Moldavia: il partito europeista vince le elezioni parlamentari

Pubblicato il 12 luglio 2021 alle 14:48 in Europa Moldavia

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La Commissione Elettorale Centrale (CEC) della Moldavia ha reso noto, lunedì 12 luglio, che, con il 52,74%, il partito di stampo filoeuropeo Azione e Solidarietà (PAS), guidato dalla presidente Maia Sandu, ha ottenuto la maggioranza al parlamento.

Dopo aver scrutinato il 99,95 % delle schede elettorali, è stato riportato dall’agenzia di stampa russa RBC che i risultati ottenuti alle elezioni dell’11 luglio rappresentano un record per il Paese. Era dalle elezioni parlamentari del 2001, quando il Partito Comunista aveva ottenuto il 50,07% dei voti, che un gruppo politico non raccoglieva tanto consento in Moldavia. Secondo le prime stime, il partito Sandu potrebbe ricevere circa 60 seggi su 101, ottenendo così i pieni poteri che gli permetterebbero di avviare una serie di riforme filoeuropee. Con il 27,22% dei voti, al secondo posto si è poi collocato il blocco filorusso BECS, formato dal Partito dei Socialisti e dal Partito dei Comunisti e capeggiato dai due ex presidenti del Paese, Igor Dodon e Vladimir Voronin. Tuttavia, secondo quanto riferito dal quotidiano russo NOI, alle elezioni parlamentari dell’11 luglio è stata registrata la più bassa affluenza alle urne in Moldavia. Nello specifico, i dati ufficiali hanno registrato una partecipazione di 477.000 elettori, che corrispondono al 48,41%.

Le elezioni anticipate dell’11 luglio sono state indette, il 28 aprile, dalla presidente. La mossa, per gli analisti, aveva lo scopo di porre fine alla crisi interna del Paese. In tale quadro, si ricorda che le elezioni presidenziali del 16 novembre 2020 hanno visto vincitrice l’europeista Maia Sandu. Questo ha innescato profondi mutamenti alla linea politica del Paese, che era stato guidato dal filorusso Dodon dal 23 dicembre 2016 al 2020. Nello specifico, l’elezione di Sandu ha portato ad una svolta filo-europea, nonostante le perduranti reticenze. I deputati fedeli a Dodon hanno continuato ad opporsi alle riforme della neoeletta presidente. Proprio a causa di questa opposizione, Sandu ha sciolto il Parlamento, il 28 aprile, e ha programmato le nuove elezioni anticipate, che si sono tenute l’11 luglio. In tale data, il partito a raccogliere maggiore consenso è stato quello filoeuropeo Azione e Solidarietà (PAS), guidato da Sandu stessa.

Una delle questioni più controverse per il Paese fa riferimento alla lotta alla corruzione. Nonostante nel 2014 la Moldavia abbia firmato un accordo con l’UE per far avvicinare lo Stato al blocco, la mancanza di riforme per rendere più trasparente il sistema legislativo ha rappresentato un grande ostacolo per le ambizioni europee della Moldavia. Quest’ultima, secondo il Corruption Perception Index del 2020, si è classificata al 115° posto su un totale di 180, rivelando, ancora una volta, quanto la corruzione sia un problema.

Infine, la vittoria del partito filo-occidentale, secondo analisti internazionali, ha rappresentato un duro colpo per la Russia, che rischia di perdere la propria influenza sul Paese. Sandu ha già tentato di limitare la presa del Cremlino sulla Moldavia, proponendo di rimuovere il presidio militare russo con sede in Transnistria, uno Stato separatista filo-russo a cavallo della frontiera orientale del Paese con l’Ucraina. Il 9 luglio, Dodon ha accusato la presidenza di “provocazioni”, definendo tale linea politica una perdita di tempo. Poco dopo, l’ex presidente ha esortato i suoi sostenitori a essere pronti a protestare per “difendere” la vittoria del suo blocco.

La Moldavia, che conta circa 3,5 milioni di abitanti, è posta tra l’Ucraina e la Romania. È un Paese membro della NATO e, sia politicamente sia strategicamente, guarda all’UE, mentre culturalmente e tradizionalmente è legata con la Russia. Per quanto riguarda la situazione politica interna in Moldavia, è necessario ricordare che il Paese, dall’indipendenza fino al 2014, è stato caratterizzato da governi relativamente stabili. Questi ultimi, a fasi alterne, sono stati guidati da coalizioni liberaldemocratiche e pro-occidentali, ma anche da forze socialcomuniste e filorusse. Alle elezioni del 2014, tuttavia, la coalizione di centro destra ha ottenuto la maggioranza, entrando in conflitto con l’allora presidente Dodon. I tumultui intestini nel Paese hanno portato a numerosi dissidi interni, che si sono concretizzati con la nomina di sei diversi primi ministri nei 13 mesi a seguire. Il voto del febbraio 2019 ha prodotto un parlamento frammentato ed è stato possibile formare un governo solo a seguito di un accordo tra il centro-destra filo-UE e i socialisti.  

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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