Giordania: 15 anni di reclusione per ex funzionari coinvolti nella “faida di palazzo”

Pubblicato il 12 luglio 2021 alle 12:22 in Giordania Medio Oriente

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Due ex funzionari giordani sono stati condannati a 15 anni di reclusione per coinvolgimento in un presunto piano che mirava a destabilizzare il Regno hashemita. La vicenda aveva visto tra i principali protagonisti il fratellastro del re, il principe Hamzah.

In particolare, lunedì 12 luglio, il Tribunale per la sicurezza dello Stato giordano ha emanato una sentenza per Bassem Awadallah, un uomo con cittadinanza statunitense, in passato tra i principali assistenti del monarca giordano, il re Abdullah II, e Sharif Hassan bin Zaid, un membro della famiglia reale. Entrambi sono stati accusati di sedizione per aver provato a destabilizzare la sicurezza del Regno, mettendo in atto un complotto che avrebbe ricevuto altresì sostegno internazionale. Secondo il Tribunale, i due avrebbero provato a minare il sistema politico, commettendo azioni che minacciano la sicurezza pubblica, approfittando delle difficili condizioni economiche, sociali e politiche vissute dal Regno e dalla regione circostante per provocare il caos nel Paese. Sharif Hassan è stato poi condannato a un anno di carcere e a un’ammenda di 1.000 dinari per abuso di sostanze stupefacenti. Nell’annunciare il verdetto, a seguito di un processo a porte chiuse sviluppatosi in sei udienze, un giudice militare, il tenente colonnello Muwafaq al-Masaeed, ha specificato che, sebbene vi sia più di un’accusa, la condanna è unica.

Per il Tribunale giordano, la sentenza del 12 luglio circa il “caso di sedizione” si basa su prove verificate. La vicenda, che ha rischiato di minare il ruolo di “oasi di stabilità” della Giordania, ha avuto inizio il 3 aprile, quando le forze armate del Regno hanno annunciato di aver arrestato almeno 20 persone e di aver chiesto all’ex principe ereditario, Hamzah, di cessare tutti i movimenti o le attività che avrebbero potuto minacciare “la sicurezza e la stabilità” del Paese, nel quadro di un tentato colpo di Stato. Hamzah, da parte sua, ha negato qualsiasi coinvolgimento e ha affermato di essere stato preso di mira per aver criticato il governo giordano, denunciando casi di corruzione e cattiva gestione.

Poi, il 7 aprile, il re Abdullah II ha ufficialmente dichiarato conclusa la questione, affermando che Hamzah si trovava con la sua famiglia e risiedeva nel proprio palazzo, sotto la protezione del sovrano. Il principe, aveva specificato il monarca, si era impegnato dinanzi alla famiglia hashemita a seguire il percorso dei propri genitori e nonni, ad essere fedele al loro messaggio e a porre gli interessi della Giordania, la Costituzione e la legge prima di qualsiasi altra considerazione. Hamzah non è stato mai condannato, ma, ancora oggi, vi sono dubbi sul suo stato.

Bassem Awadallah e Sharif Hassan bin Zaid erano stati tra gli individui arrestati ad aprile. L’avvocato statunitense di Bassem, Michael Sullivan, ha riferito che il proprio cliente è stato torturato, picchiato, sottoposto a scosse elettriche, oltre che a minacce, mentre era detenuto e che teme per la sua vita. Inoltre, per Sullivan, un ex procuratore federale, un processo a porte chiuse, composto da sole sei udienze, è da ritenersi ingiusto. Non da ultimo, è stato riferito che la corte giordana ha respinto le richieste degli avvocati difensori circa la convocazione di più di venti testimoni, mentre i procuratori avrebbero portato come prove solo trascrizioni, e non file audio, delle dichiarazioni dei presunti cospiratori. Da parte sua, l’ufficio del Pubblico ministero ha negato le accuse di “ingiustizia”, affermando che Awadallah ha ricevuto un processo giusto, in linea con la legge giordana, e che non ha subito alcuna forma di maltrattamento.

Awadallah, che detiene anche la cittadinanza giordana e saudita, è stato capo della corte reale e ministro del governo in Giordania, considerato tra i principali promotori di riforme economiche liberali. L’ex ministro delle Finanze dispone, poi, di interessi commerciali nel Golfo e ha consigliato al potente principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, di attirare investimenti stranieri. La famiglia Awadallah ha esortato l’amministrazione statunitense di Joe Biden a chiedere il suo rilascio.

Il principe Hamzah è il figlio maggiore del defunto re Hussein e della sua quarta moglie, la regina Noor, ed è il fratellastro minore dell’attuale sovrano della Giordania. Dopo essere stato principe ereditario per quattro anni, nel 2004, il suo titolo reale è stato revocato, per essere trasferito al figlio dell’attuale monarca, Hussein. Nel corso degli anni, il principe ha ricoperto diversi ruoli sia all’interno della corte sia nelle forze armate, ma, al contempo, si è rivelato essere una voce critica della monarchia, accusata di corruzione, nepotismo e autoritarismo. Le sue critiche hanno trovato eco all’interno del movimento di protesta giordano, che chiede a gran voce riforme politiche radicali e la fine della corruzione. Motivo per cui, la crisi di aprile aveva fatto temere una nuova ondata di mobilitazione.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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