La Turchia torna a preparare esplorazioni energetiche nel Mediterraneo orientale

Pubblicato il 12 luglio 2021 alle 12:44 in Cipro Turchia

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La compagnia petrolifera statale turca Tpao ha presentato una richiesta formale per ottenere dal Ministero dell’Energia nuove licenze per l’esplorazione di idrocarburi nel Mediterraneo orientale, in particolare tra la Turchia meridionale e Cipro settentrionale. L’area in questione comprenderebbe, secondo quanto reso noto sulla Gazzetta ufficiale del Ministero, tre zone offshore, in acque territoriali turche, al largo della località costiera di Silifke, nella provincia meridionale di Mersin. Qui Ankara conduce da tempo controverse attività di ricerca di idrocarburi, operazioni contestate da Atene e Nicosia, che rivendicano come proprie quelle acque.

La mossa avanzata dalla compagnia Tpao rischia di provocare una nuova escalation di tensioni tra i tre vicini del Mediterraneo. Tuttavia, fonti locali, citate dal quotidiano turco Ahval, hanno rilevato che, nella fase iniziale delle operazioni, verrebbero effettuate solo indagini sismiche anziché perforazioni. 

La richiesta è stata formalizzata una settimana dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha ribadito l’intenzione del suo governo di proseguire le attività di esplorazione in quella porzione di mare. La mossa anticipa inoltre la visita che il capo di Stato della Turchia dovrebbe effettuare, il 20 luglio, nella città di Varosha, in occasione dell’anniversario dell’invasione turca di Cipro Nord, nel 1974. 

Da parte sua, il ministro degli Esteri greco, Nikos Dendias, si è detto “dispiaciuto” per il fatto che non si siano viste “prove tangibili di un cambiamento sia nel comportamento che nelle convinzioni della Turchia”. Il ministro ha poi dichiarato che sta aspettando di vedere cosa comporterà la futura visita di Erdogan a Cipro. Dendias ha infine chiesto una maggiore presenza degli Stati Uniti nella regione, definendoli “l’unico Paese al mondo che può spiegare alla Turchia che i diritti umani e lo stato di diritto sono l’unica via percorribile”.

Nel frattempo, spiegando la posizione di Ankara in merito allo status di Cipro, il vicepresidente turco, Fuat Oktay, ha ribadito che la Turchia, in quanto “Paese madre”, sostiene una soluzione a due Stati per l’isola. “Il nostro Paese non distingue i propri diritti e i propri interessi dai diritti e dagli interessi dei turco-ciprioti nel Mediterraneo orientale. Non ci tireremo indietro da questa posizione decisiva. Se i negoziati dovessero aver luogo di nuovo, questo non sarà tra due comunità ma solo tra due Stati”, ha affermato Oktay, aggiungendo che “i due Stati devono essere uguali, sovrani e indipendenti”. 

Il riferimento ai negoziati riporta agli ultimi colloqui informali sullo status di Cipro, tenutisi a Ginevra il 29 aprile di quest’anno. Le trattative tra i leader delle amministrazioni cipriote rivali, mediate dalle Nazioni Unite, non sono riusciti a delineare una svolta che potesse aprire la strada alla risoluzione della controversia. L’ONU sta cercando di arrivare ad un accordo che definisca la situazione politica del Paese, ma neanche gli ultimi colloqui sono riusciti a trovare una strada per superare le divergenze tra le posizioni della leadership greco-cipriota e quella turco-cipriota. “La verità è che alla fine dei nostri sforzi, non abbiamo ancora trovato un terreno comune sufficiente per consentire la ripresa dei negoziati formali in relazione alla risoluzione del problema di Cipro”, aveva detto il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, in conferenza stampa, aggiungendo: “Io però non mi arrendo”. 

Va notato, tuttavia, che i precedenti colloqui sulla riunificazione dell’isola sotto un sistema federale, come richiesto dalle risoluzioni delle Nazioni Unite, sono falliti. La Turchia e la leadership turco-cipriota hanno respinto ulteriori discussioni su un accordo basato su una soluzione di tipo federale, definendole una “perdita di tempo”, considerato che quasi cinquant’anni di negoziati su quel modello non sono ancora andati a buon fine. Il leader della comunità turco-cipriota, Ersin Tatar, sostiene che non abbia senso tenere colloqui formali su Cipro senza il riconoscimento della sovranità della TRNC e si è rifiutato di ritirare la proposta dell’ordinamento “a due Stati” avanzata dalla sua delegazione. La Grecia, dal canto suo, sostiene che un piano a due Stati legittimerebbe la separazione del Paese. Per il leader greco-cipriota, Nicos Anastasiades, le proposte turche per una divisione de facto dell’isola rappresentano una chiara violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite e non saranno mai accettate.

Nonostante la presenza di una forza di pace dell’ONU (UNFICYP), inviata nel Paese nel 1964, la situazione a Cipro è crollata dieci anni dopo, nel 1974, quando un colpo di Stato da parte dei nazionalisti greco-ciprioti, per l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, portò all’intervento militare della Turchia, che inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota”, nella parte settentrionale di Cipro, sulla quale Ankara ha poi stabilito il controllo. Ad oggi, la Repubblica di Cipro occupa 2/3 del territorio dell’isola, mentre la parte restante è sotto il controllo della cosiddetta Repubblica Turca di Cipro del Nord, fondata nel 1983.

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Chiara Gentili

di Redazione

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