Libia: l’Onu potrebbe temere una nuova offensiva di Haftar

Pubblicato il 12 luglio 2021 alle 11:27 in Africa Libia

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Il capo della Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), Jan Kubis, ha tenuto colloqui con il capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, per discutere degli ultimi sviluppi del Paese Nord-africano. Nel corso dell’incontro è stata evidenziata la necessità di tenere elezioni entro la data prestabilita, il 24 dicembre 2021.  

Il meeting si è svolto nel quartiere generale di Haftar, al-Rajma, il 10 luglio, e ha visto la partecipazione anche dei delegati dell’LNA del Comitato militare congiunto 5+5, e di membri della missione UNSMIL. Oltre a prendere in esame quanto accaduto in Libia nel corso delle ultime settimane, particolare attenzione è stata posta anche all’accordo di cessate il fuoco, siglato il 23 ottobre proprio dal suddetto Comitato, e alla necessità di rispettare e applicare tutte le clausole in esso contenute. Tra queste, l’allontanamento di forze e mercenari stranieri dal Paese Nord-africano, la messa in sicurezza della strada costiera che collega l’Est e l’Ovest libico e, infine, lo stanziamento di stipendi alle forze dell’LNA da parte del governo di unità nazionale.

In concomitanza con l’incontro di Kubis e Haftar, il capo dell’Alto Consiglio di Stato libico, Khaled al-Mishri, ha affermato che la missione onusiana, oltre alla comunità internazionale, sta esercitando pressione affinchè venga accettata la candidatura di funzionari e ufficiali militari alle prossime elezioni di dicembre. Era stato lo stesso al-Mishri a rivelare, in precedenza, che alcune parti libiche, nel corso degli incontri del Forum di dialogo politico svoltisi a Ginevra, avevano provato a incoraggiare misure a favore della candidatura di Haftar. Tuttavia, per il capo dell’Alto Consiglio di Stato, le condizioni per candidarsi devono essere “logiche” e non possono essere elaborate per favorire particolari individui. Le parole di al-Mishri sono giunte in un momento in cui, nonostante i diversi incontri, le parti libiche non hanno ancora raggiunto un consenso sul quadro legale e costituzionale che regolamenterà le elezioni di dicembre.

Quello del 10 luglio non è stato il primo incontro tra il capo della missione UNSMIL e Haftar. I due avevano discusso degli sviluppi libici anche il 27 marzo e il 2 maggio. Secondo fonti politiche libiche, la cui opinione è stata riportata dal quotidiano al-Arab, i successivi meeting potrebbero indicare la preoccupazione della comunità internazionale circa una possibile nuova “avventura militare” da parte di Haftar, soprattutto in un momento in cui gli “islamisti” cercano di ostacolare la partecipazione dell’uomo forte di Tobruk alle prossime elezioni presidenziali. In realtà, evidenzia al-Arab, era stato lo stesso Haftar a dichiarare, in precedenza, la propria disponibilità ad intraprendere azioni militari, nel caso in cui il processo politico fosse fallito e le elezioni fossero state rimandate.

Di fronte a tale scenario, alcuni analisti libici non escludono l’ipotesi di un reale ritorno in campo di Haftar, il quale mira sempre più a ritornare in prima linea. Ad avallare tale idea vi è anche il dibattito sul referendum costituzionale, accompagnato dagli appelli dei partiti islamisti a tenere soltanto elezioni legislative, rinviando quelle presidenziali fino a quando non verrà modificata la Costituzione in chiave anti-Haftar, ovvero impedendo a funzionari militari di candidarsi. Nel caso in cui tali emendamenti dovessero essere applicati, secondo gli analisti, Haftar potrebbe vedere ostacolate definitivamente le proprie ambizioni politiche e, di conseguenza, non gli rimarrebbe altro che intraprendere azioni militari.

Seppur con diverse questioni ancora irrisolte, attualmente la Libia si trova ad assistere a una fase di transizione, che si prevede culminerà con le elezioni programmate per il 24 dicembre 2021. Quanto accaduto prima il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nord-africano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020 nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’esercito legato al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l’Esercito Nazionale Libico (LNA).

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione