L’Oman chiede assistenza al Fondo Monetario Internazionale

Pubblicato il 11 luglio 2021 alle 7:13 in Medio Oriente Oman

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Il Sultanato dell’Oman ha chiesto “assistenza tecnica” al Fondo Monetario Internazionale (FMI), al fine di sviluppare una strategia di debito a medio termine e rafforzare il proprio quadro fiscale. La mossa è stata definita da alcuni analisti una “decisione politica coraggiosa”.

Ciò che ha spinto Muscat a “rompere con la privacy” che ha da sempre caratterizzato la politica “conservatrice” del Paese del Golfo sono le difficoltà economiche derivanti dalla pandemia di Covid-19 e dal crollo dei prezzi di petrolio. Secondo quanto riferito, il 6 luglio, dal Fondo Monetario Internazionale, il Prodotto Interno Lordo (PIL) reale è diminuito del 2,8% nel 2020, mentre il deficit di bilancio statale è salito al 19,3% del PIL, a causa della riduzione delle entrate petrolifere e della crisi economica. In realtà, sin dal crollo del prezzo del petrolio del 2014, il rapporto debito/PIL è balzato da circa il 15% nel 2015 all’80% nel 2020, mentre i piani per diversificare l’economia sono rimasti fermi. Nel corso dello scorso anno, il Sultanato ha adottato diverse misure di austerity, che hanno aiutato l’Oman a mantenere aperte le porte d’accesso ai mercati internazionali del debito, in vista di rimborsi pari a circa 11 miliardi di dollari tra il 2021 e il 2022.

Tuttavia, il Paese ha deciso di rivolgersi al FMI per elaborare una strategia a medio termine, rafforzare il quadro fiscale, guidare il programma di prestito del governo e far sì che il proprio sistema finanziario sia maggiormente “prevedibile”. La decisione ha avuto effetti positivi quasi nell’immediato. Il 7 luglio, le obbligazioni in scadenza nel 2051 sono aumentate di 1,38 centesimi, giungendo a 102,23 centesimi di dollaro, mentre quelle con scadenza nel 2048 sono aumentate all’incirca allo stesso modo per essere scambiate a 100,12 centesimi di dollaro, secondo i dati di Tradeweb di Refinitiv. Doug Bitcon, capo delle strategie di credito presso Rasmala Investment Bank, ha affermato che il passo omanita dimostra la serietà nel voler creare un quadro volto a far fronte alle sfide in materia di finanziamento.

Da parte sua, il FMI ha mostrato ottimismo e ha previsto una crescita del 2,5% per l’anno in corso, grazie a un possibile aumento della produzione di idrocarburi e alle conseguenze positive della campagna di vaccinazione anti-Covid. Il deficit di bilancio, poi, dovrebbe migliorare, giungendo a -2,4% del PIL, per poi passare a una condizione di “surplus” nel medio termine. Inoltre, il disavanzo di conto corrente dovrebbe diminuire allo 0,6% del PIL nel medio termine, a causa del consolidamento fiscale e del maggiore avanzo nella bilancia commerciale. La missione del FMI ha poi considerato positive le misure fiscali e monetarie per il 2021 e il piano fiscale a medio termine 2020-2024. Anche le iniziative volte a migliorare le prestazioni delle aziende statali, a detta dell’organizzazione, contribuiranno a migliorare l’atmosfera competitiva e a rendere efficiente l’utilizzo di risorse statali, mentre le iniziative volte a sviluppare il settore delle energie rinnovabili si prevede avranno conseguenze positive per l’economia, attirando investimenti locali ed esteri e creando maggiori opportunità di lavoro.

Muscat è stata poi esortata a migliorare il quadro normativo e attuare riforme strutturali per procedere verso una crescita più forte, così come ad attuare politiche volte ad aumentare la produttività, rafforzare la flessibilità del mercato del lavoro, stimolare gli investimenti e migliorare il contesto imprenditoriale. Tali misure rafforzeranno la competitività e le capacità del settore privato per promuovere la crescita dei settori non petroliferi. Tali considerazioni sono emerse a margine di colloqui, durati quindici giorni, tra una delegazione del FMI e diverse autorità omanite, provenienti altresì dai Ministeri delle Finanze e dell’Economia, dalla Banca centrale omanita e da organizzazioni pubbliche e private, accanto a membri della società civile.

L’Oman rappresenta il primo Paese del Golfo che ha fatto ricorso a mercati obbligazionari internazionali nel 2021, raccogliendo 3,25 miliardi di dollari in obbligazioni in tre tranche a gennaio, approfittando delle condizioni di mercato positive. Poi, a giugno, sono stati raccolti 1,75 miliardi di dollari in sukuk di nove anni. Oltre a uscire dalla crisi finanziaria attraverso riforme adeguate, il Sultanato, più volte definito una “oasi di pace e stabilità”, mira a scongiurare una nuova ondata di proteste, come quella verificatasi dal 23 maggio. Disoccupazione, tassazione e corruzione sono state le motivazioni alla base della recente mobilitazione, placata con la promessa di 32.000 posti di lavoro. Inoltre, dopo anni in cui Muscat ha fatto affidamento su manodopera straniera a basso costo, si è impegnata creare opportunità di lavoro per la manodopera locale, alla luce di un tasso di disoccupazione stimato tra il 5 e il 10%.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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