Indonesia: uccisi due sospetti militanti legati all’ISIS

Pubblicato il 12 luglio 2021 alle 17:44 in Asia Indonesia

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Le forze di sicurezza dell’Indonesia, l’11 luglio, hanno ucciso 2 sospetti militanti aventi legami con lo Stato Islamico e che sarebbero stati i presunti autori di un attacco contro una comunità cristiana nella provincia indonesiana di Sulawesi Centrale, nel mese di maggio scorso.

Il capo della missione congiunta di polizia ed Esercito per catturare i presunti estremisti, il generale maggiore Richard Tampubolon, ha reso noto che i 2 uomini sono stati identificati come Rukli e Ahmad Gazali. Le forze di sicurezza hanno sparato loro uccidendoli durante un raid avvenuto nelle prime ore dell’11 giugno nel distretto di Parigi Moutong, nella provincia di Sulawesi Centrale, che confina con il distretto di Poso, dove si concentrano i gruppi estremisti della provincia. Tampubolon ha dichiarato che le forze di sicurezza avevano individuato l’accampamento dei militanti dal 7 luglio scorso nel villaggio di Tanah Lanto. Quando i militari sono riusciti ad avvicinarsi, l’11 luglio, sul posto, erano presenti cinque militanti, tre tra i quali sono riusciti a mettersi in fuga.

Come riferito da Associated Press, le operazioni di sicurezza a Sulawesi Centrale sono aumentate negli ultimi mesi per cercare di catturare i membri dell’organizzazione Mujahideen dell’Indonesia orientale, anche detti Mujahidin Indonesia Timur (MIT). Le operazioni sono volte soprattutto a catturare il leader del gruppo, Ali Kalora, che è il militante più ricercato di tutta l’Indonesia.

I combattenti del MIT sono stati il primo gruppo indonesiano a giurare fedeltà all’ISIS nel 2014 e avrebbero avuto poi contatti con lo Stato Islamico della Siria e dell’Iraq. Gli estremisti hanno rivendicato la responsabilità di vari attacchi in cui hanno perso la vita membri delle forze di sicurezza e cristiani. Tra gli ultimi eventi di tale genere, nello scorso mese di maggio, nel villaggio di Kalemago, a Sulawesi Centrale, il gruppo ha rivendicato l’uccisione di un gruppo di 4 cristiani, uno tra i quali era stato decapitato.

 Le attività operative del MIT partirebbero proprio da Sulawesi Centrale e, in particolare, dalle giungle e dalle montagne della Reggenza di Poso, luogo d’origine dell’attuale capo dell’organizzazione, dove avrebbe un cospicuo seguito da parte di parte degli abitanti. Per combattere il gruppo, il governo di Jakarta aveva istituito l’Operazione Tinombala nel 2016 che è stata poi prolungata più volte a causa degli attacchi perpetrati dal MIT. Da subito, il 18 luglio di quell’anno i militari avevano ucciso l’allora leader Santoso, conosciuto anche come Abu Wardah.

Nonostante il MIT resti ancora un gruppo relativamente piccolo e limitato alla provincia di Sulawesi Centrale, sarebbe particolarmente attivo, soprattutto sul web, e avrebbe avuto anche recenti legami con l’organizzazione terroristica indonesiana legata all’ISIS Jamaah Ansharut Daulah (JAD) che a sua volta avrebbe, secondo alcune testimonianze, provveduto fondi al MIT. Sotto la leadership di Ali Kalora il gruppo sarebbe riuscito a ricevere più finanziamenti, anche dall’estero e avrebbe cercato di aumentare le proprie capacità esplosive.

L’Indonesia è il più grande Paese a maggioranza musulmana al mondo e ha lottato a lungo contro l’insorgenza di gruppi militanti e attacchi terroristici. Nel Global Terrorism Index 2020  il Paese è stato collocato  alla 37esima posizione tra i 163 Paesi in cui è stato misurato l’impatto del terrorismo, con un indice pari a 4,629. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione