Yemen: gli ultimi sviluppi nel governatorato di al-Bayda’

Pubblicato il 9 luglio 2021 alle 10:01 in Medio Oriente Yemen

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Le milizie di ribelli Houthi hanno provato a riprendere il controllo delle postazioni perse nel governatorato centro-meridionale di al-Bayda’. Tuttavia, il gruppo sciita ha dovuto far fronte alla resistenza dell’esercito yemenita, coadiuvato dalle forze locali e dalla coalizione a guida saudita.

In particolare, dall’alba dell’8 luglio, i ribelli hanno tentato di ristabilirsi nel distretto di al-Zahir, attraverso un’offensiva volta a riconquistare i territori persi nei giorni precedenti. Tuttavia, fonti dell’esercito yemenita, oltre al ministro dell’Informazione, Moammar al-Eryani, hanno dichiarato che l’attacco è stato respinto e che “decine” di combattenti Houthi sono stati uccisi, mentre altri sono stati catturati. Anche nella sera del giorno precedente, il 7 luglio, il gruppo sciita è stato bloccato mentre tentava di infiltrarsi ad Hamziah, nel Sud-Est di al-Bayda’. Fonti locali hanno poi riferito che il gruppo sciita ha mobilitato centinaia di combattenti, provenienti perlopiù da Sanaa e Dhamar, e hanno ostacolato le linee di comunicazione, nel tentativo di rallentare l’avanzata delle truppe yemenite. In generale, l’obiettivo è riconquistare le postazioni perse dal 2 luglio scorso, data di inizio dell’operazione dell’esercito filogovernativo, denominata “La stella perforante”, volta a conquistare il governatorato di al-Bayda’.

Secondo le fonti sul campo, i membri delle tribù locali, tra cui le “Forze dei Giganti”, e l’esercito stanno proseguendo sul fronte orientale della città di al-Bayda’, lanciando attacchi da al-Soma’a, con l’obiettivo di ostacolare le linee di rifornimento delle milizie Houthi verso Mukayras, un distretto adiacente alla regione meridionale di Abyan. Nel frattempo, la liberazione di diversi distretti di al-Bayda’ è stata ben accolta dalla popolazione locale. Ciò, secondo il governo yemenita, dimostra come siano gli Houthi a perpetrare assedio e oppressione contro la popolazione. Il ministro degli Esteri, Ahmad Awad bin Mubarak, l’8 luglio, ha poi evidenziato nuovamente che sono gli Houthi ad ostacolare gli sforzi profusi per riportare pace in Yemen, in un quadro che li vede sempre più dipendenti da Teheran. A tal proposito, in un rapporto pubblicato l’8 luglio, la Rete yemenita per i diritti umani, un’organizzazione non governativa, ha affermato di aver documentato 2.508 violazioni contro civili durante il secondo trimestre del 2021, perpetrate in 12 governatorati yemeniti, tra cui Ma’rib, al-Jawf, Hodeidah, Ibb, Dhamar e al-Bayda’.

In dichiarazioni rilasciate al quotidiano al-Arab, anche un consigliere del presidente yemenita, Muhammad Musa al-Amiri, ha affermato che le battaglie di al-Bayda’ si inseriscono nel quadro dell’escalation militare guidata dalle milizia Houthi, le quali hanno respinto tutte le iniziative di pace, l’ultima delle quali proposta dall’Arabia Saudita il 22 marzo scorso. Il consigliere ha poi messo in guardia da quella che ha definito una “politica di propaganda e disinformazione”, messa in atto dai ribelli, in cui la propria guerra “illegittima” viene descritta come un modo per contrastare la minaccia terroristica. Da parte sua, un portavoce Houthi, capo della delegazione negoziale, Muhammad Abdulsalam, nel commentare l’offensiva di al-Bayda’, ha affermato che la coalizione non potrà ottenere altro che sconfitte.

Secondo un ricercatore yemenita, citato da al-Arab, l’operazione di al-Bayda’ sta mettendo in luce la fragilità delle milizie Houthi. Al contempo, l’unione delle componenti politiche yemenite potrebbe favorire la caduta del gruppo sciita e la fine della guerra. Tuttavia, a detta del ricercatore, coloro che stanno combattendo nella regione centro-meridionale a fianco dell’esercito filogovernativo sono scesi in campo per porre fine a quasi sette anni di repressione, dopo essere stati sfollati dai ribelli Houthi, e non hanno nulla a che fare con la politica yemenita. Ad ogni modo, secondo altri analisti, il governatorato di al-Bayda’ non è meno importante di altri e riconquistarlo potrebbe consentire alle forze filogovernative di raggiungere altre regioni, tra cui Dhamar, Ibb e Sana’a. Inoltre, al-Bayda’ potrebbe essere fondamentale per determinare gli sviluppi futuri del conflitto.

L’importanza del governatorato di al-Bayda’ è da far risalire soprattutto alla sua posizione strategica, considerato che si trova a Sud-Est della capitale Sana’a, tuttora posta sotto il controllo dei ribelli. A-Bayda’ è poi posto al centro di otto governatorati, Ma’rib, Shabwa, Abyan, Lahj, Al-Dhale’, Ibb, Dhamar e Sana’a. Di questi, cinque sono stati già liberati dall’esercito yemenita, mentre per conquistare gli altri tre, le forze filogovernative mirano ad occupare dapprima al-Bayda’, così da poter proseguire più facilmente verso Sana’a e Dhamar. Il cosiddetto “cuore pulsante” dello Yemen, a sua volta, è costituito da 19 distretti e, sin dal 2015, i gruppi di resistenza locale si oppongono alla presenza dei ribelli Houthi.

Tali sviluppi si collocano nel più ampio quadro della crisi yemenita, scoppiata a seguito del colpo di stato Houthi del 21 settembre 2014. Questa vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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