Afghanistan: tensioni tra talebani e Turchia per l’aeroporto di Kabul

Pubblicato il 12 luglio 2021 alle 14:34 in Afghanistan Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I talebani hanno denunciato l’accordo tra Stati Uniti e Turchia per lo stanziamento di forze armate turche a garanzia della sicurezza dell’aeroporto internazionale di Kabul, affermando che il mantenimento di truppe straniere nel Paese non è accettabile. Intanto, la situazione sul campo rimane critica. 

L’11 luglio, l’ex comandante talebano, Sayed Akbar Agha, ha dichiarato: “Se rimarranno, che sia la NATO o la Turchia o qualsiasi altro Paese, non sarà accettabile né per il popolo afgano né per i talebani”. Il governo afghano, invece, ha accolto con favore la notizia. L’Autorità per l’Aviazione Civile ha dichiarato, lo stesso 11 luglio, che un nuovo sistema di difesa è stato attivato presso l’aeroporto internazionale Hamid Karzai di Kabul. “Accogliamo con favore i Paesi amici per la loro cooperazione nel rafforzare la capacità e la gestione del controllo degli aeroporti”, ha riferito un portavoce del Ministero della Difesa afghano. Una fonte governativa ha poi confermato che un nuovo sistema di difesa dell’aeroporto di Kabul è operativo grazie all’aiuto degli alleati dell’Afghanistan. 

La Turchia si è occupata di garantire la sicurezza dell’aeroporto Hamid Karzai dal 2013, secondo quanto hanno riferito alcuni funzionari afghani. Il 9 luglio, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha poi annunciato che è stato raggiunto un accordo che riguarda il mantenimento della sicurezza dell’aeroporto di Kabul, dopo il ritiro delle truppe statunitensi e della NATO, che dovrebbe essere completato entro il 31 agosto. “Il nostro ministro della Difesa ha incontrato il segretario alla Difesa degli Stati Uniti e c’è stato un incontro con USA e NATO per discutere del futuro dell’aeroporto internazionale di Hamid Karzai”, ha dichiarato Erdogan. “Abbiamo preso decisioni sui temi concordati in questo ambito e individuato le questioni su cui non siamo d’accordo”, ha aggiunto. 

Già l’11 giugno, i talebani avevano invitato la Turchia a ritirare tutte le proprie truppe dall’Afghanistan insieme alla NATO, a seguito della proposta di Ankara di rimanere sul campo per garantire la sicurezza dell’aeroporto di Kabul. Ankara ha avanzato tale proposta durante un incontro della NATO, tenutosi il 31 maggio. Gli USA avevano già annunciato, il 14 aprile, che avrebbero ritirato le truppe, entro l’11 settembre, e nei colloqui di maggio i Paesi dell’Alleanza avevano discusso dei piani per l’uscita dall’Afghanistan, la cui situazione rimane instabile ed incerta. “La Turchia ha fatto un’offerta per garantire la sicurezza dell’aeroporto di Kabul. In questo quadro, sono in corso colloqui con la NATO e gli Stati Uniti”, ha affermato un funzionario turco, citato da Reuters l’8 giugno. 

I militanti islamisti afghani hanno quindi chiesti ai turchi di lasciare il Paese, come gli altri alleati. “La Turchia ha fatto parte delle forze NATO negli ultimi 20 anni, quindi, in quanto tale, dovrebbe ritirarsi dall’Afghanistan sulla base dell’accordo che abbiamo firmato con gli Stati Uniti il 29 febbraio 2020”, ha dichiarato il portavoce dei talebani, Suhail Shaheen. “La Turchia è un grande Paese islamico. L’Afghanistan ha avuto relazioni storiche con esso. Speriamo di avere stretti e buoni rapporti con loro quando in futuro verrà stabilito un nuovo governo islamico afghano”, ha aggiunto. Tuttavia, il quotidiano turco ha sottolineato che la permanenza delle truppe turche in Afghanistan non dipende dai talebani, ma piuttosto dal supporto politico, finanziario e logistico offerto dagli alleati della NATO e soprattutto dagli Stati Uniti. 

Intanto, la situazione sul campo in Afghanistan rimane critica. Alcune fonti, citate dal quotidiano locale Tolo News l’11 luglio, hanno riferito che altri due distretti nella provincia di Ghor sono caduti nelle mani dei talebani e una serie di scontri armati sono in corso alla periferia di almeno 10 città afghane. Queste sono: Pul-e-Khumri nella provincia di Baghlan, Taluqan a Takhar, Qala-e-Naw a Badghis, Sheberghan a Jawzjan, Maidan Shahr a Maidan Wardak, la città di Ghazni nella provincia di Ghazni, quella di Kandahar a Kandahar e Lashkargah nella provincia di Helmand. Le fonti hanno poi affermato che i distretti di Taiwara e Pasaband, nella provincia di Ghor, erano stati conquistati dai talebani nelle precedenti 24 ore. 

Il ministero della Difesa ha reso noto che almeno 200 combattenti talebani sono stati uccisi e altri 200 sono rimasti feriti negli scontri nelle stesse 24 ore, tra il 10 e l’11 luglio. Secondo i talebani, tale dato sarebbe falso. Dall’altra parte, i corrispondenti dell’agenzia di stampa Reuters hanno sottolineato che le notizie che arrivano da province come quella di Kandahar non corrispondono alla realtà verificata sul campo da giornalisti che accompagnano le forze speciali afghane. A tale proposito, le dichiarazioni sul fatto che il gruppo controlli fino all’85% del territorio afghano sono considerate non attendibili. 

L’Afghanistan vive una situazione di continua instabilità ormai da decenni. L’intervento degli Stati Uniti, nel 2001, e il successivo sostegno offerto dalla NATO con la missione International Security and Assistance Force (ISAF), dell’agosto 2003, ha rovesciato il regime teocratico dei talebani che era stato imposto quasi nella totalità del nel Paese Asiatico, tra il 1995 e il 1996, a seguito del ritiro sovietico e di sanguinose lotte intestine. Tuttavia, le attività dei talebani non si sono mai arrestate definitivamente e il gruppo ha continuato a portare avanti attacchi contro le forze armate locali e le truppe della NATO schierate in Afghanistan. Nel corso degli anni, i talebani hanno ciclicamente perso e riconquistato terreno, complice anche l’avanzata dell’organizzazione terroristica dello Stato Islamico (IS).

Uno “storico” accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020 a Doha, in Qatar, dalla precedente amministrazione statunitense, guidata da Donald Trump, aveva rappresentato un punto di svolta significativo. Tuttavia, l’intesa non ha mai messo fine alle violenze, e, considerata la perdurante instabilità e l’aumento degli scontri, il 29 gennaio scorso, il nuovo presidente degli USA, Joe Biden, aveva annunciato di voler riesaminare l’accordo con i talebani, mettendo in dubbio il ritiro completo delle forze armate. Tuttavia, il 14 aprile, Washington aveva confermato che tutte le truppe statunitensi avrebbero abbandonato l’Afghanistan entro settembre, tre mesi più tardi rispetto alla scadenza concordata dall’amministrazione Trump, fissata per il primo maggio. Ciò ha portato i talebani ad affermare che non avrebbero partecipato ad iniziative diplomatiche fino a quando i soldati stranieri si sarebbero trovati nel proprio Paese. Nel frattempo, le offensive su tutto il territorio afghano hanno cominciato ad intensificarsi. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.