Egitto: le ultime azioni ai danni della Fratellanza

Pubblicato il 13 luglio 2021 alle 14:28 in Africa Egitto

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Il Parlamento egiziano ha approvato, il 12 luglio, una legge che consente di licenziare dipendenti statali affiliati alla Fratellanza Musulmana, o con presunti legami con gruppi terroristici, senza prima ricorrere a un provvedimento disciplinare. La mossa è considerata un ennesimo tentativo del Cairo di “purificare” gli enti governativi dal movimento islamista, classificato dall’Egitto come terroristico.

In particolare, il progetto di legge ha ottenuto l’approvazione della camera bassa del Parlamento, guidata dal presidente Hanafi El Gebali, dopo che il disegno, presentato alla Camera dei rappresentanti dal deputato Ali Badr e altri dieci parlamentari, è stato sottoposto al vaglio del Consiglio di Stato. Con l’approvazione del 12 luglio verranno apportate modifiche ad alcune disposizioni della legge n.10 del 1973, che prevede il licenziamento di esponenti della Fratellanza Musulmana e terroristi. In particolare, con i nuovi emendamenti, il governo potrà licenziare nell’immediato qualsiasi dipendente statale il cui nome è inserito nella lista dei terroristi. Ciò vale sia per coloro che sono stati già condannati con accuse di terrorismo sia per individui sospetti ancora sottoposti a indagini o processi.

Le nuove disposizioni riguardano gli impiegati che lavorano in unità specifiche dell’apparato amministrativo statale, tra cui ministeri, amministrazioni pubbliche e locali, enti pubblici, aziende del settore pubblico, oltre a coloro che sono soggetti alle disposizioni del Diritto del Servizio Civile. Stando a quanto specificato da fonti parlamentari, la legge è divisa in tre articoli, il primo dei quali prevede la sospensione dal lavoro degli indagati fino al completamento delle indagini, il secondo ordina alla Procura amministrativa di farsi carico del licenziamento immediato, nel caso di comprovata appartenenza del dipendente alla Fratellanza, mentre il terzo articolo mira a contrastare le voci di dissenso sui social media da parte di membri di gruppi terroristici e la punizione dei relativi promotori.

L’approvazione del disegno di legge è giunta a un giorno di distanza dalla condanna all’ergastolo per Mohamed Badie, leader della Fratellanza Musulmana, e altri 9 membri del gruppo islamista. La sentenza è stata pronunciata, il 12 luglio, dalla Corte di Cassazione, il più altro tribunale civile egiziano, dopo che i dieci individui erano stati accusati, già nel 2019, di coinvolgimento nell’uccisione di agenti di polizia e nell’organizzazione dell’assalto alla prigione di Wadi El-Natrun. Si tratta di episodi verificatisi nel 2011, in concomitanza con l’ampia mobilitazione popolare che ha portato all’estromissione dell’ex presidente egiziano, Hosni Mubarak, alla guida del Paese Nordafricano per trent’anni. I dieci imputati, secondo quanto stabilito dalla Corte, hanno collaborato con milizie straniere, tra cui Hamas ed Hezbollah, per diffondere caos e rovesciare il governo, partecipando agli assalti ai confini orientali egiziani, alle carceri e alla liberazione di esponenti della Fratellanza detenuti.

La sentenza del 12 luglio è giunta dopo che, il 14 giugno, la Corte di cassazione ha confermato la condanna a morte per impiccagione nei confronti di 12 membri della Fratellanza Musulmana, inclusi due alti leader del movimento. La sentenza ha rappresentato la fine di un processo, che va avanti da anni, legato alla violenta repressione commessa dalle forze di sicurezza egiziane, nel 2013, durante un sit-in islamista. Il caso giudiziario originale contava oltre 600 imputati ed è conosciuto come “lo sgombero di Rabaa”. Nel 2018, un tribunale egiziano ha condannato a morte 75 membri della Fratellanza coinvolti nei fatti dell’estate 2013 e il resto a diverse pene detentive.

La Fratellanza Musulmana, fondata in Egitto nel 1928, si è affermata come il principale movimento di opposizione in Egitto, nonostante decenni di repressione, e ha ispirato organizzazioni e partiti politici in tutto il mondo musulmano. Rimane vietato in diversi Paesi, incluso l’Egitto, per i suoi presunti legami con il terrorismo. È stato il presidente in carica, Abdel Fattah al-Sisi, a mettere al bando la Fratellanza alla fine del 2013, a seguito dell’estromissione del successore di Mubarak, Mohamed Morsi, capo dell’ala politica dei Fratelli musulmani. Da quel momento, le autorità del Cairo hanno dichiarato fuori legge il gruppo islamista e condotto un’ampia repressione, che ha portato agli arresti migliaia di suoi sostenitori.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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