Sudafrica: l’ex presidente Zuma si costituisce

Pubblicato il 8 luglio 2021 alle 14:01 in Africa Sudafrica

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L’ex presidente sudafricano, Jacob Zuma, si è consegnato alle autorità, nella serata di mercoledì 7 luglio, per scontare la pena, pari a 15 mesi di carcere, inflittagli per oltraggio alla corte. Il portavoce della polizia, Lirandzu Themba, ha confermato in una dichiarazione che Zuma si trova ora sotto custodia della polizia, in conformità con la sentenza della Corte costituzionale, emanata il 29 giugno. 

L’ex capo di Stato non si era presentato al processo a suo carico, per reati di corruzione, voluto da Raymond Zondo, vicepresidente della giustizia, a febbraio. Per questo, gli avvocati coinvolti nell’inchiesta si erano rivolti alla Corte costituzionale per chiedere un ordine che stabilisse la sua detenzione. Il tribunale, una settimana fa, ha deciso di imporre a Zuma 15 mesi di carcere a seguito della mancata comparizione davanti agli inquirenti nel processo di febbraio. L’uomo, 79 anni, è accusato di aver consentito il saccheggio delle casse dello Stato durante i quasi nove anni della sua permanenza in carica, da maggio 2009 a febbraio 2018. L’ex presidente sostiene di essere vittima di una “caccia alle streghe” e ritiene che Zondo non sia imparziale nei suoi confronti.

La polizia aveva assicurato che avrebbe arrestato Zuma entro la giornata di mercoledì se non si fosse presentato da solo. Centinaia di suoi sostenitori, alcuni dei quali armati, si erano radunati nelle vicinanze della sua abitazione, a Nkandla, nella provincia di KwaZulu-Natal (KZN), per cercare di impedire che venisse arrestato. Alla fine, l’ex presidente si è consegnato autonomamente alle forze di polizia. “Si prega di notare che Zuma ha deciso di rispettare l’ordine di incarcerazione”, ha scritto su Twitter la sua fondazione. È la prima volta che l’ex capo di Stato manifesta la sua volontà di collaborare con la Corte. “Si sta recando in una struttura correttiva”, ha aggiunto la fondazione, pochi minuti prima della scadenza del termine ultimo per presentarsi. 

Ora che Zuma si è consegnato, la sua situazione è al vaglio delle autorità ed è probabile che l’ex presidente passi almeno i primi giorni della sua detenzione nella struttura di Estcourt, dove si troverebbe al momento secondo quanto riferito da Fahmida Miller, corrispondente di Al Jazeera. “Una volta che l’elaborazione è completata, le autorità determineranno la struttura correzionale o l’alloggio più adatto per l’ex presidente, data la sua età e la sua salute. In precedenza, Zuma aveva detto che non avrebbe dovuto essere messo in prigione perché ha 79 anni, non sta bene e il Sudafrica sta attraversando una terza ondata di pandemia di COVID-19″, ha specificato Miller.

Zuma è stato costretto a dimettersi, nel 2018, dal suo stesso partito, l’African National Congress (ANC), fondato nell’epoca della lotta all’apartheid e al potere ancora oggi, dopo un mandato di nove anni macchiato da scandali di corruzione e accuse di clientelismo. L’ex presidente, tuttavia, ha testimoniato solo una volta, nel luglio 2019, prima di organizzare uno sciopero giorni dopo e di accusare di parzialità Zondo. L’uomo ha sempre ignorato una serie di numerosi inviti a comparire, adducendo spesso motivi medici. Si è ripresentato brevemente in aula a novembre ma ne è uscito poco prima dell’interrogatorio. In quell’occasione, Zondo aveva chiesto l’intervento della Corte costituzionale.

L’ex capo di Stato sudafricano sta affrontando separatamente 16 accuse di frode, corruzione e racket relativi all’acquisto, nel 1999, di aerei da combattimento, motovedette ed equipaggiamento militare da cinque aziende europee di armi, tra cui la francese Thales, per un totale di 30 miliardi di rand, l’equivalente di quasi 5 miliardi di dollari. Al momento dell’acquisto, Zuma era il vice dell’allora presidente Thabo Mbeki. L’ex capo di Stato ha sempre negato che ci sia stata una situazione di corruzione diffusa durante i suoi anni al potere e, domenica 4 luglio, ha lanciato una dichiarazione di sfida nei confronti degli organi giudiziari, scagliandosi contro i giudici e ribadendo l’inadeguatezza del suo mandato di arresto. La Commissione Zondo sta altresì esaminando le accuse secondo cui Zuma avrebbe permesso a tre uomini d’affari di origine indiana, i fratelli Atul, Ajay e Rajesh Gupta, di saccheggiare le risorse statali per controllare il Paese e gli affari del Sudafrica.

Il successore di Zuma, l’attuale presidente Cyril Ramaphosa, ha chiesto perdono ai cittadini sudafricani per gli errori del passato e ha promesso riforme e cambiamenti interni che, tuttavia, allo stato attuale, faticano ad arrivare. Gli scandali hanno alimentato l’indignazione, lo sconforto nei confronti della politica e soprattutto hanno danneggiato la reputazione dell’ANC. Ramaphosa ha ammesso che, nel corso degli anni, il partito al governo ha preso coscienza del clientelismo e delle frodi di cui era partecipe, affermando, pochi mesi fa, che “questi episodi sono avvenuti sotto gli occhi del partito, coinvolgendo membri e leader e trovando terreno fertile nelle divisioni e nelle debolezze che hanno caratterizzato l’ANC dal 1994″. Il presidente ha continuato affermando che tutta la classe politica riconosce che il partito avrebbe potuto fare “molto di più” per prevenire l’abuso di potere e l’appropriazione indebita di risorse, che, insieme, hanno fatto sì che il periodo in questione fosse definito come una vera e propria “cattura dello Stato”. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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