Libia: l’LNA pronto a rispettare la tregua, o a rispondere con forza

Pubblicato il 8 luglio 2021 alle 14:50 in Africa Libia

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L’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, ha ribadito il proprio impegno a rispettare la tregua in Libia. Al contempo, si è detto pronto a rispondere con forza e determinazione a qualsiasi “provocazione”.

Le dichiarazioni del portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, sono giunte giovedì 8 luglio, a seguito di un attacco perpetrato da una “banda terroristica” contro la 128esima brigata dell’Esercito di Haftar, nella notte precedente. Stando a quanto raccontato dal portavoce, i propri uomini sono stati attaccati da quattro veicoli armati, mentre si trovavano a Socna, nella municipalità di al-Jufra, nella Libia centrale. Gli attentatori, ha affermato al-Mismari, sono fuggiti dopo che la brigata ha risposto all’attacco. Ad ogni modo, quanto accaduto rappresenta una “chiara e deliberata provocazione” che mira ad alimentare scontri armati, mettendo a repentaglio il cessate il fuoco.

Per il portavoce, gli “infedeli estremisti” stanno provando a coinvolgere l’Esercito Nazionale Libico in nuove battaglie, così da poterlo successivamente accusare di ostacolare la tregua e il processo verso le elezioni programmate per il 24 dicembre. Tuttavia, l’LNA ha rinnovato il suo impegno a rispettare quanto stabilito nell’accordo di cessate il fuoco e gli sforzi profusi a livello sia nazionale sia locale per riportare pace in Libia. Inoltre, ha sottolineato al-Mismari, qualsiasi provocazione sarà affrontata con forza e determinazione e le proprie forze continueranno a contrastare la minaccia terroristica, fino a quando questa non sarà completamente debellata in tutti i territori libici.

Risale al 23 ottobre 2020 la firma dell’accordo di cessate il fuoco, siglato all’interno del Comitato militare congiunto 5+5, formato da membri di entrambe le parti che si sono affrontate sui fronti di combattimento libici, ovvero l’LNA e l’esercito legato al governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). Prima di tale data, proprio la città costiera di Sirte e la base di al-Jufra erano considerati i fronti dove era attesa una “battaglia imminente” tra le parti belligeranti.

A tal proposito, la Turchia, alleata del GNA nel corso del conflitto, sostiene che Haftar sia stato sconfitto a Tripoli anche grazie al suo sostegno alle forze tripoline. I droni turchi Bayraktar, a detta di Ankara, hanno svolto un ruolo rilevante nel contrastare i Pantsir della Russia, sostenitrice dell’LNA. Nonostante l’apparente calma sul campo, la Turchia crede che Haftar desideri ancora conquistare Tripoli ed è improbabile che si sottometta alla volontà del popolo libico. Inoltre, al momento, l’uomo forte di Tobruk starebbe continuando a mobilitare le proprie forze e ad acquistare armamenti, in attesa del momento giusto per avviare una nuova offensiva. Ad ogni modo, per la Turchia si tratta di una missione impossibile.

Il patto del 23 ottobre, oltre a porre fine alle tensioni sul campo, ha dato nuovo slancio al percorso politico libico, il cui culmine si prevede si raggiungerà con le elezioni del 24 dicembre. Dopo anni di divisione, oggi il Paese Nord-africano vede la presenza di autorità esecutive ad interim, impegnatesi, dal 5 febbraio, a condurre la Libia verso la transizione democratica auspicata, al fine ultimo di porre fine alla crisi e alla guerra civile, le cui tensioni sono state visibili sin dal 15 febbraio 2011. Tuttavia, nonostante i risultati raggiunti a livello politico, la Libia manca di un apparato militare e di sicurezza unificato e i territori meridionali libici vedono tuttora la presenza di diversi gruppi armati locali, che sembrano sfuggire al controllo dello Stato. Inoltre, non è stato ancora annunciato il ritiro di forze e mercenari stranieri, i quali, ai sensi dell’accordo del 23 ottobre, avrebbero dovuto lasciare il Paese entro 90 giorni dall’intesa.

Si tratta di uno dei punti discussi anche nel corso della recente Conferenza di Berlino 2, svoltasi il 23 giugno. In tale occasione, il premier ad interim, Abdulhamid Dabaiba, ha presentato una “Iniziativa della stabilità della Libia”, articolata in quattro punti. Il primo riguarda la sicurezza, in cui rientra un piano per garantire le elezioni, unificare le istituzioni militari e di sicurezza e far fronte a mercenari, forze straniere e terroristi. La seconda questione riguarda la norma costituzionale che dovrà regolamentare le elezioni di dicembre, mentre la terza fa riferimento alla più ampia riconciliazione nazionale, includendo la necessità di favorire il ritorno di sfollati e rifugiati e garantire la loro partecipazione alla vita politica del Paese. Infine, il quarto punto riguarda l’economia e i servizi da fornire alla popolazione libica. A tal proposito, è stato evidenziato che il governo ad interim mira a portare avanti progetti di sviluppo urgenti e a favorire un’equa distribuzione delle risorse in tutte le regioni libiche.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione