Siria: che cosa è stato detto ai colloqui di Astana

Pubblicato il 8 luglio 2021 alle 17:01 in Medio Oriente Siria

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Si è concluso oggi, 8 luglio, il 16esimo round dei cosiddetti colloqui di Astana, svoltosi nella capitale del Kazakistan, Nur Sultan, il cui focus è la crisi siriana. Al termine dell’incontro, i tre Paesi garanti, Iran, Russia e Turchia, hanno rinnovato il proprio impegno a raggiungere sovranità, indipendenza, unità e integrità territoriale in Siria.

In particolare, nella dichiarazione finale a cui fa riferimento il quotidiano al-Araby al-Jadeed, i tre Paesi hanno evidenziato la necessità di rispettare i principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, i quali dovrebbero essere applicati da tutti, mentre hanno ribadito il sostegno a un processo politico, guidato dai siriani stessi e facilitato dalle Nazioni Unite, così come stabilito nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu numero 2254.

Al contempo, le parti si sono dette disposte a collaborare per far fronte alla minaccia terroristica, in tutte le sue forme, e contrastare qualsiasi piano che mini la sicurezza dei Paesi vicini. Come dichiarato, diverse regioni della Siria stanno assistendo a un aumento delle attività terroristiche, che provocano anche vittime civili. Motivo per cui, è necessario profondere sforzi per sradicare organizzazioni quali lo Stato Islamico, al-Qaeda, ma anche il Fronte al-Nusra e Hayat Tahrir al-Sham, garantendo, allo stesso tempo, la protezione dei civili e delle loro infrastrutture.

Durante i colloqui, i partecipanti hanno rivolto l’attenzione anche a Idlib, il governatorato Nord-occidentale tuttora posto, in buona parte, sotto il controllo dei gruppi di opposizione. A tal proposito, Ankara, Teheran e Mosca hanno evidenziato la necessità di rispettare la tregua stabilita con l’accordo del 5 marzo 2020 e di attuare i punti sanciti nell’intesa. Inoltre, è stata chiesta l’organizzazione di un nuovo incontro del Comitato costituzionale, il sesto. L’obiettivo dell’organismo, promosso dalle Nazioni Unite, è redigere una Costituzione per la Siria, la quale dovrà poi essere votata dal popolo siriano, così da porre fine al conflitto attraverso un meccanismo in cui siano i siriani stessi ad essere i protagonisti. Tuttavia, i cinque incontri, svoltisi fino a gennaio 2021, non hanno portato ad alcun risultato concreto. I tre Paesi garanti di Astana hanno riferito di voler sostenere tale Comitato, aprendo canali di comunicazione con i partecipanti e con l’inviato speciale dell’Onu, Geir Otto Pedersen.

Un altro tema discusso il 7 e 8 luglio riguarda le sanzioni “internazionali”, le quali, secondo l’Iran, la Turchia e la Russia, violano il diritto internazionale, il diritto umanitario internazionale e la Carta delle Nazioni Unite, soprattutto in un periodo in cui bisogna far fronte alle conseguenze della pandemia di coronavirus. I tre Stati garanti hanno poi espresso la disponibilità a favorire il ritorno, “sicuro e volontario”, di rifugiati e sfollati nelle proprie abitazioni in Siria, mentre hanno accolto con favore lo scambio di prigionieri effettuato il 2 luglio. Non da ultimo, sono stati condannati gli attacchi condotti da Israele contro i territori siriani, i quali minacciano la sicurezza e la stabilità della regione. Infine, Russia, Turchia e Iran hanno stabilito di tenere un diciassettesimo round di colloqui in formato Astana entro la fine del 2021.

Circa l’atteso dossier degli aiuti umanitari, soprattutto transfrontalieri, i colloqui del 7 e 8 luglio non hanno portato a conclusioni concrete, e, al momento, si è in attesa dei risultati del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per quanto riguarda l’apertura di due ulteriori valichi per l’ingresso di aiuti umanitari in Siria e il mantenimento di quello di Bab al-Hawa. Tuttavia, i tre garanti hanno sottolineato la necessità di aumentare l’assistenza umanitaria a tutti i siriani “senza discriminazione, politicizzazione e precondizioni”, mentre la comunità internazionale è stata esortata a realizzare progetti umanitari nell’ambito di una “ripresa veloce”, ripristinando le infrastrutture di base, come scuole, forniture idriche e ospedali.

Ai colloqui di Astana partecipano delegati sia del governo di Damasco sia dei gruppi di opposizione. Mentre Turchia, Russia e Iran svolgono il ruolo di garanti, delegazioni di Libano, Iraq e Giordania hanno preso parte agli incontri in qualità di osservatori. Tra i partecipanti vi è anche l’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Pedersen. L’obiettivo principale è trovare una soluzione permanente al perdurante conflitto civile in Siria, toccando altresì tematiche quali l’elaborazione di una costituzione per il “dopoguerra”, la transizione politica, la sicurezza e il ritorno dei rifugiati. Il primo incontro si è tenuto nel mese di gennaio 2017 in Turchia, con il fine di rafforzare ulteriormente i colloqui di pace di Ginevra, promossi dalle Nazioni Unite. Il 15esimo round, invece, aveva avuto inizio il 16 febbraio scorso nella città russa di Sochi.

Ad oggi, il conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011, non può dirsi ancora concluso. Ad affrontarsi vi sono, da un lato, l’esercito del governo damasceno, coadiuvato da Mosca e appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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