Haiti, omicidio del presidente: uccisi dalla polizia 4 sospetti assassini

Pubblicato il 8 luglio 2021 alle 10:41 in America centrale e Caraibi

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Quattro persone sospettate di essere coinvolte nell’assassinio del presidente di Haiti, Jovenel Moise, sono state uccise dalla polizia in uno scontro a fuoco, mentre altre due sono state arrestate. Lo ha riferito, mercoledì 7 luglio, il capo della polizia, Léon Charles, specificando che tre agenti, precedentemente tenuti in ostaggio dagli aggressori, sono stati ora liberati.

“La polizia è impegnata in una battaglia contro gli assalitori”, ha dichiarato Charles in conferenza stampa, suggerendo che le autorità siano ancora alla ricerca di alcuni sospettati. “Li inseguiamo in modo che, in uno scontro a fuoco, incontrino il loro destino, che muoiano o che vengano arrestati”. La polizia non ha nominato nessuno dei presunti colpevoli né citato alcuna prova che li colleghi all’assassinio.

Milioni di haitiani sono ora in attesa di capire cosa potrebbe significare l’assassinio del presidente per i giorni a venire. La morte di Moise ha creato un vuoto politico che rischia di aggravare il tumulto che attanaglia il Paese caraibico ormai da diversi mesi. Anche la moglie del presidente, Martine, è stata colpita nell’attacco. La donna è stata portata in un ospedale nel Sud della Florida, il Miami Baptist Hospital, per essere curata. Le sue condizioni sarebbero “stabili ma critiche”. 

“Un gruppo di individui non identificati, alcuni dei quali parlavano spagnolo, ha attaccato la residenza privata del presidente della Repubblica e ferito a morte il capo dello Stato”, ha detto il primo ministro, Claude Joseph, comunicando la notizia dell’omicidio, nella mattinata di mercoledì 7 luglio. Il premier ha specificato che sarà lui a guidare il Paese ora. Non è chiaro però quanto potere gli sarà concesso e quanto dovrebbe durare il suo mandato. Nella serata di mercoledì, in un discorso televisivo alla nazione, Joseph ha dichiarato lo “stato d’assedio” ma ha esortato la popolazione civile alla calma. “Cerchiamo l’armonia per avanzare insieme, così il Paese non cadrà nel caos”, ha detto il primo ministro, promettendo che i membri di tutto il commando responsabile dell’assassinio di Moise saranno assicurati alla giustizia.

Un quotidiano haitiano locale, Le Nouvelliste, citando le dichiarazioni di un giudice di pace, ha riferito che il corpo del presidente sarebbe stato crivellato da 12 proiettili e che due dei suoi figli erano a casa durante l’attacco. L’ambasciatore di Haiti negli Stati Uniti, Bocchit Edmont, ha affermato che l’omicidio è stato compiuto “da professionisti ben addestrati, assassini, membri di un commando”. Edmond, parlando in conferenza stampa, ha specificato che gli aggressori erano “stranieri” che parlavano spagnolo e ha riferito che il governo di Haiti avrebbe formalmente chiesto assistenza agli Stati Uniti per le sue indagini. “Questi assassini devono essere assicurati alla giustizia”, ha detto, definendo l’attacco “un problema di sicurezza regionale”. Considerato che l’aeroporto del Paese è chiuso, l’ambasciatore ha ipotizzato che alcuni dei colpevoli abbiano attraversato, via terra, il confine con la Repubblica Dominicana o siano fuggiti via mare. Edmond ha specificato che l’aeroporto riaprirà “una volta che la situazione sarà sotto controllo”. Secondo le dichiarazioni dell’ambasciatore, gli aggressori si erano presentati davanti alla residenza presidenziale come agenti della U.S. Drug Enforcement Administration (D.E.A.), ma in realtà erano “killer professionisti” che avevano fornito una falsa identità. Edmond ha chiarito che le sue affermazioni sono basate sui filmati delle telecamere di sicurezza che hanno ripreso la scena dell’attacco.

Un portavoce del Dipartimento di Stato USA ha dichiarato che il presunto coinvolgimento della D.E.A. è “assolutamente falso”. L’agenzia ha una lunga storia di operazioni ad Haiti e alcuni hanno suggerito che gli aggressori potrebbero aver fatto ricorso a uno stratagemma per convincere le guardie del presidente a farsi da parte. Moise aveva recentemente dichiarato a un giornale spagnolo che “circa un milione di persone” voleva ucciderlo “a causa delle sue politiche o delle riforme che stava attuando”, ha ricordato Edmond. Tuttavia, l’ambasciatore ha specificato che non ci sarebbe stato alcun avvertimento specifico in merito all’attacco notturno.

Haiti sta attraversando una profonda crisi politica e sociale dalla metà del 2018. Il Paese ha vissuto il suo momento di più alta tensione il 9 febbraio di quest’anno, data in cui Moise ha denunciato che l’opposizione, con il sostegno dei giudici, stava tramando un colpo di Stato contro di lui. La reazione del presidente era stata la risposta a diverse settimane di violente manifestazioni in molte città del Paese, volte a chiedere le sue dimissioni sulla base del fatto che il suo mandato fosse legalmente terminato. “C’è stato un attentato alla mia vita”, aveva detto Moise in quell’occasione, in riferimento a un presunto complotto iniziato il 20 novembre. Il presidente non si era limitato a denunciare il golpe davanti alla stampa ma aveva altresì annunciato l’arresto di 23 persone che aveva accusato di aver cercato di assassinarlo. Tra queste, il giudice della Corte suprema, Yvickel Dabrézil, l’uomo sostenuto dall’opposizione per diventare presidente ad interim nel caso in cui Moise avesse lasciato il potere e fosse rimasto in carica fino alla convocazione delle elezioni. Secondo le autorità, il giudice Dabrézil avrebbe avuto persino una copia del discorso di insediamento.

L’opposizione aveva poi denunciato la svolta autoritaria del presidente da quando quest’ultimo aveva sciolto il Parlamento, un anno fa, e cominciato a governare per decreto. Allo stesso tempo, anche la situazione della sicurezza nel Paese sembra essere sempre più critica. Violenze e rapimenti sono frequenti e rappresentano il principale timore per una popolazione soggetta a bande violente, con un numero record di armi illegali in circolazione. Ad Haiti, secondo gli osservatori internazionali, ci sono almeno 76 bande armate, non su basi politiche o ideologiche, ma create per compiere rapine, anche per pochi soldi, composte da membri di gang considerate più potenti dello Stato stesso.

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Chiara Gentili

di Redazione