Pechino mette in guardia gli USA nel Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 12 luglio 2021 alle 18:46 in Cina USA e Canada

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Pechino ha chiesto a Washington di interrompere le sue attività militari nel Mar Cinese Meridionale, dopo il transito di un cacciatorpediniere statunitense vicino ad isole rivendicate da Pechino, avvertendo che, se così non sarà, gli USA ne subiranno le conseguenze.

Il portavoce del comando meridionale dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) della Cina, il colonnello dell’aeronautica Tian Junli, ha annunciato che, il 12 luglio, il cacciatorpediniere lanciamissili USS Benfold è entrato nelle  acque nei pressi delle isole Xisha, note anche come isole Paracelso, nel Mar cinese Meridionale, senza l’autorizzazione del governo cinese. Il comando meridionale dell’EPL ha quindi organizzato le proprie forze aeree e navali per seguire e monitorare l’imbarcazione e ha chiesto il suo allontanamento. Tian ha ribadito che le isole dell’arcipelago Xisha fanno parte del territorio cinese e che le azioni delle forze armate statunitensi hanno gravemente violato la sovranità e la sicurezza della Cina. Oltre a questo, le operazioni statunitensi avrebbero messo a rischio la pace e la stabilità regionali nel Mar Cinese Meridionale, contravvenendo al diritto internazionale e alle norme delle relazioni tra Stati.

Per la Cina, l’ultima azione statunitense sarebbe stata un’ulteriore prova dell’egemonia navale statunitense intenta a militarizzare il Mar Cinese Meridionale. A detta di Pechino, i fatti dimostrerebbero che gli USA sono un “creatore di rischi” per la sicurezza nel Mar cinese Meridionale. Il portavoce del comando meridionale dell’EPL ha quindi esortato gli USA ad interrompere tali “azioni provocatorie” e a controllare con rigore le proprie attività militari marittime e aeree. Se ciò non accadrà, ha avvisato Tian, gli Stati Uniti dovranno farsi carico di tutte le conseguenze che ne deriveranno. Il portavoce ha quindi ricordato che le truppe del comando meridionale mantengono sempre un alto livello di allerta per salvaguardare risolutamente la sovranità nazionale, la sicurezza, la pace e la stabilità nel Mar Cinese Meridionale.

La settima flotta della Marina statunitense ha dichiarato che, il 12 luglio, la USS Benfold ha condotto un’operazione di libertà di navigazione nei pressi delle isole Paracelso per sfidare “ le restrizioni illegittime a passaggi innocenti imposte da Cina, Taiwan e Vietnam”. La settima flotta ha ricordato che le operazioni sono state condotte in conformità con il diritto internazionale.

Il cacciatorpediniere statunitense è passato nelle acque del Mar Cinese Meridionale dopo aver condotto un’esercitazione congiunta con la marina di Singapore dal 21 giugno al 7 luglio scorsi. Prima del 12 luglio, un episodio simile si era già verificato lo scorso 20 maggio, quando il cacciatorpediniere lanciamissili statunitense USS Curtis Wilbur era entrato nelle acque che cingono le Xisha.

Il passaggio del cacciatorpediniere statunitense è avvenuto nelle acque che cingono le isole Xisha, la cui sovranità è contesa tra Cina, Taiwan e Vietnam. L’intero Mar Cinese Meridionale è poi, a sua volta, al centro di dispute di sovranità che, oltre a Cina, Taiwan e Vietnam, coinvolgono anche Filippine, Malesia e Brunei. In particolare, per Pechino, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, nello specifico, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, comprese le Xisha, provocando proteste da parte degli altri Paesi. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti.

In tale quadro, gli USA sono presenti militarmente nel Mar Cinese Meridionale e rifiutano le rivendicazioni di sovranità cinesi. Le navi da guerra statunitensi conducono spesso esercitazioni di “libertà di navigazione”, per assicurare “la libertà e l’apertura dell’Indo-Pacifico”.

Il 12 luglio ricorre il quinto anniversario della sentenza della Corte di giustizia internazionale, emessa a conclusione di un processo iniziato nel 2013, quando, le Filippine avevano denunciato la Cina per aver costruito isole artificiali nelle acque contese tra i due Paesi e la Corte Internazionale di Giustizia aveva invalidato le rivendicazioni cinesi. Pechino si era rifiutata di partecipare al processo e non ha mai preso in considerazione e rispettato il suo esito. A tal proposito il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, l’11 luglio, ha chiesto alla parte cinese di “abbandonare il proprio atteggiamento provocatorio” in tali acque, ribadendo che Washington è legata a Manila dal Trattato di mutua difesa. Quest’ultimo è stato siglato il 30 agosto 1951 e con esso le parti si sono impegnate a difendersi reciprocamente nel caso in cui una tra le due venga attaccata da una forza esterna.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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