Gli Stati Uniti non forniranno assistenza militare ad Haiti

Pubblicato il 10 luglio 2021 alle 20:27 in America centrale e Caraibi USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno respinto la richiesta di un invio di truppe, avanzata da Haiti al fine di garantire la protezione delle infrastrutture chiave del Paese, a seguito dell’assassinio del presidente Jovenel Moise. 

La notizia è stata resa nota il 9 luglio da un alto funzionario dell’amministrazione statunitense, citato da Reuters, che ha affermato che “al momento non ci sono piani per fornire assistenza militare” all’isola. Tuttavia, Washington ha assicurato il proprio supporto nelle indagini in corso che riguardano l’omicidio di Moise da parte di un gruppo di uomini armati, nelle prime ore di mercoledì 7 luglio, nella sua casa di Port-au-Prince. L’uccisione ha gettato Haiti in una crisi politica che potrebbe aggravare la situazione già fragile del Paese, dove si registra una scarsità di beni alimentari e un aumento della violenza criminale. Il contesto già complesso è stato fortemente influenzato in negativo dalla pandemia di COVID-19. 

Il ministro delle Elezioni di Haiti, Mathias Pierre, aveva comunicato che la richiesta di assistenza agli Stati Uniti era stata avanzata lo stesso 7 luglio in una conversazione tra il primo ministro ad interim, Claude Joseph, e il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken. Parallelamente, Haiti ha anche presentato una proposta di supporto militare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, secondo quanto riferito da Pierre. “Eravamo in una situazione in cui credevamo che le infrastrutture del Paese, il porto, l’aeroporto e le infrastrutture energetiche, potessero essere un obiettivo”, ha riferito Pierre a Reuters. 

Un altro motivo alla base della richiesta di rinforzi è quello di consentire lo svolgimento delle elezioni presidenziali e legislative previste per il 26 settembre, secondo Pierre. Haiti sta attraversando una profonda crisi politica e sociale dalla metà del 2018. Il Paese ha vissuto il suo momento di più alta tensione il 9 febbraio di quest’anno, data in cui Moise ha denunciato che l’opposizione, con il sostegno di alcuni giudici, stava tramando un colpo di Stato contro di lui. La dichiarazione del presidente era arrivata dopo settimane di violente manifestazioni in molte città del Paese, in cui si chiedecano le sue dimissioni sulla base del fatto che il suo mandato fosse legalmente terminato. “C’è stato un attentato alla mia vita”, aveva detto Moise in quell’occasione, in riferimento a un presunto complotto ordito a partire dal 20 novembre.

Il presidente non si era limitato a denunciare il golpe davanti alla stampa ma aveva altresì annunciato l’arresto di 23 persone che aveva accusato di aver cercato di assassinarlo. Tra queste, il giudice della Corte suprema, Yvickel Dabrézil, l’uomo sostenuto dall’opposizione per diventare presidente ad interim nel caso in cui Moise avesse lasciato il potere. La polizia di Haiti ha affermato che l’assassinio del 7 luglio è stato eseguito da un commando di 26 mercenari colombiani e due haitiani-americani. Questi ultimi due sono stati identificati come James Solages, 35 anni, e Joseph Vincent, 55, entrambi della Florida. Diciassette degli uomini sono stati catturati – tra cui Solages e Vincent – dopo uno scontro a fuoco con le autorità haitiane a Petionville, il sobborgo collinare della capitale Port-au-Prince, dove risiedeva Moise.

I funzionari haitiani non hanno fornito indicazioni su come gli assassini di Moise siano riusciti ad eludere la scorta. L’8 luglio, gli Stati Uniti si sono impegnati a inviare il prima possibile ad Haiti alti funzionari del Federal Bureau of Investigation e del Department of Homeland Security per valutare la situazione, secondo quanto ha affermato la Casa Bianca. Un portavoce del Dipartimento di Stato ha dichiarato: “Siamo a conoscenza dell’arresto di due cittadini statunitensi ad Haiti e stiamo monitorando da vicino la situazione”. Anche il capo della direzione dell’intelligence nazionale colombiana e il direttore dell’intelligence della polizia nazionale si recheranno ad Haiti con l’Interpol per aiutare nelle indagini, secondo quanto ha riferito il presidente colombiano Ivan Duque.

Gli investigatori in Colombia hanno scoperto che 17 dei sospetti aggressori si erano ritirati dall’esercito colombiano tra il 2018 e il 2020, stando alle dichiarazioni del comandante delle forze armate, il generale Luis Fernando Navarro. Jorge Luis Vargas, direttore della polizia nazionale colombiana, aveva affermato che le prime indagini avevano dimostrato che 11 sospetti colombiani si erano recati ad Haiti attraverso la località turistica di Punta Cana nella Repubblica Dominicana, che condivide l’isola di Hispaniola con Haiti. Altri due hanno viaggiato in aereo a Panama, prima di volare nella capitale dominicana Santo Domingo e poi a Port-au-Prince, aveva aggiunto Vargas.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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