deir Ezzor, al fine di limitare gli attacchi delle cellule dello Stato Islamico.

Secondo alcuni analisti, l’intensificarsi degli attacchi ad opera dell’ISIS riflette la difficoltà delle forze di Assad e dei suoi alleati di eliminare definitivamente quelle cellule che operano prevalentemente nel vasto deserto siriano che si estende dall’Est dei governatorati di Hama e Homs all’estremo orientale del Governatorato di Deir Ezzor, nella cosiddetta regione di Badia. Anche nel corso del 2020, attacchi, bombardamenti e imboscate hanno riguardato soprattutto l’area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, oltre a Raqqa, Homs e As-Suwayda, e tra i principali obiettivi vi sono state le Syrian Democratic Forces, le stesse che hanno annunciato la fine del califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014. Queste, sin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, grazie anche al sostegno degli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea.

In tale quadro, il 12 luglio, fonti mediatiche filogovernative hanno riferito che un nuovo convoglio militare statunitense, proveniente dall’Iraq, carico di armi, munizioni e attrezzature logistiche, ha attraversato il valico di al-Waleed, noto in Siria come al-Tanf, dirigendosi verso la regione orientale di Hasakah. Secondo fonti locali, il convoglio era composto da circa 37 veicoli, e fa seguito a un altro, composto da 44 mezzi, tra cui autocisterne, entrato in Siria il 7 luglio. Sebbene la presenza di Washington in Siria e in Iraq sia minacciata da gruppi filoiraniani, il vicesegretario di Stato per gli affari del Vicino Oriente, Joey Hood, ha ribadito che gli USA intendono rafforzare la propria presenza nel Nord-Est della Siria per far fronte alla minaccia terroristica, cooperando con le Syrian Democratic Forces (SDF). Ad ogni modo, alcuni analisti ritengono che l’obiettivo degli USA sia non solo sostenere l’amministrazione autonoma curda, ma altresì limitare l’avanzata dell’Iran nella Siria Nord-orientale e continuare ad esercitare pressione sul governo di Damasco.

Il Country Report on Terrorism 2019 include la Siria tra gli Stati sponsor del terrorismo, una designazione acquisita nel 1979, ed evidenzia come il regime, anche nel corso del 2019, abbia continuato a fornire armi e sostegno politico ad Hezbollah, consentendone il riarmo anche da parte dell’Iran. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) rimane presente e attivo in Siria, con l’autorizzazione del presidente Bashar al-Assad. A tal proposito, il report afferma che le relazioni del regime di Assad con Hezbollah e Teheran sono divenute ancora più forti nel 2019, e Damasco, allo stesso tempo, dipende sempre di più da attori esterni per salvaguardare i propri territori dai nemici esterni. Tuttavia, allo stesso tempo, il regime si è autodefinito una vittima del terrorismo, considerando i gruppi ribelli i principali responsabili di tale fenomeno.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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