Venezuela: almeno 26 morti negli scontri tra polizia e bande armate a Caracas

Pubblicato il 12 luglio 2021 alle 16:39 in America Latina Venezuela

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Il Governo venezuelano ha comunicato che i combattimenti tra le forze di sicurezza e le bande armate a Caracas hanno provocato la morte di 26 persone. Il ministro degli Interni, Carmen Meléndez, ha riferito che il bilancio delle vittime include 22 criminali e 4 agenti.

Le violenze sono iniziate mercoledì 7 luglio, quando i gruppi della criminalità organizzata del quartiere Sud-occidentale di Cota 905 hanno tentato di espandere la loro area di influenza. I funzionari hanno schierato circa 2.500 agenti a Cota 905 nel tentativo di respingere le bande armate. Meléndez ha affermato che le autorità hanno sequestrato circa 20.000 munizioni, 3 lanciarazzi, 4 mitragliatrici, 24.000 proiettili e numerose pistole durante l’operazione. “Abbiamo confiscato un arsenale militare di guerra”, ha sottolineato il ministro degli Interni. Il Governo venezuelano ha anche offerto una ricompensa di 500.000 dollari, ossia 420.000 euro, per avere informazioni sulla posizione dei capi dei gruppi della criminalità organizzata. Durante l’operazione, Meléndez ha aggiunto che è stato smantellato anche un laboratorio clandestino per la fabbricazione di stupefacenti. “Abbiamo colpito duramente il traffico di droga”, ha concluso il ministro.

Meléndez ha sottolineato, il 7 luglio, che le bande “hanno cercato di minare la pace in varie zone di Caracas” come risposta al ferimento di un presunto criminale noto con il soprannome di “Loco Leo”, che guida una banda della Valle-Cementiero ed è alleato di “el Koki”, leader impegnato nell’unificazione delle organizzazioni che operano in diverse zone di Caracas. Il ministro ha assicurato che le autorità “non si daranno pace” fino a quando non avranno ripreso il controllo del territorio. “L’invito è a rimanere al sicuro, a mantenere la calma e la fiducia nelle nostre istituzioni di sicurezza dello Stato, nonché a ignorare false informazioni e voci, poiché fanno parte dell’aggressione alla pace dei cittadini”, ha aggiunto Meléndez.

Il leader dell’opposizione venezuelana, Juan Guaidó, ha denunciato l’assenza dello Stato in queste aree e aveva avvertito che Caracas, in questo momento, è “una zona di guerra”. “La nostra capitale conta feriti e morti, con la paura della gente di lasciare la propria casa a causa dell’azione impunita delle bande armate”, ha comunicato Guaidó sui suoi social network. Il leader dell’opposizione aveva anche messo in dubbio l’azione delle Forze Armate di fronte a questa situazione di violenza che, da mesi, sta colpendo Caracas, con alcuni giorni più intensi di altri. “Le Forze Armate continueranno nelle parate e nelle esibizioni o svolgeranno il ruolo che gli corrisponde? Continuerà a cedere il territorio e difendere i criminali o eserciterà la sovranità e farà rispettare la costituzione?”, si è domandato Guaidó, evidenziando la necessità di agire prontamente.

L’Organizzazione non Governativa Provea, che difende i diritti umani, ha chiesto di “porre fine ai proiettili” nelle aree colpite dalle violenze a Caracas. “Basta vivere in uno Stato di terrore, dove i proiettili vaganti mietono la vita di persone innocenti”, ha sottolineato l’ONG. Nonostante il pericolo di camminare per le strade di Caracas, i residenti del quartiere Cota 905 si sono mobilitati e hanno protestato, mercoledì 8 luglio, per chiedere la fine delle ostilità. Diversi testimoni hanno spiegato che le bande armate hanno utilizzato granate, armi di grosso calibro e droni, con cui possono avere un’ampia visuale delle aree che controllano. “Possono vedere tutto dall’alto”, hanno sottolineato alcuni cittadini presenti al momento delle sparatorie.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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