La Camera approva la mozione per la cittadinanza italiana a Zaki

Pubblicato il 7 luglio 2021 alle 16:16 in Egitto Italia

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La Camera dei deputati ha approvato la mozione per concedere la cittadinanza italiana a Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna detenuto da oltre un anno al Cairo. Il testo, di cui i primi firmatari sono stati Lia Quartapelle e Filippo Sensi, del Partito Democratico (Pd), ha ricevuto un consenso unanime, con 358 voti a favore e 30 astenuti. Il governo dovrà ora “avviare tempestivamente, mediante le competenti istituzioni, le verifiche necessarie al fine di conferire a Patrick George Zaki la cittadinanza italiana”, stabilisce il documento approvato.

L’esecutivo è altresì invitato a “continuare a monitorare, con la presenza in aula della rappresentanza diplomatica italiana al Cairo, lo svolgimento delle udienze processuali a carico di Zaki e le sue condizioni di detenzione”. Il testo prevede poi che il governo vada avanti nel “sostenere, nei rapporti bilaterali con l’Egitto e in tutti i consessi europei ed internazionali, l’immediato rilascio di Patrick Zaki e di tutti i prigionieri di coscienza: difensori dei diritti umani, giornalisti, avvocati e attivisti politici finiti in carcere solo per aver esercitato in modo pacifico i loro diritti fondamentali”. Infine, la mozione esorta il governo “a continuare ad adottare iniziative affinché le autorità egiziane rispettino i diritti alla libertà d’espressione, di associazione e di manifestazione pacifica e spezzino il circolo dell’impunità per le gravi violazioni dei diritti umani in corso nel Paese” e “a promuovere, in sede europea, azioni volte a sostenere le università dell’Unione nella tutela dei diritti umani degli studenti iscritti, nell’ambito della propria attività di studio e ricerca”.

Il Senato italiano aveva approvato l’ordine del giorno per attribuire la cittadinanza italiana a Patrick Zaki, il 14 aprile, con 208 voti favorevoli, nessun contrario e 33 astenuti. L’atto di indirizzo chiedeva altresì al governo di sollecitare le autorità egiziane, esortandole alla liberazione dello studente, di monitorare le udienze processuali e le condizioni di detenzione, di attivarsi a livello europeo per la tutela dei diritti umani nei Paesi dove persistono violazioni e di portare iniziative al G7 con particolare riguardo a casi di repressione delle libertà di attivisti politici. 

“Anche la Camera ha approvato la mozione perché sia data la cittadinanza a Patrick Zaki. Ora che il Parlamento nella sua completezza si è pronunciato sta al Governo fare la sua parte”, ha scritto su Twitter il segretario del Pd, Enrico Letta. Fratelli d’Italia, di cui Giorgia Meloni è la presidente, non ha partecipato al voto “ritenendo questa mozione controproducente, se non addirittura deleteria, ai fini della liberazione di Zaki”, ha spiegato la deputata Wanda Ferro, nel corso delle dichiarazioni di voto. Al contrario, per Riccardo Magi, deputato di Più Europa, “chiedere che Patrick Zaki sia cittadino italiano è un gesto simbolico e di pressione politica nei confronti dell’Egitto, che serve anche ad accendere un faro sulle migliaia di altri casi di ragazze e ragazzi, cittadine e cittadini, giornalisti e difensori dei diritti umani che sempre di più sono sottoposti dal regime egiziano ad arresti arbitrari, senza garanzie né processi. Significa chiedere che Patrick sia cittadino europeo, e quindi contribuire all’europeizzazione del caso Egitto”.

Arrestato la mattina del 7 febbraio 2020 all’aeroporto del Cairo, Zaki, iscritto a un master sugli Studi di genere presso l’Università di Bologna, si trovava in Egitto per fare visita alla sua famiglia. Il mandato di cattura nei suoi confronti era in vigore dal 2019, ma Patrick non ne era mai stato messo al corrente. I capi d’accusa contro di lui vanno dalla diffusione di notizie false, all’incitamento alla violenza; dal tentativo di rovesciare il regime, all’uso dei social media per danneggiare la sicurezza nazionale; dalla propaganda per i gruppi terroristici, all’uso della violenza. Durante le udienze scorse, Zaki ha più volte sottolineato di non aver mai scritto i post per i quali le autorità egiziane lo accusano di propaganda sovversiva. Nel frattempo, il ragazzo continua a rimanere in uno stato di detenzione arbitraria rinnovato di volta in volta.

Amnesty International si è detta spesso preoccupata dei rischi che Zaki potrebbe incontrare nel carcere egiziano. “La sensazione è che si tratti dell’ennesima persecuzione verso un attivista politico: ce lo dice la storia di Zaki e la storia dell’Egitto sotto al-Sisi”, aveva scritto la ONG sul suo sito italiano poco dopo l’arresto. “Come in altri casi, il pericolo è che i reati imputati a Zaki si riferiscano in realtà a legittime attività di denuncia, di informazione, di commento pubblico o critica: alibi per legittimare una procedura del tutto illegale”, aveva aggiunto.

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Chiara Gentili

di Redazione

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