Haiti: arrestata una delle menti dietro l’assassinio del presidente

Pubblicato il 12 luglio 2021 alle 14:15 in America centrale e Caraibi

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La polizia di Haiti ha arrestato una delle presunte menti dietro l’assassinio del presidente Jovenel Moise. Si tratta del 63enne Christian Emmanuel Sanon. Le autorità del Paese hanno affermato che l’uomo, un cittadino haitiano residente in Florida, è accusato di aver assunto mercenari per rimuovere e sostituire il capo di Stato. Il commando di assassini sarebbe stato composto da 26 colombiani e 2 haitiani-statunitensi.

Il capo della polizia nazionale, Leon Charles, ha riferito, durante una conferenza stampa, domenica 11 luglio, che Sanon era arrivato ad Haiti a inizio giugno, accompagnato da guardie di sicurezza a bordo di un jet privato. “La missione di questo gruppo di aggressori era inizialmente quella di garantire la sicurezza di Emmanuel Sanon, ma in seguito è stata cambiata”, ha dichiarato l’ufficiale. A detta di Charles, l’uomo avrebbe cercato di destituire il presidente assumendo mercenari colombiani attraverso una società di sicurezza privata, con sede in Florida, a Miami, la CTU Security, gestita dal venezuelano Antonio Enmanuel Intriago Valera. È il terzo haitiano residente negli Stati Uniti ad essere detenuto perché accusato di coinvolgimento nel caso. 

Charles non ha spiegato le ragioni esatte per cui Sanon avrebbe cercato di rimuovere Moise e organizzare il suo assassinio ma si è limitato a dire che sarebbero di natura politica. Tra gli oggetti trovati dagli agenti nella casa del sospettato, ad Haiti, ci sono un cappello con il logo della Drug Enforcement Administration (DEA), 20 scatole di proiettili, pezzi di armi, quattro targhe automobilistiche della Repubblica Dominicana, due auto e della corrispondenza con persone non identificate.

Finora, la polizia haitiana ha arrestato 18 colombiani e 3 haitiani-americani, tra cui Sanon, in relazione all’omicidio. Cinque colombiani sono ancora latitanti e 3 sono stati uccisi in scontri con le forze di sicurezza. Oltre a Sanon, ci sarebbero altri due “autori intellettuali” dell’assassinio, ha specificato Charles. Una fonte vicina alle indagini ha riferito che i due americani haitiani coinvolti nel caso, James Solages e Joseph Vincent, avrebbero detto agli investigatori di essere stati assunti per lavorare come traduttori nell’unità commando colombiana, che avrebbe dovuto arrestare il presidente. Tuttavia, quando sono arrivati, hanno dichiarato i due sospettati, avrebbero trovato Moise già morto. Le rivelazioni assomigliano a quelle di alcuni colombiani arrestati che hanno affermato di dover andare a lavorare ad Haiti semplicemente come personale di sicurezza.

Domenica, gli Stati Uniti hanno respinto la richiesta di inviare truppe ad Haiti, ma il Pentagono ha assicurato che manderà un team tecnico per valutare la situazione. “Oggi, una squadra inter-dipartimentale, composta in gran parte da membri del Dipartimento della sicurezza interna e dell’FBI, si sta dirigendo ad Haiti per vedere cosa possiamo fare per aiutare nel processo investigativo”, ha detto il portavoce del Pentagono, John Kirby, a “Fox News Sunday”. “È proprio qui che le nostre energie vengono applicate meglio in questo momento, nell’aiutarli a indagare su questo incidente, capire chi è colpevole e come processarli”, ha aggiunto Kirby. Il presidente USA, Joe Biden, sarà informato dal team quando questo tornerà negli Stati Uniti e “poi prenderà decisioni sulla via da seguire”, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters, separatamente, un alto funzionario dell’amministrazione americana. 

Sabato 10 luglio, uno dei leader delle bande di Haiti, Jimmy Cherizier, un ex ufficiale di polizia noto come Barbecue, ha dichiarato che i suoi uomini sarebbero scesi in strada per protestare contro l’assassinio. Cherizier, capo della cosiddetta federazione G9, composta da nove bande, ha affermato che la polizia e i politici dell’opposizione avrebbero cospirato con la “borghesia schifosa” per “sacrificare” Moise. Diversi spari sono stati uditi nella notte di sabato nella capitale, Port-au-Prince, che negli ultimi mesi ha subito un’ondata di violenza da parte delle bande armate del Paese. 

Moise è stato ucciso da un gruppo di uomini armati nelle prime ore del 7 luglio nella sua abitazione. La moglie è rimasta ferita nell’agguato ed è ancora ricoverata in ospedale. L’uccisione ha gettato Haiti in una crisi politica che potrebbe aggravare la situazione già fragile del Paese, dove si registra una scarsità di beni alimentari e un aumento della violenza criminale. Il contesto già complesso è stato fortemente influenzato in negativo dalla pandemia di COVID-19. 

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Chiara Gentili

di Redazione