Siria: fuoco indiretto colpisce le forze armate degli USA

Pubblicato il 11 luglio 2021 alle 10:19 in Siria USA e Canada

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Un nuovo attacco ha colpito le forze armate statunitensi in Siria orientale, il 10 luglio. Secondo le informazioni al momento disponibili si è trattato di fuoco indiretto che non ha causato vittime o danni ingenti. 

La notizia è stata riferita dall’agenzia di stampa Reuters, che cita un funzionario della Difesa degli Stati Uniti, che è voluto restare anonimo. L’assalto ha avuto luogo, secondo la fonte, nella località della Siria orientale nota come Conoco. Al momento, non sono note rivendicazioni da parte di alcuna organizzazione. Tale episodio è l’ultimo di una serie di attacchi contro il personale statunitense in Iraq e Siria. 

L’ultimo di questi si era verificato il 7 luglio, quando diplomatici e truppe statunitensi in Siria e in Iraq sono stati presi di mira in tre attacchi con razzi e droni. Almeno 14 razzi che hanno colpito una base aerea irachena che ospita le forze statunitensi, quella di Ain al-Asad, situata nel governatorato di al-Anbar, nell’Ovest dell’Iraq. Washington, da parte sua, ha risposto colpendo il distretto di al-Baghdadi, da cui si pensa sia stato condotto l’attacco. Tre membri del personale operante nella base hanno riportato lievi ferite, mentre un gruppo filoiraniano, Liwa Tha’r al-Muhandis, ovvero “Le Brigate della vendetta di al-Muhandis”, ha successivamente rivendicato l’attacco.

Nella notte precedente, è stato l’aeroporto di Erbil, situato nella regione del Kurdistan iracheno, l’obiettivo di un attacco perpetrato per mezzo di droni. Questo non ha causato vittime né ingenti danni materiali, ma soltanto “erba bruciata”. Ain al-Asad è stata colpita anche il 5 luglio, lo stesso giorno in cui le forze statunitensi hanno intercettato e colpito un drone armato mentre questo sorvolava nei pressi dell’ambasciata statunitense a Baghdad. Tali episodi si inseriscono nel quadro di un’escalation che vede la presenza statunitense in Iraq e Siria sotto costante minaccia. Sebbene non tutti gli attentati siano stati rivendicati, gli esperti sospettano il coinvolgimento di gruppi affiliati a Teheran. 

Dall’inizio del 2021, hanno avuto luogo circa 50 attacchi che hanno preso di mira obiettivi statunitensi nel territorio iracheno. La maggior parte delle incursioni è stata effettuata tramite bombe che colpiscono convogli logistici, mentre altri attacchi sono stati di tipo missilistico. L’apice delle tensioni tra Washington e Teheran sul suolo iracheno era stato raggiunto con la morte del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi, il 3 gennaio 2020, a seguito di un raid ordinato dall’ex capo della Casa Bianca, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. 

Ad oggi, l’Iran continua a chiedere vendetta per la morte di Soleimani e di al-Muhandis, mentre non mancano le minacce dei gruppi pro-Teheran, che si autodefiniscono membri del cosiddetto “asse della resistenza”, contrario alla presenza degli USA in Iraq. La recente escalation sembra essere stata innescata dai raid aerei lanciati dalle forze statunitensi, nella notte tra il 27 e il 28 giugno, contro postazioni di gruppi filoiraniani situate al confine tra Iraq e Siria, causando la morte di 5 combattenti affiliati a Teheran e di un bambino, mentre altri 3 civili sono rimasti feriti. Come precisato da Washington, l’operazione di “autodifesa” è giunta in risposta agli attentati condotti da gruppi armati filoiraniani contro il personale e le strutture statunitensi in Iraq. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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