UE: estese le sanzioni economiche contro la Russia

Pubblicato il 12 luglio 2021 alle 11:01 in Europa Russia

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Il Consiglio dell’Unione Europea ha dichiarato, lunedì 12 luglio, di aver esteso per altri sei mesi, fino al 31 gennaio 2022, le sanzioni economiche settoriali contro la Russia. Tali misure sono state introdotte, per la prima volta, il 31 luglio 2014, a seguito delle azioni di Mosca che hanno portato alla destabilizzazione della situazione in Ucraina.

A riferirlo è stato il quotidiano russo Izvestija, citando il comunicato ufficiale dell’UE. La decisione giunge a seguito dell’ultima valutazione, effettuata in occasione del Consiglio Europeo del 24 e 25 giugno, dello stato di avanzamento nell’attuazione degli Accordi di Minsk, inizialmente prevista entro il 31 dicembre 2015. I leader dell’UE hanno dunque concordato che Mosca non ha applicato pienamente e correttamente l’intesa. Pertanto, hanno adottato all’unanimità la decisione di prorogare le sanzioni economiche nei confronti del Paese.

Le misure restrittive sono state introdotte nel luglio 2014 per condannare le azioni aggressive della Russia nei territori dell’Ucraina Orientale. Si tratta delle regioni ucraine del Donbass e della Crimea. Le sanzioni sono state poi implementate nel settembre 2014 e nel marzo 2015. Il Consiglio Europeo ha più volte invitato la Russia ad adempiere alla sua parte degli Accordi di Minsk, essendo questa la condizione necessaria per evitare che Bruxelles rinnovi ciclicamente le misure punitive.

Le sanzioni limitano l’accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell’UE da parte di determinate banche e imprese russe e vietano forme di assistenza finanziaria e intermediazione a favore degli enti finanziari russi. Le misure vietano anche l’importazione, l’esportazione o il trasferimento, diretti o indiretti, di qualsiasi materiale connesso alla difesa e introducono un divieto relativo a beni a duplice uso per scopi militari o per utilizzatori finali militari in Russia. Le sanzioni limitano inoltre l’accesso russo a determinate tecnologie sensibili che possono essere utilizzate nel settore energetico russo, ad esempio per la produzione e la prospezione del petrolio.

In tal contesto, è importante sottolineare che Mosca ha più volte ribadito di non essere parte attiva del conflitto nel Donbass, ragion per cui non dovrebbe essere tenuta ad osservare l’intesa di Minsk. Dall’altra parte, Kiev accusa la Russia di supportare, soprattutto militarmente, le forze separatiste delle autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, nel Donbass. Sia Russia sia Ucraina si accusano reciprocamente di non attuare correttamente gli Accordi di Minsk.

Questi ultimi sono composti dal protocollo di Minsk e dagli Accordi di Minsk II. Il primo piano di pace era stato firmato il 5 settembre 2014 dall’Ucraina, dalla Russia, dalla Repubblica Popolare di Donetsk (DNR) e dalla Repubblica Popolare di Lugansk, sotto l’egida dell’OSCE. Tuttavia, l’obbligo per il cessate il fuoco non venne rispettato e i combattimenti proseguirono ulteriormente. Pertanto, un anno dopo, il 12 febbraio 2015, i leader del “quartetto Normandia”, Germania, Francia, Ucraina e Russia, concordarono un nuovo cessate il fuoco e sottoscrissero un nuovo pacchetto di misure per l’attuazione degli accordi del 2014, gli accordi di Minsk II. È altresì importante ricordare che, dal 27 luglio 2020, nel Donbass sono entrate in vigore misure pacifiche che impongono il divieto di sparare e di detenere armi sia nelle vicinanze, sia all’interno di insediamenti militari. Le misure, inoltre, prevedono responsabilità disciplinare per chiunque violi tali imposizioni. Secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite, il bilancio delle vittime del conflitto nell’Ucraina dell’Est è arrivato a quota 13.000.

Nonostante l’estensione delle misure restrittive, è importante menzionare gli ultimi sviluppi nel quadro del dialogo russo-europeo. In occasione del summit del 24 e 25 giugno, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha proposto di creare una piattaforma per avviare i negoziati tra Mosca e Bruxelles senza il capo del Cremlino, Vladimir Putin. Tale proposta giunge a seguito di un’altra proposta di Berlino e Parigi. Quest’ ultimi avevano suggerito, il giorno precedente, di tenere un vertice di alto livello con Putin per discutere delle questioni di reciproco interesse, nonché delle tematiche di attrito. Tuttavia, numerosi Paesi europei, tra cui le Repubbliche Baltiche e la Polonia, hanno respinto categoricamente la richiesta, affermando che fosse prematuro tenere un summit con il leader russo nel breve futuro.  Dopo essere venuto a conoscenza dell’iniziativa franco-tedesca, il ministro degli Esteri di Kiev, Dmytro Kuleba, ha convocato gli ambasciatori di Francia e Germania in Ucraina per discutere della questione.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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