Libano: l’Unione Europea si prepara a imporre sanzioni

Pubblicato il 13 luglio 2021 alle 11:18 in Europa Libano

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I ministri degli Affari esteri dell’Unione europea si sono detti concordi a elaborare un quadro giuridico, che costituirà la base per un sistema di sanzioni contro leader politici libanesi, ritenuti essere i responsabili della perdurante fase di stallo politico. L’obiettivo è esercitare pressione affinché le parti coinvolte si impegnino a formare un nuovo esecutivo nel minor tempo possibile.

La decisione è stata annunciata, il 12 luglio, dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Jospep Borrell, a margine di un incontro del Consiglio tra i ministri degli Esteri dei Paesi membri dell’UE. Secondo quanto specificato, il quadro legislativo verrà elaborato entro fine luglio, ma le sanzioni non avranno effetto immediato. Inoltre, si tratterà di un regime di sanzioni “bilanciato” che mira a colpire “comportamenti” e non comunità. “Sembra che gli europei siano più interessati a trovare una soluzione politica, rispetto agli stessi politici libanesi”, ha poi affermato Borrell, di fronte a uno stallo politico che caratterizza Beirut da circa undici mesi, mentre il quadro economico e sociale del Paese è in continuo peggioramento.

Dal canto suo, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha affermato che il quadro giuridico rappresenterà uno “strumento di pressione” sulle autorità libanesi, chiamate a formare una squadra governativa in grado di realizzare le riforme necessarie. “Da mesi il Libano è in modalità auto-distruzione”, ha poi riferito Le Drian, facendo riferimento a una “situazione di emergenza” che vede la popolazione libanese in grande difficoltà. La Francia ha svolto un ruolo di rilievo nella crisi libanese sin dall’esplosione che, il 4 agosto 2020, ha colpito il porto di Beirut, esacerbando una situazione economica e finanziaria già fragile. All’indomani dell’esplosione, il presidente francese, Emmanuel Macron, si era detto disposto a inviare aiuti a sostegno del Libano, in cambio della formazione di un governo indipendente e apartitico. Ad oggi, però, non è stato ancora raggiunto un consenso tra le parti politiche.

Dopo le dimissioni del premier Hassan Diab, attualmente ancora a capo del “governo custode”, il 22 ottobre 2020, Saad Hariri è riuscito a essere nominato primo ministro per la quarta volta dal 14 febbraio 2005, impegnandosi a risanare una situazione politica sempre più precaria. Da allora, si sono tenuti colloqui tra il premier designato e il presidente, Michel Aoun, rivelatisi inconcludenti. Mentre Hariri sembra desiderare un mini-governo di specialisti, Aoun e suo genero, Gebran Bassil, sono stati accusati di voler nominare solo ministri cristiani e propri alleati. Ad ogni modo, lo stallo politico ha impedito al Libano di avviare riforme, precondizione per qualsiasi aiuto promesso dai donatori internazionali, Francia in primis, necessari a risolvere la peggiore crisi economica e finanziaria dalla guerra civile del 1975-1990.

Al momento, non sono stati diffusi dettagli sulle sanzioni che l’Unione Europea si prepara a imporre. Solitamente, tra le misure vi è anche il congelamento di beni e il divieto di spostamento. Si prevede che queste colpiranno individui e non istituzioni, accusandoli di corruzione, di ostacolare gli sforzi verso la formazione del governo, violazione dei diritti umani e azioni finanziarie illegali.

È stato Diab ad affermare, il 6 luglio, che il proprio Paese è sull’orlo di una “catastrofe” e che a breve potrebbe verificarsi una “esplosione sociale”. La popolazione libanese lamenta condizioni di vita sempre più precarie e una perdurante svalutazione della lira libanese, dopo che è stato toccato un minimo record, raggiungendo un tasso di cambio pari a circa 18.000 lire rispetto al dollaro USA nel mercato nero, sebbene quello ufficiale continui a rimanere invariato, ovvero 1.507 lire per dollaro. In generale, la valuta libanese ha perso circa il 90% del proprio valore dall’inizio della crisi economica e finanziaria. Oltre ad essere la più grave registrata nel Paese mediorientale dalla guerra civile del 1975-1990, per la Banca Mondiale potrebbe trattarsi di una delle peggiori tre crisi registrate a livello internazionale negli ultimi 150 anni.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, il tasso di povertà in Libano è salito nel 2020 al 55%, dopo essere aumentato del 28% nel 2019. La percentuale di libanesi che vivono in condizioni di povertà estrema, invece, è passata dall’8 al 23%. Secondo sondaggi condotti alla fine del 2020 dal World Food Program, il 41% della popolazione accede con difficoltà a risorse alimentari e di prima necessità. Anche in ambito sanitario, il 36% dei libanesi non riesce a usufruire facilmente dell’assistenza sanitaria necessaria, una percentuale in crescita, se si considera che tra luglio e agosto questa era pari al 25%. Non da ultimo, il tasso di disoccupazione è aumentato dal 28% di febbraio 2020 a quasi il 40% riportato a novembre-dicembre dello stesso anno.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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