Iraq, le tensioni continuano: botta e risposta tra Washington e gruppi filo-Teheran

Pubblicato il 7 luglio 2021 alle 17:05 in Iraq USA e Canada

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Circa 14 missili sono stati lanciati, oggi, mercoledì 7 luglio, contro la base di Ain al-Asad, situata nel governatorato di al-Anbar, nell’Ovest dell’Iraq, la quale ospita altresì truppe statunitensi. Washington, da parte sua, ha risposto colpendo il distretto di al-Baghdadi, da cui si pensa sia stato condotto l’attacco.

Secondo quanto riferito in un Tweet dal portavoce della coalizione internazionale anti-ISIS, Wayne Marotto, i missili sono precipitati nella base di Ain al-Asad e sul suo perimetro. Tre membri del personale operante nella base hanno riportato lievi ferite, mentre sono in corso indagini per valutare la portata dei danni. Un gruppo filoiraniano, Liwa Tha’r al-Muhandis, ovvero “Le Brigate della vendetta di al-Muhandis”, ha successivamente rivendicato l’attacco, affermando, sul proprio canale Telegram, di aver colpito, “con precisione”, la base di Ain al-Asad, la quale ospita truppe statunitensi, con 30 missili, alle 12:33, ora locale.

Nel dare l’annuncio dell’attentato, il gruppo ha poi esortato gli USA a porre fine alla loro “brutale occupazione”. “Vi costringeremo a lasciare la nostra terra, sconfitti e distrutti”, hanno affermato le Brigate. Ancor prima dell’attacco del 7 luglio, era stata la medesima milizia, la quale si pensa sia collegata alle altre fazioni filoiraniane attive in Iraq, a minacciare vendetta per la morte del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi, il 3 gennaio 2020, a seguito di un raid ordinato dall’ex capo della Casa Bianca, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad.

Circa la risposta statunitense, Sharhabeel al-Obaidi, il direttore del distretto di al-Baghdadi, situato anch’esso nella provincia di al-Anbar, ha riferito che i razzi della coalizione hanno colpito il veicolo da cui si presume siano stati lanciati i missili. Fonti della sicurezza hanno poi dichiarato che la risposta ha provocato un incendio nei pressi di un’abitazione, senza, tuttavia, provocare vittime, ma danni materiali.

Anche il 5 luglio, Ain al-Asad è stata oggetto di un attacco missilistico. Il portavoce della coalizione Marotto ha specificato che sono stati tre i missili lanciati contro la base, intorno alle 14:45, ora locale, senza provocare vittime. La medesima struttura era stata colpita anche il 20 giugno, mentre il 6 giugno l’esercito iracheno aveva riferito di aver abbattuto droni che sorvolavano la medesima base. Il mese precedente, invece, Ain al-Asad è stata colpita due volte, l’8 e il 24 maggio.

L’episodio del 5 luglio è giunto a poche ore di distanza dall’annuncio delle Kata’ib Hezbollah, ovvero le Brigate di Hezbollah, le quali hanno minacciato una ritorsione a seguito dei raid statunitensi del 27 e 28 giugno contro le postazioni dei gruppi filoiraniani al confine tra Siria e Iraq, appartenenti, tra le altre, alle Kata’ib Sayyid al-Shuhada. Le Brigate di Hezbollah hanno minacciato una risposta improvvisa, senza, però, specificarne la natura. Il portavoce del gruppo, Mohi Muhammad, ha poi parlato di un “asse della resistenza”, la cui missione è prepararsi costantemente a far fronte a qualsiasi minaccia, dalla presenza statunitense a quelle poste da Israele e dallo Stato Islamico. “La presenza delle forze statunitensi in Iraq è illegale, in quanto contraddice la decisione del Parlamento iracheno”, ha affermato il portavoce, aggiungendo che Washington potrebbe rimanere sorpresa dalle capacità e dalle armi della “resistenza” nel caso in cui osi sfidare la volontà irachena e continuare a tenere proprie truppe nel Paese.

Dall’inizio del 2021, hanno avuto luogo più di 40 attacchi che hanno preso di mira obiettivi statunitensi nel territorio iracheno. In realtà, è da ottobre 2019 che le basi e le strutture statunitensi in Iraq sono state oggetto di attacchi, il che ha portato Washington a minacciare una ritorsione contro le milizie irachene filoiraniane, con riferimento anche alle Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati. Un altro obiettivo iracheno più volte bersagliato è la Green Zone, un’area fortificata situata nella capitale Baghdad, sede di istituzioni governative e ambasciate, tra cui quella degli Stati Uniti.

Nell’ultimo anno, gli Stati Uniti hanno avviato una graduale riduzione dei propri soldati in Iraq, al momento pari a quota 2.500. In tale quadro si colloca la decisione del 7 aprile, presa da Iraq e USA durante l’ultimo round del dialogo strategico, con cui è stato stabilito che le truppe da combattimento statunitensi, impegnate nella lotta allo Stato Islamico, abbandoneranno l’Iraq, mentre le forze degli USA continueranno a fornire consulenza e addestramento. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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