Donbass: ancora scontri con le forze separatiste, morto un soldato ucraino

Pubblicato il 9 luglio 2021 alle 12:24 in Russia Ucraina

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Le Joint Forces Operation (JFO) dell’Ucraina hanno annunciato, venerdì 9 luglio, che, nella notte tra l’8 e il 9 luglio, gli scontri tra i militanti separatisti del Donbass e le forze governative di Kiev hanno provocato la morte di un militare ucraino, ferendone gravemente un altro.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Interfax Ukraine, nel corso della giornata di giovedì 8 luglio, l’Esercito di Kiev ha registrato un totale di 11 violazioni del cessate il fuoco da parte dei militanti delle autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk (DPR) e Lugansk (LDR). I combattimenti hanno avuto luogo in diverse aree del Donbass, una regione nell’Ucraina Orientale. Tra queste, vale la pena citare Opytne, Novozvanivka, Nevelske, Prychepylivka, Vodyane e Krymske. Nel frattempo, le postazioni filogovernative presso il villaggio di Pisky sono state attaccate dai militanti, i quali si sono serviti di mortai da 120 mm e di mitragliatrici pesanti.

Gli ultimi sviluppi giungono un giorno dopo le dichiarazioni della Missione speciale di monitoraggio dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). Quest’ultima, l’8 luglio, ha sottolineato che la situazione nel Donbass è “peggiorata” perché è aumentato il numero di violazioni del cessate il fuoco perpetrate da ambo le parti. La rappresentante speciale del presidente dell’OSCE in Ucraina, Heidi Grau, ha affermato che, nelle ultime due settimane, “il numero di violazioni complessivo è aumentato”, portando ad un aggravamento del conflitto nell’area.

L’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) è un’organizzazione regionale per la promozione della pace, del dialogo politico, della giustizia e della cooperazione. Composta 57 Paesi membri, tra cui Stati Uniti, Canada, gli Stati europei, quelli del Caucaso e dell’Asia Centrale, è la più vasta organizzazione regionale per la sicurezza. L’OSCE è nata dalla Conferenza sulla Sicurezza e sulla Cooperazione in Europa (CSCE), convocata per la prima volta a Helsinki, nel 1972, con lo scopo di rilanciare il dialogo tra Est e Ovest. L’Atto finale fu firmato nella capitale finlandese, il primo agosto 1975, dai capi di Stato e di governo dei 35 paesi partecipanti.

L’ultimo episodio di violenza tra le parti belligeranti che è culminato con una vittima è avvenuto il 2 luglio. In tale data, i militanti della DPR hanno registrato una perdita dopo che le forze armate di Kiev avevano aperto il fuoco contro le loro postazioni. La controffensiva delle truppe della DPR, in risposta, ha provocato gravi ferite ad un soldato ucraino.  

Nell’Ucraina Orientale, le tensioni tra l’Esercito di Kiev e le brigate indipendentiste del Donbass continuano ad acuirsi, nonostante il cessato il fuoco entrato in vigore il 27 luglio 2020. In tale quadro, è importante sottolineare che l’Ucraina accusa la Russia di supportare, sia militarmente sia economicamente, le brigate separatiste della DPR e dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk (LDR), entrambe situate nella regione del Donbass. Inoltre, secondo Kiev, Mosca invierebbe mercenari russi, ma anche di altre nazionalità, nelle aree di conflitto per sostenere i militanti separatisti. Pertanto, nelle comunicazioni ufficiali, per identificare le milizie della DPR e della LDR, non di rado l’Ucraina fa riferimento ai “mercenari russi”.

A partire dall’ultima settimana di marzo, la Russia ha iniziato a trasferire il proprio arsenale militare e le proprie truppe lungo il confine dell’Ucraina dell’Est. In risposta, Kiev ha denunciato una potenziale provocazione russa nella regione di conflitto. Per il Cremlino, tale gesto è legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, la SBU, sostiene che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche Lugansk e Donetsk, servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona.  Nonostante ciò, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto con l’Ucraina dell’Est.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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