Gli USA cambiano atteggiamento verso l’Arabia Saudita

Pubblicato il 8 luglio 2021 alle 11:54 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il viceministro della Difesa saudita, il principe Khalid bin Salman, ha svolto una visita di due giorni negli Stati Uniti, il 6 e 7 luglio. Khalid è stato il primo funzionario di alto rango dell’Arabia Saudita a recarsi negli USA dall’insediamento del presidente Joe Biden.

Il viceministro, fratello minore del principe ereditario Mohammed bin Salman, ha tenuto incontri con ufficiali di alto livello dell’apparato di sicurezza nazionale statunitense. Tra questi, il consigliere alla Sicurezza nazionale, Jake Sullivan e il Segretario della Difesa, Lloyd Austin. È stato proprio quest’ultimo a confermare, nel corso dei colloqui, l’impegno degli USA a preservare le proprie relazioni con il Regno in materia di difesa. Al contempo, il Pentagono si è detto disposto a collaborare con Riad per porre fine al perdurante conflitto civile in Yemen e frenare le “attività destabilizzanti” dell’Iran nella regione mediorientale. A tal proposito, Washington ha condannato i ripetuti attacchi lanciati dai ribelli sciiti Houthi, sostenuti da Teheran, contro obiettivi sauditi.  Alla luce di ciò, come emerso dai colloqui con Sullivan, gli USA continueranno a sostenere l’Arabia Saudita nella difesa dei propri territori da parte di gruppi filoiraniani. Non da ultimo, Riad e Washington hanno manifestato l’intenzione di cooperare per garantire una solida ripresa economica, progredire nella lotta ai cambiamenti climatici e favorire una de-escalation in Medio Oriente.

La visita di Khalid bin Salman negli USA non è stata esente da critiche, perlopiù collegate al coinvolgimento del principe ereditario saudita nell’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi, alla luce del rapporto pubblicato il 26 febbraio scorso dall’intelligence statunitense. Inoltre, sin dal suo insediamento alla Casa Bianca, Biden ha dichiarato di voler “ricalibrare” le proprie relazioni con Riad, in netta distanza dalle politiche adottate dal suo predecessore, Donald Trump. In particolare, il 4 febbraio, parlando della politica estera statunitense, il presidente ha affermato che Washington non avrebbe più fornito sostegno alla coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita, impegnata nel conflitto yemenita, dichiarando: “La guerra in Yemen deve finire”. 

Nonostante ciò, gli USA hanno “steso un tappeto rosso” al viceministro saudita, il che starebbe a indicare un cambiamento nell’approccio statunitense, rispetto a febbraio 2021. Come messo in luce anche dal quotidiano al-Arab, Biden sembra aver riconsiderato la propria posizione nei confronti dell’Arabia Saudita. A tal proposito, fonti diplomatiche arabe nella capitale statunitense hanno considerato la visita del 6 e 7 luglio il culmine di una fase di “sperimentazione” da parte dell’amministrazione Biden su alcuni dossier mediorientali, dal conflitto yemenita alla presenza degli USA in Medio Oriente. Per quanto riguarda lo Yemen, a detta delle fonti, Washington potrebbe essersi resa conto di come gli Houthi non possano rappresentare un partner nel dopoguerra e che, pertanto, la loro apertura verso il gruppo sciita è percepita coma una “debolezza”. Ad ogni modo, proprio il dossier yemenita ha concesso agli USA la possibilità di rivalutare la propria relazione con l’Arabia Saudita, con cui si prevede rafforzerà i legami di cooperazione, ritenuti essere strategici.

Tra i fattori che hanno favorito il riavvicinamento di Biden vi è anche l’atteggiamento saudita. Riad, sottolineano alcuni analisti, ha “trattato con calma” le dichiarazioni e le critiche degli USA, aspettando che le tensioni si sciogliessero con il tempo. Washington è poi consapevole dell’importanza del ruolo del Regno saudita non solo in ambito economico ed energetico, ma anche negli equilibri dello scacchiere mediorientale. Oltre allo Yemen, i sauditi potrebbero fungere da intermediari anche in Afghanistan, dove l’amministrazione Biden ha ritirato oltre il 90% delle truppe e dove i servizi segreti statunitensi affermano che i talebani potrebbero riprendere il controllo del Paese in un periodo compreso tra i sei e i dodici mesi. Con il principe ereditario bin Salman, Riad ha cercato di posizionarsi come attore costruttivo in Afghanistan e ha un interesse e un’influenza di lunga data nel Paese. Il Regno è stato uno dei soli tre Paesi a riconoscere i talebani come membri del governo ufficiale afghano prima dell’ingresso degli USA nel 2001, e gli analisti affermano che Riad ha mantenuto legami informali con il gruppo dopo l’intervento militare della NATO.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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