Iraq-Siria: ancora attacchi contro obiettivi USA

Pubblicato il 8 luglio 2021 alle 10:02 in Iraq Siria USA e Canada

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Le forze statunitensi in Siria e in Iraq continuano a essere oggetto di attacchi, presumibilmente condotti da gruppi filoiraniani. Oltre ad aver sventato un attentato presso il giacimento siriano di al-Omar, le truppe di Washington hanno respinto un attacco contro l’ambasciata statunitense a Baghdad.

In particolare, secondo quanto riportato dalla Security Media Cell irachena, nella notte tra il 7 e l’8 luglio, alle 02:00, ora locale, un gruppo di “fuorilegge” ha preso di mira la Green Zone di Baghdad, lanciando tre missili Katyusha. Si tratta di un’area fortificata, sede di istituzioni governative e ambasciate, tra cui quella statunitense. Stando a quanto riferito da un corrispondente di al-Arabiya, due missili, guidati da remoto, sono stati lanciati nei pressi della rappresentanza diplomatica degli USA a Baghdad, da cui è stato udito il suono delle sirene. Uno dei razzi, è stato specificato, è stato intercettato e colpito dal sistema di difesa aereo di Washington, mentre un altro sarebbe precipitato al di fuori della Green Zone.

A detta delle fonti irachene, invece, uno dei razzi è precipitato nei pressi della sede dell’Agenzia per la sicurezza nazionale, il secondo nella “Piazza delle celebrazioni”, mentre un altro è atterrato vicino alla zona di Sheikh Omar, in un quartiere residenziale, danneggiando l’auto di un cittadino. Per la Security Media Cell irachena, si tratta di azioni che vanno contro il bene dell’Iraq e che mettono in pericolo la vita dei cittadini, oltre a prendere di mira missioni diplomatiche straniere. Pertanto, saranno affrontate con forza dai servizi di sicurezza iracheni, che si impegnano a individuare i responsabili.

In concomitanza con l’attacco a Baghdad, un convoglio statunitense, in viaggio tra i governatorati meridionali di Bassora e Dhi Qar, è stato colpito da ordigni esplosivi, nelle prime ore di giovedì 8 luglio. Poche ore prima, invece, sono stati gli obiettivi degli USA in Siria ad essere stati presi di mira. Nello specifico, nella tarda serata del 7 luglio, fonti della coalizione internazionale anti-ISIS, a guida statunitense, hanno riferito di aver respinto un attacco, perpetrato per mezzo di droni, nel Nord-Est della Siria, presso il giacimento petrolifero di al-Omar. La notizia è stata confermata anche dalle Forze Democratiche Siriane (SDF), alleate di Washington nella lotta contro lo Stato Islamico. Fonti del Pentagono hanno affermato che non sono state registrate vittime né danni materiali.

I tre episodi si inseriscono nel quadro di un’escalation che vede da giorni la presenza statunitense in Iraq e Siria sotto minaccia. Sebbene non tutti gli attentati siano stati rivendicati, non è da escludersi il coinvolgimento di gruppi affiliati a Teheran. Il 7 luglio, circa 14 missili sono stati lanciati contro la base di Ain al-Asad, situata nel governatorato di al-Anbar, nell’Ovest dell’Iraq, la quale ospita altresì truppe statunitensi. Washington, da parte sua, ha risposto colpendo il distretto di al-Baghdadi, da cui si pensa sia stato condotto l’attacco. Tre membri del personale operante nella base hanno riportato lievi ferite, mentre un gruppo filoiraniano, Liwa Tha’r al-Muhandis, ovvero “Le Brigate della vendetta di al-Muhandis”, ha successivamente rivendicato l’attacco. Nella notte precedente, è stato l’aeroporto di Erbil, situato nella regione del Kurdistan iracheno, l’obiettivo di un attacco perpetrato per mezzo di droni. Questo non ha causato vittime né ingenti danni materiali, ma soltanto “erba bruciata”. Ain al-Asad è stata colpita anche il 5 luglio, lo stesso giorno in cui le forze statunitensi hanno intercettato e colpito un drone armato mentre questo sorvolava nei pressi dell’ambasciata statunitense a Baghdad.

Circa la Siria, nella sera del 4 luglio sono state udite diverse esplosioni dal giacimento petrolifero di al-Omar, a seguito del lancio di due missili presumibilmente lanciati da milizie filoiraniane stanziate nella periferia di Deir Ezzor, nell’Est della Siria, e, nello specifico ad al-Mayadeen. I missili, in particolare, avrebbero colpito le residenze del suddetto giacimento, il quale ospita la maggiore base militare della Coalizione Internazionale anti-ISIS in Siria. Anche il 28 giugno, la medesima base è stata oggetto di un attacco missilistico, che ha causato perlopiù danni materiali, mentre diversi veicoli sono stati incendiati. La responsabilità dell’attacco è stata attribuita alla milizia “Abu al-Fadl al-Abbas”, affiliata alla coalizione irachena filoiraniana delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF). Stando a quanto riferito da fonti locali, Washington avrebbe risposto lanciando colpi di artiglieria e raid aerei contro le postazioni della suddetta milizia.

Dall’inizio del 2021, hanno avuto luogo circa 50 attacchi che hanno preso di mira obiettivi statunitensi nel territorio iracheno. La maggior parte delle incursioni è stata effettuata tramite bombe che colpiscono convogli logistici, mentre altri attacchi sono stati di tipo missilistico. L’apice delle tensioni tra Washington e Teheran sul suolo iracheno era stato raggiunto con la morte del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi, il 3 gennaio 2020, a seguito di un raid ordinato dall’ex capo della Casa Bianca, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. 

Ad oggi, l’Iran continua a chiedere vendetta per la morte di Soleimani e di al-Muhandis, mentre non mancano le minacce dei gruppi pro-Teheran, che si autodefiniscono membri del cosiddetto “asse della resistenza”, contrario alla presenza degli USA in Iraq. La recente escalation sembra essere stata innescata dai raid aerei lanciati dalle forze statunitensi, nella notte tra il 27 e il 28 giugno, contro postazioni di gruppi filoiraniani situate al confine tra Iraq e Siria, causando la morte di 5 combattenti affiliati a Teheran e di un bambino, mentre altri 3 civili sono rimasti feriti. Come precisato da Washington, l’operazione di “autodifesa” è giunta in risposta agli attentati condotti da gruppi armati filoiraniani contro il personale e le strutture statunitensi in Iraq. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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