Algeria: annunciata la formazione del nuovo governo

Pubblicato il 8 luglio 2021 alle 13:15 in Africa Algeria

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La presidenza algerina ha annunciato, il 7 luglio, la formazione della nuova squadra governativa. Sebbene siano stati rieletti diversi ministri del precedente governo, ci si è detti sorpresi del ritorno di Ramtane Lamamra al Ministero degli Esteri.

A guidare il nuovo esecutivo algerino vi è Ayman Benabderrahmane, nominato premier il 30 giugno scorso. Già ministro delle Finanze dal 23 giugno 2020, Benabderrahmane rimarrà alla guida di tale dicastero, alla luce della sua esperienza nel settore, di circa trenta anni. Il governo di Algeri è composto, in totale, da 30 ministri e due ministri delegati, in diminuzione rispetto ai 40 del passato. Sono 16 le personalità riconfermate, tra cui il ministro dell’Energia e delle Risorse minerarie, Mohamed Arkab.

A capo del ministero degli Esteri, vi è, invece, Ramtane Lamamra, già ministro del medesimo portafoglio dal 2013 al 2017. Precedentemente, egli era stato membro della Commissione per la pace e la sicurezza presso l’Unione Africana, dal 2008 al 2013, trovandosi a svolgere il ruolo di mediatore in diversi conflitti del continente africano, tra cui quello in Liberia. Una tale carriera aveva portato la Missione delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) a valutare Lamamra come possibile capo della missione, all’indomani delle dimissioni di Ghassan Salamé, del 2 marzo 2020. Gli Stati Uniti, però, non hanno accettato la proposta.

Anche al Ministero della Giustizia algerino è stato apportato un cambiamento rispetto all’esecutivo precedente. Il dicastero verrà ora guidato da Abderrachid Tebbi, primo presidente della Corte Suprema. Non da ultimo, il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, ha istituito un nuovo Ministero, chiamato delle “Statistiche digitali”. La  squadra ministeriale di Algeri vede, poi, una “presenza debole” del partito che ha guadagnato il maggior numero dei consensi alle ultime elezioni del 12 giugno, il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), ai cui esponenti sono stati affidati i Ministeri dell’Industria e dell’Ambiente.

Benabderrahmane è stato scelto a seguito di consultazioni tra il capo di Stato e i partiti politici algerini, intrapresi dopo le dimissioni dell’ex primo ministro, Abdelaziz Djerad, del 24 giugno. La mossa è giunta come conseguenza delle elezioni parlamentari del 12 giugno, durante le quali nessun partito ha guadagnato più consensi degli altri, e il Fronte di Liberazione Nazionale ha ottenuto solo 98 seggi, ben al di sotto dei 204 necessari per assicurarsi la maggioranza del Parlamento, formato da 407 posti. 

La formazione del nuovo esecutivo giunge in un momento in cui l’Algeria continua ad essere testimone di una situazione economica e sociale fragile. Stando a quanto rivelato da fonti anonime, l’establishment, dominato dai militari, crede che sostituire il Parlamento e la Costituzione sia il modo migliore per porre fine alla più grande crisi degli ultimi dieci anni. Il movimento di mobilitazione popolare, noto con il nome di Hirak, al contrario, chiede lo sradicamento dell’intero sistema, sulla scia di quanto inneggiato nel corso delle proteste scoppiate il 22 febbraio 2019. Sono state queste ultime a portare alla caduta del regime dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika e alla nomina di un nuovo presidente, Tebboune, eletto il 12 dicembre 2019. Questo si è impegnato sin da subito a rispondere alle richieste dei manifestanti e ad introdurre riforme costituzionali, considerando la Costituzione la “pietra miliare” di una nuova Repubblica. Tuttavia, anche con la nomina del nuovo capo di Stato, la mobilitazione nelle strade algerine non si è mai del tutto placata.

Ad alimentare il malcontento della popolazione vi è un quadro economico sempre più instabile, caratterizzato da un tasso di disoccupazione pari al 15% e un crescente aumento dei prezzi. La precarietà dell’economia algerina è stata confermata anche dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), che ha previsto un aumento del debito pubblico, per l’anno in corso, dal 53% al 63% del PIL, mentre l’inflazione dovrebbe raggiungere il 5%. La situazione è stata aggravata dal calo dei prezzi di petrolio registrato a seguito della pandemia di Covid-19. Per ristabilire un certo equilibrio sarebbe necessario un costo di 160 dollari al barile, una cifra al momento difficilmente raggiungibile. Nonostante gli sforzi profusi negli ultimi anni, il Paese Nord-africano, abitato da circa 45 milioni di persone, non è ancora riuscito a diversificare il proprio sistema economico, e a renderlo sempre più indipendente dalle entrate di gas e petrolio, le quali rappresentano il 93% dei guadagni in valuta estera. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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