Iraq: Ankara continua a neutralizzare membri del PKK

Pubblicato il 12 luglio 2021 alle 15:29 in Iraq Turchia

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Gli aerei da guerra della Turchia hanno continuato a bombardare le postazioni del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) situate nel Nord dell’Iraq. Il Ministero della Difesa turco ha riferito di aver “neutralizzato” 2 membri dell’organizzazione definita “terroristica”.

La notizia è stata riportata dal quotidiano al-Araby al-Jadeed il 12 luglio, con riferimento a quanto monitorato nelle ore precedenti nella regione del Kurdistan iracheno, al confine con la Turchia. Nello specifico, fonti della sicurezza curde hanno affermato, nella sera dell’11 luglio, che gli aerei turchi hanno colpito un sito impiegato da membri del PKK, Diraluk, uno dei sottodistretti di Amadiya situato nel governatorato di Dahuk. Le fonti curde, è stato specificato, non sono state in grado di comprendere l’entità di eventuali vittime e danni, in quanto i combattenti del PKK hanno impedito loro di avvicinarsi al luogo colpito.

Parallelamente, il Ministero della Difesa turco ha riferito di aver “neutralizzato” 6 membri del PKK tra l’11 e il 12 luglio. Con il termine “neutralizzare”, la Turchia indica che i militanti in questione si sono arresi oppure sono stati uccisi o catturati. Il primo annuncio è stato dato su Twitter l’11 luglio, quando le Forze Armate turche hanno riferito dell’uccisione di due “terroristi” nella regione irachena di Gara, a circa 50 chilometri da Dahuk. Gli altri 4 combattenti sono stati “neutralizzati” il giorno successivo, nel corso di un’operazione aerea condotta nella regione di Zap. “Le nostre eroiche Forze armate turche continuano a distruggere le tane dei terroristi nel Nord dell’Iraq”, si legge sull’account Twitter del Ministero.

Il Nord dell’Iraq viene considerato dalla Turchia una base impiegata dal PKK per lanciare attacchi contro i territori turchi. Ciò ha spinto Ankara ad avviare diverse operazioni “anti-terrorismo”, alla luce del proprio diritto alla “autodifesa”, con l’obiettivo di ostacolare gli sforzi della suddetta organizzazione e di altri gruppi terroristici di stanziarsi in luoghi da cui poter attaccare la Turchia. Il Partito del Lavoratori del Kurdistan è un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, ma attiva anche nel Kurdistan iracheno. Per Ankara, l’Unione Europea e per gli Stati Uniti, tale Partito è da considerarsi un’organizzazione terroristica. Gli episodi di insorgenza del Partito dei Lavoratori del Kurdistan in Turchia hanno avuto inizio nel 1984, con l’obiettivo di rivendicare i diritti della minoranza curda nel Paese. Poi, il 23 marzo 2013, la Turchia e il PKK hanno annunciato un cessate il fuoco, ma nel corso degli anni successivi, operazioni di guerrilla e scontri diretti tra forze curde e turche sono continuati, causando la morte di oltre 40.000 persone.

In tale quadro, risale al 24 aprile la dichiarazione del Ministero della Difesa turco, con cui è stata annunciata la continuazione di due operazioni contro il Nord dell’Iraq, soprannominate Claw-Lightning e Claw-Thunderbolt. L’obiettivo, è stato specificato dal ministro Hulusi Akar, è preservare la vita di circa 84 milioni di turchi dalla minaccia posta da gruppi terroristici quali il PKK, il movimento Gulen e lo Stato Islamico. Anche per il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, l’offensiva mira a porre definitivamente fine alla presenza della minaccia terroristica al confine meridionale turco. Le aree maggiormente bersagliate sono a Nord di Dahuk e a Est di Erbil.

Stando a quanto riporta al-Araby al-Jadeed, la presenza del PKK nella regione del Kurdistan ha messo in pericolo la sicurezza della popolazione locale, non solo per le offensive turche che hanno costretto gli abitanti ad abbandonare i propri villaggi, ma anche perché gli stessi membri del PKK sono spesso accusati di omicidi, rapimenti e intimidazioni. Inoltre, come dichiarato dal vicegovernatore di Dahuk, Majid Sayed Saleh, i combattimenti tra le forze turche e il Partito nemico impediscono alle aziende di avviare progetti volti a fornire diversi servizi, tra cui elettricità e risorse idriche.

Già nel 2020, il 17 giugno, la Turchia aveva dato inizio a un’altra operazione contro il PKK, soprannominata “Artiglio di Tigre”, avente lo stesso obiettivo delle offensive precedenti. Tale operazione è stata classificata come la più lunga condotta da Ankara nei territori iracheni nel corso dello scorso anno, ed ha causato anche la morte di almeno 6 civili iracheni, il primo dei quali morto a seguito di un bombardamento turco contro il distretto di Bradost, nel governatorato di Dahuk, il 19 giugno. In tale area la Turchia occupa più di 10 postazioni militari, istituite sin dal 1995, mentre continua a mantenere basi militari temporanee di piccole dimensioni, stabilite unilateralmente, nel Nord dell’Iraq. A queste si aggiunge quella a Bashiqa, nei pressi di Mosul, che Ankara si rifiuta di abbandonare. Alla luce di ciò, fonti irachene hanno precedentemente riferito che tali mosse rappresentano, in realtà, i primi passi verso una presenza militare turca permanente, in linea con un “trend in crescita” promosso dal presidente turco. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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