Haiti: ucciso il presidente Moise

Pubblicato il 7 luglio 2021 alle 13:17 in America centrale e Caraibi

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Il presidente di Haiti, Jovenel Moise, 53 anni, è stato assassinato nella sua abitazione. La notizia è stata diffusa dal primo ministro ad interim, Claude Joseph. L’assalto, compiuto da un gruppo di individui non ancora identificati, è stato effettuato nella notte tra martedì 6 e mercoledì 7 luglio. La moglie di Moise, la first lady Martine, è ferita ed è attualmente ricoverata in ospedale.

Il gruppo di uomini armati ha attaccato la residenza privata di Moise e lo ha ucciso a colpi di arma da fuoco. “Questa notte, intorno all’una di mercoledì 7 luglio, un gruppo di persone non identificate, che parlavano in spagnolo e inglese, ha assassinato il presidente della Repubblica. Il presidente è morto per le ferite riportate”, ha affermato il primo ministro ad interim. Joseph ha invitato la popolazione alla calma, ha condannato l’assassinio, che ha definito “un atto di barbarie” e ha assicurato che “la situazione della sicurezza nel Paese è sotto controllo”. Il premier assumerà ora, provvisoriamente, la guida di Haiti.

L’omicidio avviene circa due mesi prima delle elezioni presidenziali e legislative indette per il prossimo 26 settembre, elezioni alle quali Moise non avrebbe partecipato. Per la stessa data, il presidente aveva altresì indetto un referendum finalizzato ad approvare una nuova Costituzione, un progetto che non aveva tuttavia ricevuto il sostegno né dell’opposizione né della comunità internazionale.

Haiti sta attraversando una profonda crisi politica e sociale dalla metà del 2018. Il Paese ha vissuto il suo momento di più alta tensione il 9 febbraio di quest’anno, data in cui Moise ha denunciato che l’opposizione, con il sostegno dei giudici, stava tramando un colpo di Stato contro di lui. La reazione del presidente era stata la risposta a diverse settimane di violente manifestazioni in molte città del Paese, volte a chiedere le sue dimissioni sulla base del fatto che il suo mandato fosse legalmente terminato. “C’è stato un attentato alla mia vita”, aveva detto Moise in quell’occasione, in riferimento a un presunto complotto iniziato il 20 novembre. Il presidente non si era limitato a denunciare il golpe davanti alla stampa ma aveva altresì annunciato l’arresto di 23 persone che aveva accusato di aver cercato di assassinarlo. Tra queste, il giudice della Corte suprema, Yvickel Dabrézil, l’uomo sostenuto dall’opposizione per diventare presidente ad interim nel caso in cui Moise avesse lasciato il potere e fosse rimasto in carica fino alla convocazione delle elezioni. Secondo le autorità, il giudice Dabrézil avrebbe avuto persino una copia del discorso di insediamento.

L’opposizione aveva poi denunciato la svolta autoritaria del presidente da quando quest’ultimo aveva sciolto il Parlamento, un anno fa, e cominciato a governare per decreto. Allo stesso tempo, anche la situazione della sicurezza nel Paese sembra essere sempre più critica. Violenze e rapimenti sono frequenti e rappresentano il principale timore per una popolazione soggetta a bande violente, con un numero record di armi illegali in circolazione. Ad Haiti, secondo gli osservatori internazionali, ci sono almeno 76 bande armate, non su basi politiche o ideologiche, ma create per compiere rapine, anche per pochi soldi, composte da membri di gang considerate più potenti dello Stato stesso.

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Chiara Gentili

di Redazione

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