Grande diga africana: l’Arabia Saudita dalla parte di Egitto e Sudan

Pubblicato il 8 luglio 2021 alle 9:13 in Arabia Saudita Egitto Sudan

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L’Arabia Saudita ha dichiarato il suo supporto all’Egitto e al Sudan nel contenzioso con l’Etiopia sulla Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), la controversa diga che il governo di Addis Abeba sta completando sul fiume Nilo Azzurro. 

Martedì 6 luglio, un giorno dopo la notizia secondo cui l’Etiopia aveva iniziato a riempire il serbatoio della diga per il secondo anno consecutivo, l’agenzia di stampa statale saudita SPA ha riferito che il Regno sosterrà l’Egitto e il Sudan nel “preservare i loro legittimi diritti sulle proprie risorse idriche”, così come i loro sforzi “per contenere questa crisi e le loro richieste di risolvere la disputa secondo le norme del diritto internazionale”. “Il Regno invita la comunità internazionale a intensificare i tentativi di trovare un meccanismo chiaro per avviare i negoziati tra i tre Paesi e uscire da questa crisi”, ha riportato l’agenzia di stampa saudita.

Il messaggio è arrivato mentre alcuni fonti hanno reso noto che la Tunisia avrebbe presentato una bozza di risoluzione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, chiedendo all’Etiopia di cessare il riempimento della GERD. È probabile che l’organo discuterà il documento nella giornata di oggi, giovedì 8 luglio. La bozza di risoluzione, visionata dall’agenzia di stampa Agence France Presse, inviterebbe Egitto, Etiopia e Sudan “a riprendere i negoziati su richiesta congiunta del Presidente dell’Unione Africana e del Segretario Generale delle Nazioni Unite per finalizzare, entro un periodo di sei mesi, il testo di un accordo vincolante per il completamento e il funzionamento della GERD”. La risoluzione aggiunge che l’accordo dovrebbe “assicurare la capacità dell’Etiopia di generare energia idroelettrica dalla diga, evitando al contempo di infliggere danni significativi alla sicurezza idrica degli Stati a valle”. Il documento esorta infine “tre Paesi ad astenersi dal rilasciare dichiarazioni o intraprendere qualsiasi azione che possa compromettere il processo negoziale, e chiede all’Etiopia di cessare il riempimento unilaterale del serbatoio della GERD”. Nessuna data è stata ancora fissata per la votazione sulla risoluzione.

La disputa sulla grande diga africana è incentrata su una serie di problematiche irrisolte che riguardano la velocità con cui il bacino dell’opera idroelettrica dovrebbe essere riempito, il metodo del suo rifornimento annuale e la quantità di acqua che l’Etiopia dovrebbe rilasciare a valle qualora si verificasse un periodo di siccità pluriennale. Un altro punto di discordia coinvolge il dibattito sulle modalità con cui i tre Paesi dovrebbero risolvere loro eventuali controversie future. Egitto e Sudan vogliono un accordo legalmente vincolante sul riempimento e sul funzionamento della diga, mentre l’Etiopia insiste sulla definizione di linee guida.

Nella tarda serata di lunedì 5 luglio, l’Egitto ha dichiarato di essere stato informato dall’Etiopia sul fatto che la seconda fase di riempimento della GERD era iniziata. Il Cairo si è detto più volte contrario alla mossa, in quanto la considera una minaccia alla stabilità regionale. Anche il Sudan ha riferito, martedì, di aver ricevuto lo stesso avviso. Addis Abeba aveva precedentemente annunciato che sarebbe passata alla seconda fase di riempimento del serbatoio della diga nel mese di luglio, con o senza un accordo legalmente vincolante sulla questione. Il governo etiope sostiene che l’aggiunta di acqua al bacino, specialmente durante le forti piogge di luglio e agosto, sia una parte naturale del processo di costruzione della diga.

Nel frattempo, martedì 6 luglio, l’ONU ha invitato le parti coinvolte a riprendere i colloqui, esortandole ad evitare qualsiasi azione unilaterale. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres,, sostiene il ruolo dell’Unione africana nella mediazione tra i Paesi, ha detto davanti ai giornalisti, a New York, il suo portavoce Stephane Dujarric. “Ciò che è importante, è che non ci siano azioni unilaterali che pregiudichino qualsiasi ricerca di soluzioni. Quindi, è fondamentale che le persone si impegnino nuovamente a dimostrare buona fede in un processo autentico”, ha aggiunto, specificando: “Varie soluzioni sono state trovate per altri Stati che condividono corsi d’acqua, che condividono fiumi, e ciò si basa sul principio di un utilizzo equo e ragionevole e sull’obbligo di non causare danni significativi”.

Anche il Dipartimento di Stato USA ha affermato che il riempimento della GERD da parte dell’Etiopia ha il potenziale per aumentare le tensioni e ha anche esortato tutte le parti ad astenersi da azioni unilaterali sulla diga. Il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, ha dichiarato che Washington avrebbe chiesto alle parti di impegnarsi per una soluzione negoziata e accettabile per tutti.

L’Etiopia aveva iniziato a riempire il serbatoio della diga lo scorso anno, dopo che i tre Paesi non erano riusciti a concludere un accordo legalmente vincolante sul suo funzionamento. I funzionari etiopi sperano che il progetto, ora completo per più di tre quarti, raggiunga la piena capacità di generazione di energia nel 2023. Il Sudan, tuttavia, è preoccupato che l’opera possa aumentare il rischio di inondazioni e compromettere il funzionamento delle sue dighe sul fiume Nilo. Il governo di Khartoum afferma che almeno 20 milioni di persone, più della metà della popolazione del Paese, potrebbero essere colpite se l’Etiopia riempisse e gestisse la diga senza coordinarsi con le altre parti interessate. Nel frattempo, l’Egitto ha definito la diga una minaccia esistenziale perché teme di ridurre le sue quote idriche. Il Paese, che ospita oltre 100 milioni di persone e ha scarse riserve di acqua, fa affidamento quasi interamente sul fiume Nilo. 

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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