Messico: almeno 71 dispersi al confine con gli Stati Uniti

Pubblicato il 8 luglio 2021 alle 16:39 in America Latina Messico

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Le autorità hanno riferito, mercoledì 7 luglio, che almeno 71 persone sono scomparse quest’anno tra il centro industriale messicano di Monterrey e la città di confine di Nuevo Laredo, nello stato di Tamaulipas. Il capo della Commissione nazionale di ricerca del Messico, Karla Quintana, ha affermato che la maggior parte dei dispersi è costituita da camionisti che solitamente percorrono una strada che i media locali hanno soprannominato come “l’autostrada della morte”. Gli scomparsi sono principalmente cittadini di Nuevo León, di Tamaulipas, di Coahuila, dello Stato del Messico, di Hidalgo, di San Luis Potosí e di Veracruz.

Quintana ha aggiunto che le sparizioni potrebbero essere collegate alle battaglie per il possesso del territorio tra i cartelli di Jalisco Nueva Generación (CJNG) e del Nord-Est. Il CJNG è considerato uno dei cartelli più potenti del Paese ed è noto da tempo per aver attaccato più volte le forze dell’ordine messicane.

Come misura di prevenzione, è stato implementato il piano “Corridoio sicuro sull’autostrada 85 Monterrey-Nuevo Laredo” con la partecipazione della polizia di Tamaulipas e Nuevo León, della Guardia nazionale, della polizia investigativa. A partire dal 23 giugno, le autorità del Paese hanno aumentato la sicurezza nella zona e gli agenti sono alla ricerca dei dispersi. Quintana ha rivelato che in un punto più a Est lungo il confine, vicino alla città di Matamoros, le forze di sicurezza hanno trovato 500 chilogrammi di frammenti ossei bruciati, apparentemente umani, da quando il sito è stato trovato, nel 2017.

L’assistente del segretario degli Interni, Alejandro Encinas, ha affermato che quasi l’80% degli omicidi odierni “è associato ad attività criminali“. Il 19 giugno, sono avvenuti violenti incidenti a Reynosa, che hanno provocato 19 morti, tra cui 15 civili e 4 presunti aggressori. Secondo le indagini preliminari della Procura di Stato di Tamaulipas, gli omicidi sarebbero stati opera di esponenti dei “Ciclones” e degli “Escorpiones”.

Sei giorni dopo l’attentato di Reynosa, un altro violento incidente è stato registrato nello Stato settentrionale di Zacatecas, dove presunti membri del cartello CJNG si sarebbero scontrati con membri del cartello Sinaloa, generando un bilancio di 18 morti. I recenti attentati hanno sollevato interrogativi contro le politiche di sicurezza del Governo López Obrador che, dopo tre anni al potere, ha assicurato che la sua politica di “abbracci, non proiettili” sarebbe stata più efficace e meno violenta di quella delle passate amministrazioni. “Lo Stato ha l’obbligo di garantire la pace e la tranquillità, la sicurezza di tutti i cittadini”, ha dichiarato il presidente, il 21 giugno, evidenziando che il Governo sta “facendo uno sforzo” in tutti gli Stati che sono in difficoltà.

Tuttavia, diversi analisti e oppositori del presidente hanno sostenuto che il Governo messicano non ha un piano di sicurezza definito e sta applicando iniziative isolate che non hanno contribuito a risolvere il problema, dal momento che diverse organizzazioni criminali e cartelli della droga stanno espandendo le loro aree di controllo.

La violenza legata alla droga ha ucciso più di 300.000 persone in Messico dal 2006 e il numero totale delle persone scomparse e mai trovate è di quasi 87.855. Dallo stesso anno, il Governo nazionale ha iniziato a schierare truppe federali per combattere i cartelli come parte della cosiddetta guerra messicana della droga.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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