Russia-Talebani: di cosa hanno discusso le due delegazioni

Pubblicato il 9 luglio 2021 alle 16:03 in Afghanistan Russia

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Una delegazione dell’ufficio politico talebano del Qatar ha concluso, venerdì 9 luglio, una visita di due giorni a Mosca per discutere della situazione nel Nord dell’Afghanistan con l’inviato speciale russo per l’Afghanistan, Zamir Kabulov. Ad annunciarlo è stato un membro della delegazione dei militanti, Mohammad Sohail Shaheen, il quale ha aggiunto che il gruppo di lavoro è formato da quattro rappresentanti. Sul tavolo la situazione al confine con il Tagikistan, la sicurezza delle missioni diplomatiche straniere e i colloqui di pace inter-afghani.

A renderlo noto è stata l’agenzia di stampa russa TASSShaheen ha rassicurato la Russia, affermando che il gruppo talebano non intende oltrepassare i confini Settentrionali dell’Afghanistan. “Non attaccheremo la frontiera con il Tagikistan”, ha ribadito il rappresentante, consapevole dei timori di Mosca. Il leader della delegazione ha poi sottolineato che l’obiettivo dei militanti, che attualmente controllano circa l’85% del Paese Centro-Asiatico, “non è di conquistare l’Afghanistan con mezzi militari” ma di stabilizzare la situazione nel territorio attraverso una “soluzione politica”. “I talebani avrebbero potuto prendere facilmente il controllo dei capoluoghi di provincia”, ha osservato, affermando che tale linea d’azione non è stata attuata.

Successivamente, la delegazione ha affermato che un altro obiettivo della visita è quello di rassicurare la Russia sul fatto che i talebani non rappresentino una minaccia per Mosca. Il movimento islamista non intende attaccare le missioni diplomatiche di Stati stranieri a Mazar-e-Sharif, in Afghanistan. Il rappresentante talebano, affermando di avere “ottimi legami” con i funzionari consolari, ne ha ribadito la sicurezza e l’incolumità. In tal contesto, è importante sottolineare che l’avanzata a Nord dei talebani aveva portato Russia e Turchia a chiudere temporaneamente i propri consolati a Mazar-e-Sharif, la capitale della provincia settentrionale di Balkh. Analoghe misure erano state adottate dall’Iran, dal Tagikistan, dall’Uzbekistan e dal Pakistan, il 5 luglio.  

“Non permetteremo a nessuno Stato di servirsi del suolo afghano per attaccare la Russia o i Paesi vicini”, ha affermato Shahin. Quest’ultimo ha poi osservato che la delegazione è pronta ad “ascoltare le opinioni di Mosca” in merito alla situazione nel Nord del Paese, nonché eventuali soluzioni del Cremlino per velocizzare i processi di pace inter-afghani. Da parte sua, la Russia, nel corso dei colloqui, ha espresso preoccupazione per la rapida escalation del conflitto nel Paese. A seguito delle consultazioni dell’8 e 9 luglio, il Ministero degli Esteri russo, in accordo con il Cremlino, hanno riferito che, a margine del summit, le due parti hanno discusso della necessità di intavolare negoziati per affrontare approfonditamente la situazione in Afghanistan.

Il giorno successivo, il 9 luglio, il capo della delegazione talebana, lo sceicco Shahabuddin Delawar, ha tenuto una conferenza stampa in cui ha ribadito l’impegno dell’organizzazione a combattere contro la diffusione dell’organizzazione terroristica ISIS, contro il narcotraffico e il contrabbando. Delawar ha ricordato che i talebani, in precedenza, erano riusciti a “portare a zero” la produzione di droga in Afghanistan. “Non esiste altra forza nel Paese che sarebbe in grado di raggiungere tale obiettivo”, ha concluso lo sceicco.

Per quanto riguarda la situazione transfrontaliera con il Tagikistan, il 5 luglio, l’ufficio stampa del Comitato per la Sicurezza Nazionale di Dushanbe ha annunciato che circa 1.037 militari afghani si erano ritirati nei territori tagiki per sfuggire alla violenta marcia verso Nord dei talebani. A seguito di tale epilogo, il presidente del Tagikistan, Emomali Rakhmon, ha ordinato la mobilitazione di 20.000 soldati per rafforzare il confine con l’Afghanistan e ha richiesto il sostegno degli Stati membri dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un’alleanza militare difensiva fondata nel 1992 per difendere i Paesi dell’ex Unione Sovietica. In risposta, la Russia si è resa disponibile a dispiegare le proprie forze militari qualora la situazione si aggravasse.

Gli ultimi sviluppi si collocano nel quadro della rapida ascesa dei talebani in Afghanistan.  Fonti militari di Kabul hanno riferito, la sera di giovedì 8 luglio, che i talebani hanno preso il controllo di Islam Qala, un importante distretto nell’Afghanistan Occidentale, confinante con il vicino Iran. Il giorno precedente, ad essere teatro degli scontri inter-afghani era stata la città di Qala-e-New. Il 7 luglio, i miliziani erano riusciti a prendere il controllo dell’ufficio provinciale della Direzione Nazionale della Sicurezza (NDS) e del quartier generale della polizia. L’altra sede presa di mira, senza successo, era stato l’ufficio del governatore Shams. Prima di respingere l’avanzata nemica attraverso una serie di attacchi terra-aria, fonti locali avevano dichiarato che la città, per un breve lasso di tempo, “era caduta nelle mani dei talebani”.

La violenta marcia dei talebani verso il Nord dell’Afghanistan continua, obbligando civili ad abbandonare il Paese e militari filo-governativi a fuggire in Tagikistan e Uzbekistan. Gli episodi dell’8 e 9 luglio si collocano nel quadro di una grave escalation che si è intensificata da quando è stato annunciato il graduale ritiro delle truppe statunitensi, che si concluderà l’11 settembre. Ad oggi, i talebani hanno preso il controllo di due terzo dei 421 avamposti del governo afghano, soprattutto di quelli collocati nella provincia Nord-Orientale del Badakhshan. In risposta, il consigliere per la sicurezza nazionale dell’Afghanistan, Hamdullah Mohib, ha dichiarato che le forze governative di Kabul programmano una controffensiva nelle regioni Settentrionali per evitare che la situazione si aggravi ulteriormente.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione