Sudafrica: 28 arresti tra i manifestanti pro-Zuma

Pubblicato il 11 luglio 2021 alle 16:32 in Africa Sudafrica

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La notte tra il 10 e l’11 luglio, le proteste contro la detenzione dell’ex presidente, Jacob Zuma, hanno causato la chiusura di un’autostrada in Sud Africa e decine di arresti. 

Il 10 luglio, la polizia sudafricana ha riferito di aver arrestato 28 persone tra i manifestanti. Le proteste sono scoppiate in alcune parti del KwaZulu-Natal (KZN), la provincia natale di Zuma, dopo che il 7 luglio l’ex leader si è consegnato alla polizia per scontare una pena detentiva di 15 mesi per oltraggio alla corte. Il 9 luglio, l’Alta Corte ha respinto la richiesta dell’ex presidente di annullare il suo arresto. L’imprigionamento di Zuma ha evidenziato le profonde divisioni nell’African National Congress (ANC) al governo, considerato che una fazione del partito rimane fedele all’ex presidente e funge da opposizione interna al suo successore, Cyril Ramaphosa.

Il portavoce della polizia del KZN, Jay Naicker, ha riferito che i manifestanti hanno incendiato alcuni camion vicino a Mooi River, una città sull’autostrada N3 che porta da Durban a Johannesburg, e che alcuni negozi sono stati saccheggiati a Mooi River e eThekwini, il comune dove si trova Durban. Le forze dell’ordine sono state dispiegate in tutti i distretti della provincia, ma finora non ci sono stati morti o feriti, ha aggiunto il portavoce. 

Zuma non si era presentato al processo a suo carico, per reati di corruzione, voluto da Raymond Zondo, vicepresidente della giustizia, a febbraio. Per questo, gli avvocati coinvolti nell’inchiesta si erano rivolti alla Corte Costituzionale per chiedere un ordine che stabilisse la sua detenzione. Il tribunale, una settimana fa, ha deciso di imporre a Zuma 15 mesi di carcere a seguito della mancata comparizione davanti agli inquirenti nel processo di febbraio.

L’ex presidente, 79 anni, è accusato di aver consentito il saccheggio delle casse dello Stato durante i quasi nove anni della sua permanenza in carica, da maggio 2009 a febbraio 2018. L’ex presidente sostiene di essere vittima di una “caccia alle streghe” e ritiene che Zondo non sia imparziale nei suoi confronti. La polizia aveva assicurato che avrebbe arrestato Zuma entro la giornata del 7 luglio se non si fosse presentato da solo. 

Zuma sta affrontando separatamente 16 accuse di frode, corruzione e racket relativi all’acquisto, nel 1999, di aerei da combattimento, motovedette ed equipaggiamento militare da cinque aziende europee di armi, tra cui la francese Thales, per un totale di 30 miliardi di rand, l’equivalente di quasi 5 miliardi di dollari. Al momento dell’acquisto, Zuma era il vice dell’allora presidente Thabo Mbeki.

L’ex capo di Stato ha sempre negato che ci sia stata una situazione di corruzione diffusa durante i suoi anni al potere e, domenica 4 luglio, ha lanciato una dichiarazione di sfida nei confronti degli organi giudiziari, scagliandosi contro i giudici e ribadendo l’inadeguatezza del suo mandato di arresto. La Commissione Zondo sta altresì esaminando le accuse secondo cui Zuma avrebbe permesso a tre uomini d’affari di origine indiana, i fratelli Atul, Ajay e Rajesh Gupta, di saccheggiare le risorse statali per controllare il Paese e gli affari del Sudafrica.

L’attuale presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, ha chiesto perdono ai cittadini sudafricani per gli errori del passato e ha promesso riforme e cambiamenti interni che, tuttavia, allo stato attuale, faticano ad arrivare. Gli scandali hanno alimentato l’indignazione, lo sconforto nei confronti della politica e soprattutto hanno danneggiato la reputazione dell’ANC. Ramaphosa ha ammesso che, nel corso degli anni, il partito al governo ha preso coscienza del clientelismo e delle frodi di cui era partecipe, affermando, pochi mesi fa, che “questi episodi sono avvenuti sotto gli occhi del partito, coinvolgendo membri e leader e trovando terreno fertile nelle divisioni e nelle debolezze che hanno caratterizzato l’ANC dal 1994″. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione