Mozambico: sostegno militare del Ruanda contro l’insurrezione islamista

Pubblicato il 12 luglio 2021 alle 9:02 in Mozambico Ruanda

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Il Ruanda ha inviato soldati ed ufficiali della polizia nazionale nel Nord del Mozambico, per sostenere le forze armate locali a contrastare l’insurrezione islamista che ha già causato oltre 2.000 vittime e 700.000 sfollati.

Secondo quanto ha riferito l’11 luglio il quotidiano Africa News, il colonnello Lonard Rwivanga, portavoce delle Rwanda Defense Forces (RDF), ha illustrato l’iniziativa ai media. “Lo scopo di questa missione si basa su una richiesta del governo del Mozambico al governo del Ruanda per aiutare a sostenere le operazioni militari, comprese le operazioni di sicurezza e stabilizzazione, nonché la riforma del settore della sicurezza”, ha spiegato. 

Il Ruanda ha promesso 1.000 soldati, ai quali si unirà una missione nota come “Standby Force” da 12 milioni di dollari, finanziata dalla Southern African Development Community (SADC), composta da 16 Paesi. Le operazioni dovrebbero iniziare il 15 luglio e durare almeno tre mesi, con possibilità di estensione. A tale proposito, il colonnello Rwivanga ha aggiunto: “Completeremo il nostro lavoro nel minor tempo possibile e solo dopo decideremo quando ritirarci”. Gli esperti militari della SADC hanno sottolineato la necessità di stanziare almeno 3.000 soldati con armi, elicotteri, aerei e capacità navali in Mozambico, dove l’insurrezione scoppiata nella provincia di Cabo Delgado nel 2017 continua a intensificarsi.

I Paesi della SADC – Angola, Botswana, Lesotho, Madagascar, Malawi, Mauritius, Mozambico, Namibia, RD del Congo, Seychelles, Sudafrica, Eswatini, Tanzania, Zambia, Zimbabwe – avevano concordato, mercoledì 23 giugno, di schierare militari in Mozambico per aiutare il governo contro i militanti islamisti. Dall’agosto 2020, i combattenti hanno il controllo della città portuale di Mocimboa da Praia, mentre da marzo di quest’anno anche quello di Palma. Il governo ha schierato migliaia di soldati a Cabo Delgado per combattere i miliziani, ma l’esercito del Mozambico è storicamente debole, mal addestrato e sotto equipaggiato.

La città di Palma, nota per essere il punto di riferimento per il petrolifero nel Paese, è sotto attacco dal 24 marzo. Quel giorno, militanti legati allo Stato Islamico hanno lanciato attacchi coordinati, saccheggiando e distruggendo gli edifici e uccidendo i residenti mentre migliaia di persone cercavano di fuggire. In seguito agli assalti, il gigante petrolifero francese Total si è ritirato dal sito di esplorazione di gas situato nella regione. Gli attacchi hanno segnato un’intensificazione delle violenze, che sono poi riprese ad intervalli nel tempo. 

I principali responsabili della nuova insurrezione sono i militanti del gruppo noto come al-Shabab o Al-Sunna wa Jama’a. Si tratta di un’organizzazione islamista del Mozambico, che ha giurato fedeltà all’Isis nel 2019 e che conta almeno 4.500 membri. Questi operano nella provincia di Cabo Delgado dall’ottobre del 2017, quando hanno lanciato una rivolta armata contro il governo di Maputo. A maggio del 2020, una serie di attacchi sono stati poi lanciati nella cittadina di Mocimboa da Praia e, da allora, si sono diffusi in altri sette distretti. I leader dell’organizzazione hanno legami anche con altri gruppi terroristici dell’Africa orientale. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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