Etiopia: le forze del Tigray si dirigono a Sud

Pubblicato il 13 luglio 2021 alle 9:14 in Africa Etiopia

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In Etiopia, le forze armate della regione settentrionale del Tigray hanno dichiarato che si stanno spingendo a Sud per strappare alle truppe governative il controllo delle città in mano al governo di Addis Abeba e hanno assicurato che continueranno a combattere fino al ripristino dei confini prebellici. Il conflitto era scoppiato nel Tigray circa otto mesi fa, il 4 novembre 2020, dopo che il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, aveva inviato le forze governative nell’area per sedare la ribellione di una potente fazione etnica, il Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF).

Il portavoce del gruppo, Getachew Reda, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters, lunedì 12 luglio, che le forze tigrine avevano ripreso il controllo della città di Korem, situata circa 170 km a Sud di Mekelle, capitale della regione, e che stavano spingendo per riconquistare Alamata, 20 km più a Sud. Il portavoce militare dell’esercito etiope, il colonnello Getnet Adane, si è rifiutato di commentare le affermazioni ma, in un messaggio all’agenzia, ha scritto “abbiamo dichiarato il cessate il fuoco”, un riferimento alla tregua unilaterale imposta il 28 giugno dal governo etiope dopo che le sue truppe si erano ritirate da Mekelle. Un portavoce del primo ministro Ahmed e il capo della task force del governo sul Tigray non hanno risposto alle richieste di commento. Getachew, dal canto suo, ha sottolineato che il gruppo cercherà di ristabilire i confini prebellici e di battersi affinchè i collegamenti e i trasporti vengano riaperti per consentire alle persone e agli aiuti umanitari di spostarsi.

Il World Food Programme ha dichiarato che, lunedì, il primo convoglio umanitario entrato nel Tigray in due settimane era riuscito a raggiungere Mekelle. “Il WFP deve continuare a fornire 1.000 tonnellate di cibo salvavita su 40 camion al giorno nel Tigray per soddisfare le esigenze alimentari di emergenza di 2,1 milioni di persone”, ha scritto l’agenzia delle Nazioni Unite su Twitter. Le principali strade verso la regione erano state bloccate dalle forze governative e dai loro alleati durante il conflitto e almeno due ponti erano stati distrutti. Le autorità etiopi hanno negato il blocco degli aiuti verso il Tigray e hanno affermato che stanno ricostruendo le infrastrutture principali. La guerra ha costretto quasi 2 milioni di persone a fuggire dalle proprie case. A inizio giugno, le Nazioni Unite hanno affermato che almeno 350.000 persone nel Tigray stanno affrontando una situazione di carestia. L’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, la scorsa settimana, ha stimato che il numero sia aumentato a circa 900.000.

Il capo della politica estera dell’Unione europea, Josep Borrell, ha dichiarato lunedì che il blocco potrebbe prepararsi ad utilizzare le sanzioni contro l’Etiopia per spingere alla pace e per sostenere l’accesso umanitario nel Tigray. “L’opzione di misure restrittive deve essere sul tavolo”, ha detto Borrell in una conferenza stampa dopo una riunione dei ministri degli Esteri dell’UE in cui è stata altresì discussa la situazione dell’Etiopia e il conflitto nel Tigray. L’UE potrebbe utilizzare contro Addis Abeba le sue classiche misure punitive, ovvero sanzioni economiche, divieti di viaggio e congelamento dei beni.

Nel frattempo, sempre nella giornata di lunedì, il portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Ned Price, ha affermato che Washington è “gravemente preoccupata” per i rapporti sulle ostilità nel Tigray occidentale e per le testimonianze di escalation del conflitto militare. “La ripresa dei combattimenti minerà gli sforzi critici in corso per fornire aiuti umanitari alle famiglie colpite”, ha affermato Price in una conferenza stampa, affermando che qualsiasi sforzo per cambiare i confini interni dell’Etiopia con la forza sarà “inaccettabile”. “Qualsiasi questione di grande importanza nazionale, come i confini, deve essere una questione che decisa dal popolo etiope attraverso il dialogo consensuale non con la canna di una pistola”, ha aggiunto. Il segretario di Stato, Antony Blinken, dal canto suo, ha detto ai giornalisti che le valutazioni sull’opportunità di chiamare gli eventi nel Tigray crimini contro l’umanità, crimini di guerra o genocidio sono attualmente in corso.

L’operazione dell’esercito federale etiope nella regione del Tigray era iniziata dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha, per rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione che aveva poi dichiarato conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. Tuttavia, i combattimenti sono continuati nella parte centrale e meridionale del Tigray.  In tale quadro, anche l’Eritrea ha inviato i suoi uomini a sostegno delle forze di Abiy. 

Negli ultimi giorni, i combattenti tigrini hanno ripreso il controllo di gran parte del territorio della regione settentrionale del Tigray, dopo aver riconquistato la capitale regionale, Mekelle. L’operazione militare del governo federale ha subito un duro colpo a causa della controffensiva tigrina e, nella serata del 28 giugno, l’esecutivo di Addis Abeba si è trovato costretto ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale e immediato. La mossa ha segnato una pausa nel conflitto civile, che andava avanti da quasi otto mesi. Il TPLF, tuttavia, ha definito la tregua “uno scherzo”.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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