Cina: multate 22 aziende per violazione della legge antimonopolio

Pubblicato il 7 luglio 2021 alle 20:32 in Asia Cina

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L’Amministrazione statale per la vigilanza del mercato della Cina ha avviato indagini su 22 casi di fusioni o acquisizioni di aziende illegali, in conformità con le disposizioni della legge antimonopolio del Paese, il 7 luglio. Le aziende coinvolte sono state multate e tra queste figurano Didi Chuxing, Tencent e Alibaba per non aver segnalato accordi di fusione e acquisizione per l’approvazione.

Tutti i casi in questione hanno violato l’articolo 21 della legge antimonopolio della Cina e, in base agli articoli 48 e 49 dello stesso testo, sono state multate per 500.000 yuan ognuna. In base all’articolo 21, laddove il gruppo di operatori che si unisce soddisfi gli standard di dichiarazione fissati dal Consiglio di Stato, deve informare preventivamente l’Agenzia per le forze dell’ordine antimonopolio del Consiglio di Stato e laddove ciò non avvenga l’unione degli operatori non può avvenire.

Tra le 22 aziende coinvolte, oltre a Didi Chuxing, Tencent e Alibaba, vi sono 8 sussidiarie di Didi. Per l’istituzione di una tra queste, nata da una joint venture con China FAW Group nel 2018, senza segnalare l’accordo per le revisioni antitrust prima della registrazione della nuova società. Le piattaforme multate includono anche il rivenditore online Suning.com e Beijing Sankuai Technology, una società affiliata a Meituan.

Lo scorso 7 febbraio, la Commissione antitrust del Consiglio di Stato della Cina, il 7 febbraio, ha formulato e rilasciato le linee guida antitrust per l’economia delle piattaforme digitali, con l’obiettivo di prevenire e interrompere comportamenti monopolistici, promuovendo uno sviluppo del settore standardizzato, ordinato, innovativo e sano. Le nuove linee guida si basano su bozze elaborate sin dal mese di novembre 2020 e sono arrivate a sei settimane di distanza dall’avvio dell’indagine antitrust avviata dall’Amministrazione statale per la Regolamentazione del Mercato cinese contro Alibaba Group del 24 dicembre scorso, per sospette attività monopolistiche. In particolare, la piattaforma e-commerce era stata accusata per aver perpetrato la pratica “scegliere uno tra due”,  in base alla quale ai commercianti affiliati ad Alibaba Group sarebbe stato chiesto di firmare patti di cooperazione esclusivi che avrebbero impedito loro di offrire i propri prodotti su altre piattaforme diverse da quelle di Alibaba.

Al momento, la Cina sta cercando di regolare il settore delle piattaforme digitali e le loro attività sul mercato. Il 6 luglio, il Paese ha pubblicato le cosiddette “Opinioni riguardanti il severo e legittimo  contrasto alle attività illegali sui titoli”, con le quali ha irrigidito le regole riguardanti l’offerta pubblica iniziale (IPO) per le proprie aziende nel Paese e all’estero.

Tale nuova circostanza, ha fatto sì che, subito dopo l’annuncio delle misure del 6 luglio, a New York, è iniziata una svendita delle azioni della compagnia cinese Didi-Chuxing, che la scorsa settimana a New York ha raccolto 4,4 miliardi di dollari. Le sue azioni hanno assistito ad un calo nella vendita di oltre il 22%.  L’applicazione Didi-Chuxing, in particolare, era già stata rimossa dagli app-store cinesi dalla  Cyberspace Administration of China perché sottoposta ad indagini, determinando un calo del 30% delle sue azioni negli USA.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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