Pechino irrigidisce le regole sulle IPO delle proprie aziende all’estero

Pubblicato il 7 luglio 2021 alle 7:32 in Asia Cina

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L’Ufficio generale del Partito comunista cinese (PCC) e quello del Consiglio di Stato della Cina hanno pubblicato le cosiddette “Opinioni riguardanti il severo e legittimo  contrasto alle attività illegali sui titoli”, il 6 luglio. Con tale iniziativa, Pechino ha irrigidito le regole riguardanti l’offerta pubblica iniziale (IPO) per le proprie aziende nel Paese e all’estero.

Come riportato da Xinhua, per la Cina, contrastare le attività illegali sui titoli è un’importante garanzia per preservare l’ordine del mercato dei capitali e per svolgere efficacemente la funzione di hub di tale mercato stesso. Di fronte a profondi cambiamenti nel contesto economico e finanziario e alla continua riforma e apertura del mercato dei capitali cinese, le attività illegali nel settore sarebbero aumentate insieme alla difficoltà di indagare sui tali casi, dando vita a nuove situazioni e sfide. Alla luce di tali circostanze, Pechino ha emesso le opinioni del 6 luglio.

Con le nuove misure, la Cina intende, tra le altre cose, modificare regolamenti speciali del Consiglio di Stato sulla quotazione dei titoli esteri da parte delle società, chiarire le responsabilità dei supervisori del settore nazionale e dei dipartimenti di vigilanza e rafforzare il coordinamento interdipartimentale di vigilanza. Oltre a questo, con le nuove misure, Pechino vuole stabilire e migliorerare anche il sistema di applicazione extraterritoriale delle leggi sul mercato dei capitali.

Secondo South China Morning Post, l’iniziativa del governo cinese potrebbe ostacolare alcuni tra i più grandi affari nei mercati finanziari mondiali. Ad esempio, sarà rivista la procedura per le quotazioni all’estero, comprese le IPO in mercati azionari quali il New York Stock Exchange e il Nasdaq. Tale nuova circostanza, ha fatto sì che, subito dopo l’annuncio delle misure del 6 luglio, a New York, è iniziata una svendita delle azioni della compagnia cinese Didi-Chuxing, che la scorsa settimana a New York ha raccolto 4,4 miliardi di dollari. Le sue azioni hanno assistito ad un calo nella vendita di oltre il 22%.  L’applicazione Didi-Chuxing, in particolare, era già stata rimossa dagli app-store cinesi dalla  Cyberspace Administration of China determinando un calo del 30% delle sue azioni negli USA.

L’ultima mossa delle autorità cinesi potrebbe determinare una variazione nel flusso stabile di altre offerte di azioni da parte delle società cinesi di tecnologia e biotecnologia a New York e Hong Kong. Per la Cina, però, tale azione è importante per reprimere crimini finanziari illeciti nei mercati dei capitali, per proteggere la sicurezza dei dati e il flusso di dati transfrontalieri. Ciò significherà che la Cina consoliderà le normative sulla riservatezza e la gestione dei file relativi all’emissione e alla quotazione di titoli all’estero.

Ad oggi, il mercato dei capitali statunitense è la principale destinazione per le IPO a livello globale, comprese quelle di società cinesi. Secondo dati rilasciati da Refinitiv, negli ultimi sette mesi il numero di società cinesi quotate negli Stati Uniti è aumentato del 14%. Nella prima metà del 2021, da parte sua, la Cina ha rappresentato un terzo dei proventi totali di IPO del mondo. Al 5 maggio scorso, le società cinesi quotate nelle principali borse statunitensi erano 248, in aumento rispetto al dato di 217 del precedente 2 ottobre. Nei 12 mesi precedenti al 30 aprile scorso, le società cinesi hanno raccolto un totale di 17,55 miliardi di dollari tramite IPO sulle borse statunitensi.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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