Niger: nuovo attacco letale nella regione di Tillabéri

Pubblicato il 13 luglio 2021 alle 10:12 in Africa Niger

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Almeno 5 civili, 4 soldati dell’esercito nazionale e 40 aggressori armati sono deceduti in un nuovo scontro nella regione Sud-occidentale di Tillabéri, in Niger, vicino al confine con il Mali. Si tratta dell’ennesima violenza letale nella regione.

L’aggressione risale a domenica 11 luglio, quando verso le 15, ora locale, circa 100 “terroristi” pesantemente armati, che viaggiavano su motociclette, hanno attaccato il villaggio di Tchoma Bangou, secondo quanto ha riferito il Ministero della Difesa del Niger in una dichiarazione letta alla televisione pubblica. Tuttavia, le autorità non hanno comunicato alcun dettaglio che riguardi la possibile identificazione degli aggressori. La “pronta e vigorosa reazione” delle Forze di Difesa e Sicurezza (FDS), ha permesso di “respingere l’attacco e infliggere pesanti perdite al nemico”, ha aggiunto il Ministero, sottolineando che i soldati sono riusciti a sequestrare le motociclette e un deposito di armi , compresi alcuni AK47 e mitragliatrici. 

Tchoma Bangou si trova nella regione di Tillabéri, al confine con il Mali e il Burkina Faso. Nello stesso villaggio, a gennaio, 70 civili sono stati uccisi da un’altra aggressione effettuata da un gruppo di uomini armati e 30 altri decessi sono stati registrati lo stesso mese nel vicino villaggio di Zaroumadareye. In un contesto caratterizzato da frequenti violenze, tutta la regione di Tillabéri è in stato di emergenza dal 2017, a causa delle incursioni di gruppi armati jihadisti. Le autorità erano arrivate a vietare gli spostamenti in moto, sia di notte sia di giorno, per un anno e in alcuni casi hanno ordinato la chiusura di mercati, in cui si sospettava che i militanti andassero ad approvvigionarsi.

La zona si trova al centro di quella che viene definita la “triborder area”, dove si incontrano i confini di Niger, Mali e Burkina Faso. In questo territorio la violenza è cominciata ad aumentare a seguito di un’insurrezione jihadista, nel 2012, durante la quale un gruppo di militanti ha preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger. Oggi, i gruppi armati attivi nella regione sono affiliati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico. La loro presenza ha alimentato i conflitti etnici e religiosi già presenti, causando migliaia di decessi e costringendo milioni di persone ad abbandonare le loro case. Nello specifico, gli attacchi nel Niger occidentale sono cresciuti in modo drastico nei primi 4 mesi del 2021, causando la morte di oltre 300 persone. 

Nella regione è attivo lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), un’organizzazione militante islamista affiliata allo Stato Islamico dal 2015, nata da una divisione interna all’organizzazione nota come al-Mourabitoun, “le Sentinelle”, un violento gruppo terroristico jihadista dell’Africa occidentale. Questo gruppo, a sua volta, è stato formato da una fusione, nel 2013, tra il battaglione al-Mulathamun, “gli Uomini Mascherati” e il Movimento per l’Unità e la Jihad in Africa occidentale. Entrambe le organizzazioni erano derivate da Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Nel dicembre 2015, al-Mourabitoun si è fusa di nuovo con AQIM, a seguito di un attacco congiunto all’hotel Radisson Blu a Bamako, la capitale del Mali, effettuato il 20 novembre 2015 e che ha causato la morte di 20 civili. A maggio dello stesso anno, Adnan Abu Walid al-Sahraoui e i suoi seguaci dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) hanno promesso fedeltà all’ISIS. 

Le più recenti violenze a Tillabéri si erano verificate la notte tra il 4 e il 5 maggio, quando almeno 16 soldati nigerini e 4 civili erano stati uccisi in un attacco armato nella città di Banibangou. La notizia era stata riferita dall’agenzia di stampa turca, Anadolu, che citava una pagina Facebook di informazioni sulle operazioni dell’esercito della Nigeria. Secondo la fonte, almeno 200 “banditi” divisi in due gruppi avevano effettuato l’attacco. Il primo si era scontrato con le forze armate e il secondo, invece, si era diretto verso il villaggio. Si trattava del secondo assalto in meno di una settimana nella regione nigerina al confine con il Mali. Il primo maggio, una pattuglia militare nella regione di Tahoua era caduta vittima di un’imboscata letale. La stessa zona era stata teatro di un attacco considerato tra i più letali di quest’anno, effettuato il 21 marzo, che aveva causato la morte di 141 persone. Secondo i funzionari locali, la responsabilità era da attribuire a militanti affiliati allo Stato Islamico. Secondo un rapporto di organizzazioni umanitarie coordinate dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), le violenze del 21 marzo potrebbero essere state una vendetta per una serie di arresti di persone sospettate di appartenere a gruppi armati nella zona. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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