Yemen, battaglia di al-Bayda’: gli Houthi sempre più in difficoltà

Pubblicato il 7 luglio 2021 alle 9:57 in Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le forze dell’esercito yemenita continuano ad avanzare nel governatorato centro-meridionale di al-Bayda’. Gli Houthi, da parte loro, devono far fronte a continue sconfitte, il che li ha costretti a far evacuare le famiglie a loro affiliate verso altre regioni e a ritirare i propri depositi dalle banche locali.

Nella sera del 6 luglio, l’esercito ha affermato che, dopo aver conquistato e messo in sicurezza il distretto di al-Zahir, è riuscito a liberare anche le aree di al-Adiya, al-Mudhafar e Wadi Mamdoud. L’operazione militare, denominata “La stella perforante”, volta a conquistare il governatorato di al-Bayda’, ha avuto inizio il 2 luglio e vede le forze filogovernative, coadiuvate dalle cosiddette “forze della resistenza” locali e dalla coalizione a guida saudita, impegnate a liberare quello che è stato definito il “cuore pulsante” dello Yemen. Ad oggi, 7 luglio, i distretti di Nu’man, Musawa, Nata’, al-Zahir e al-Soma’a risultano essere sotto il controllo della “legittimità”, ovvero dell’esercito e della coalizione guidata da Riad, oltre che delle tribù locali, mentre le battaglie continuano soprattutto presso i distretti di Mukayras e Dhi Naim, fino al centro del capoluogo del governatorato.

Stando a quanto riportato da fonti militari, diverse linee di rifornimento dei ribelli sono state ostacolate. Tra queste anche il canale al-Bayda’-Mukayras, un distretto, quest’ultimo, adiacente alla regione meridionale di Abyan. Parallelamente, fonti locali hanno riferito che gli Houthi, a seguito delle ripetute sconfitte, hanno fatto evacuare le famiglie residenti nel centro di al-Bayda’, e ritirato fondi, pari a decine di miliardi, dalle banche del capoluogo, in vista dell’arrivo delle forze filogovernative, considerate sempre più vicine.

A detta del ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, i ribelli hanno poi venduto diverse proprietà, mentre esercitano pressione sulle tribù locali affinché venga mobilitato un maggior numero di combattenti per controllare i fronti nelle zone poste ancora sotto il loro controllo. Il portavoce dell’esercito yemenita, Abdo al-Majali, ha poi dichiarato che le proprie forze sono sempre più vicine al capoluogo di al-Bayda’, mentre decine di combattenti ribelli sono stati uccisi o rimasti feriti nel corso delle battaglie degli ultimi giorni. Inoltre, l’esercito filogovernativo, ha riferito il portavoce, è riuscito ad abbattere un drone, carico di esplosivi, presumibilmente volto a colpire la popolazione civile.

Secondo alcuni analisti, se le battaglie presso al-Bayda’ continueranno, l’esercito yemenita potrebbe riuscire a porre fine alla presenza degli Houthi nella regione. Al contempo, secondo alcuni, i ribelli sarebbero stati colti di sorpresa dall’operazione intrapresa il 2 luglio e dalla conseguente escalation su più fronti, in un periodo in cui la loro attenzione continua a essere posta su Ma’rib, regione situata a circa 120 chilometri a Est di Sana’a, oggetto di una violenta offensiva da febbraio 2021. A testimoniare lo stato di preoccupazione vi sono anche le dichiarazioni del portavoce del governo parallelo del gruppo sciita, Dhaif Allah al-Shami, il quale ha affermato che dietro l’offensiva in corso ad al-Bayda’ vi sono anche gli Stati Uniti, i quali hanno precedentemente affermato di volere la pace in Yemen, ma che, al pari di altri attori, mirano a portare avanti i propri piani.

L’importanza del governatorato di al-Bayda’ è da far risalire soprattutto alla sua posizione strategica, considerato che si trova a Sud-Est della capitale Sana’a, tuttora posta sotto il controllo dei ribelli. A-Bayda’ è poi posto al centro di otto governatorati, Ma’rib, Shabwa, Abyan, Lahj, Al-Dhale’, Ibb, Dhamar e Sana’a. Di questi, cinque sono stati già liberati dall’esercito yemenita, mentre per conquistare gli altri tre, le forze filogovernative mirano ad occupare dapprima al-Bayda’, così da poter proseguire più facilmente verso Sana’a e Dhamar. Il cosiddetto “cuore pulsante” dello Yemen, a sua volta, è costituito da 19 distretti e, sin dal 2015, i gruppi di resistenza locale si oppongono alla presenza dei ribelli Houthi.

Nel frattempo, le tensioni nel resto del Paese non si sono arrestate. L’attenzione continua a essere rivolta soprattutto verso Ma’rib, roccaforte delle forze governative che gli Houthi cercano di espugnare prima di sedersi al tavolo di eventuali negoziati di pace. Parallelamente, anche a Sud, nella capitale provvisoria Aden, continuano a verificarsi episodi di tensione tra il governo, riconosciuto a livello internazionale, e i gruppi separatisti rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale. Alla base dei dissidi, vi è la mancata applicazione di alcune disposizioni incluse nel cosiddetto accordo di Riad, raggiunto dalle due parti il 5 novembre 2019.

Tali sviluppi si collocano nel più ampio quadro della crisi yemenita, scoppiata a seguito del colpo di stato Houthi del 21 settembre 2014. Questa vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.