Afghanistan: i talebani controllano un avamposto chiave a confine con l’Iran

Pubblicato il 9 luglio 2021 alle 11:23 in Afghanistan Iran

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Il Ministero degli Esteri della Federazione Russa ha dichiarato, venerdì 9 luglio, che i militanti talebani hanno conquistato più di due terzi del confine tra Afghanistan e Tagikistan. Intanto, fonti militari dell’Afghanistan hanno riferito, la sera di giovedì 8 luglio, che il gruppo dei talebani ha preso il controllo di Islam Qala, un importante distretto nell’Afghanistan Occidentale, confinante con il vicino Iran.

A riportare la notizia è stato Reuters, menzionando le dichiarazioni rilasciate in forma di anonimato da due Alti funzionari della Sicurezza afghana. Nello specifico, i rappresentanti di Kabul hanno dichiarato che il valico di frontiera di Islam Qala con l’Iran, situato nella provincia di Herat, è caduto nelle mani dei talebani. Le forze governative, hanno proseguito i due Alti funzionari, sono state costrette a fuggire oltre il confine, aggiungendosi agli oltre 1.000 militari che, nel corso della settimana, hanno richiesto asilo al Tagikistan a seguito degli scontri nella provincia Settentrionale di Badakhshan, confinante anche con Cina e Pakistan. Dall’altra parte, il portavoce del Ministero degli Interni dell’Afghanistan, Tariq Arian, ha negato il controllo dei talebani sull’avamposto di Islam Qala, affermando che il valico si trova ancora sotto la giurisdizione del governo di Kabul.

Nel frattempo, al-Jazeera English ha reso noto che anche la provincia Settentrionale di Balkh, al confine con l’Uzbekistan, è stata teatro di scontri tra le forze filogovernative e i miliziani di matrice islamista. Analogamente, un funzionario, in anonimato, ha riferito che i combattenti talebani hanno preso il controllo di cinque distretti nella provincia di Herat.

Lo stesso 9 luglio, l’agenzia di stampa russa Interfax ha riportato l’intervista rilasciata dal portavoce dei talebani, Suhail Shahin, al quotidiano in lingua inglese South China Morning Post. Dopo aver dichiarato che il gruppo ha preso il controllo dell’85% del territorio dell’Afghanistan, il portavoce dei talebani ha definito la Cina un Paese “amico” con il quale intende avviare negoziati per discutere dell’assistenza di Pechino nella ricostruzione del territorio. Shahin ha poi promesso che i talebani avrebbero garantito la sicurezza degli investimenti della Cina in Afghanistan, nonché dei lavoratori cinesi.

Gli ultimi sviluppi giungono un giorno dopo l’escalation presso il centro abitato di Qala-e-Naw. Quest’ultima, il 7 luglio, è stata teatro di violenti scontri tra i militanti talebani e le forze affiliate al governo di Kabul. I miliziani erano riusciti a prendere il controllo dell’ufficio provinciale della Direzione Nazionale della Sicurezza (NDS) e del quartier generale della polizia. L’altra sede presa di mira, senza successo, era stato l’ufficio del governatore Shams. Prima di respingere l’avanzata nemica attraverso una serie di attacchi terra-aria, fonti locali avevano dichiarato che la città, per un breve lasso di tempo, “era caduta nelle mani dei talebani”.

La violenta marcia dei talebani verso il Nord dell’Afghanistan continua, obbligando civili ad abbandonare il Paese e militari filo-governativi a fuggire in Tagikistan e Uzbekistan. Gli episodi dell’8 e 9 luglio si collocano nel quadro di una grave escalation che si è intensificata da quando è stato annunciato il graduale ritiro delle truppe statunitensi, che si concluderà l’11 settembre. Ad oggi, i talebani hanno preso il controllo di due terzo dei 421 avamposti del governo afghano, soprattutto di quelli collocati nella provincia Nord-Orientale del Badakhshan. In risposta, il consigliere per la sicurezza nazionale dell’Afghanistan, Hamdullah Mohib, ha dichiarato che le forze governative di Kabul programmano una controffensiva nelle regioni Settentrionali per evitare che la situazione si aggravi ulteriormente.

Le tensioni nel Paese Centro-Asiatico hanno altresì portato Russia e Turchia a chiudere temporaneamente i propri consolati a Mazar-e-Sharif, la capitale della provincia settentrionale di Balkh. Analoghe misure sono state adottate dall’Iran, dal Tagikistan, dall’Uzbekistan e dal Pakistan, il 5 luglio.  

È da decenni che l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. Il gruppo dei talebani, di matrice fondamentalista islamica, è stato dapprima impegnato nella lotta antisovietica in Afghanistan. L’intervento degli Stati Uniti, nel 2001, e il successivo sostegno offerto dalla NATO con la missione International Security and Assistance Force (ISAF), dell’agosto 2003, ha rovesciato il regime teocratico che era stato imposto nel Paese Asiatico tra il 1995 e il 1996. Tuttavia, il gruppo ha continuato a perseguire attività terroristiche contro le truppe della coalizione internazionale dell’Alleanza Atlantica schierate in Afghanistan, nonché contro le forze governative di Kabul. Nel corso degli anni, i talebani hanno ciclicamente perso e riconquistato terreno, complice anche l’avanzata dell’organizzazione terroristica dello Stato Islamico (IS). Il 12 settembre 2020, nella capitale del Qatar, sono stati avviati i colloqui di pace tra il governo afghano e i talebani.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e ingles

di Redazione

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