Moldavia: seggi aperti per le elezioni parlamentari

Pubblicato il 11 luglio 2021 alle 11:55 in Europa Moldavia Russia

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La mattina dell’11 luglio, gli elettori moldavi hanno cominciato a recarsi alle urne per eleggere i deputati del nuovo Parlamento, dopo che il precedente è stato sciolto dalla presidentessa, Maia Sandu, per sostenere le proprie riforme contro le forze politiche filo-russe. 

Le elezioni si terranno dalle ore 7 alle 21 di domenica 11 luglio e i primi risultati sono attesi nella stessa serata. Si tratta di un’importante prova politica per la Sandu, un’ex economista della Banca Mondiale che vuole portare la Moldavia nell’Unione Europea, e che il primo novembre del 2020 ha sconfitto il suo rivale politico, sostenuto dal Cremlino, Igor Dodon, con l’impegno di combattere la corruzione e attuare riforme radicali, in uno dei Paesi più poveri d’Europa. 

Situata tra l’Ucraina e la Romania, che è membro dell’UE, la Moldavia è stata a lungo divisa tra Ovest ed Est, considerando sia la possibilità di stringere legami più forti con Bruxelles, sia mantenendo l’intenizione di preservare le relazioni con Mosca. L’elezione di Maia Sandu ha portato ad una svolta filo-europea, nonostante le perduranti reticenze. I deputati fedeli a Dodon in Parlamento hanno continuato ad opporsi alle riforme della presidentessa. Proprio a causa di questa opposizione, Sandu ha sciolto il Parlamento il 28 aprile e ha programmato le nuove elezioni anticipate. 

“Questa domenica dobbiamo finire quello che abbiamo iniziato e fare il secondo passo. Questa è un’opportunità per ognuno di noi di scegliere una leadership onesta e responsabile”, ha affermato Sandu l’11 luglio, in una dichiarazione prima del voto. “È tempo di ripulire il Paese da clan, funzionari corrotti e manipolatori”, ha aggiunto la presidentessa, che ha dichiarato l’intenzione di riformare il sistema giudiziario, aumentare gli stipendi statali e le pensioni e modificare la Costituzione per rendere più facile punire la corruzione. 

Molti cittadini moldavi hanno risposto positivamente all’appello della nuova presidentessa, dopo aver visto il proprio Paese scosso da crisi politiche, tra cui una frode bancaria da 1 miliardo di dollari, equivalente a quasi il 15% del Prodotto Interno Lordo (PIL) della Moldavia. Sandu, che è stata anche primo ministro, è diventata per molti moldavi “un simbolo di cambiamento”, secondo Alexei Tulbure, analista politico ed ex ambasciatore del Paese presso le Nazioni Unite. Aggiungendo che i cittadini della Moldavia sono stanchi di politici corrotti e disonestà dilagante, Tulbure ha sottolineato che Sandu è la prima ad aver fatto carriera pur “mantenendo la reputazione di essere onesta”.

Alle elezioni dell’11 luglio, si confronteranno 20 partiti e due coalizioni, che devono superare la soglia fissata rispettivamente al 5% e al 7% dei voti, per ottenere seggi nell’assemblea unicamerale. I 101 legislatori rimarranno in carica per un mandato di quattro anni. Nei sondaggi, il partito di centrodestra Azione e Solidarietà (PAS) di Sandu è in testa, con un possibile 35-37 % dei voti contro il 21-27 % dei rivali del partito della coalizione di socialisti e comunisti guidata da Dodon e dall’ex presidente Vladimir Voronin. Questi dati rappresentano solo gli elettori che vivono nel Paese, che conta 2.6 milioni di cittadini. Tutti i moldavi che si sono trasferiti all’estero in cerca di lavoro, la cosiddetta diaspora moldava, rappresentano oltre un terzo degli aventi diritto al voto e hanno a già sostenuto Sandu durante le elezioni presidenziali. 

Infine, queste elezioni potrebbero essere anche un duro colpo per la Russia, che rischia di perdere la propria influenza sul Paese. Sandu ha già irritato il Cremlino proponendo di rimuovere il presidio militare russo con sede in Transnistria, uno stato separatista filo-russo a cavallo della frontiera orientale del Paese con l’Ucraina. Il 9 luglio, Dodon ha accusato la presidenza di perdere tempo con “provocazioni” e ha esortato i suoi sostenitori a essere pronti a protestare per “difendere” la vittoria del suo blocco.

La Russia, sin dal 2014, ha sostenuto la campagna elettorale di Dodon e dei partiti di stampo social-comunista. Grazie all’aiuto della Federazione, sette anni fa tale coalizione ha ottenuto un quarto dei seggi parlamentari. Più tardi, nel 2016, il partito ha portato a casa un’altra importante vittoria. Dodon, il 23 dicembre 2016, è stato eletto presidente e ha ricoperto la carica fino al 24 dicembre 2020. Le elezioni dello scorso anno, tuttavia, non lo hanno riconfermato capo di Stato. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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