L’Egitto avverte: “L’Etiopia ha ripreso il riempimento della grande diga africana”

Pubblicato il 6 luglio 2021 alle 9:13 in Egitto Etiopia

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Il ministro egiziano delle Risorse Idriche, Mohamed Abdel Aty, ha riferito, lunedì 5 luglio, di aver ricevuto un avviso ufficiale da parte dell’Etiopia in cui il governo di Addis Abeba comunicava di aver ricominciato a riempire il serbatoio della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) per il secondo anno consecutivo. L’Egitto, dal canto suo, ha informato l’Etiopia della sua netta opposizione alla misura, che considera una minaccia alla stabilità regionale, secondo quanto reso noto dal ministro Abdel Aty in una nota.

Secondo quanto specificato dal portavoce del Ministero delle Risorse Idriche, Mohamed Ghanim, durante un’intervista ad un canale televisivo locale, il volume dell’acqua che si accumulerà dipende dalla quantità di pioggia stagionale che si registrerà Etiopia. “Non vedremo alcun effetto ora sul Nilo. Abbiamo un mese o un mese e mezzo davanti a noi”, ha dichiarato.

L’Egitto, insieme al Sudan, sta conducendo una lunga campagna diplomatica per giungere ad un accordo legalmente vincolante sul funzionamento della diga, ma i colloqui restano sempre bloccati. I due Paesi hanno altresì invitato la comunità internazionale a intervenire. Nello specifico, hanno chiesto agli Stati Uniti, all’Unione Europea e all’ONU di unirsi ai colloqui come mediatori insieme all’Unione Africana. L’Etiopia, tuttavia, ha respinto la proposta. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe discutere della diga questo giovedì, 8 luglio, e Abdel Aty ha già scritto per informarlo degli ultimi sviluppi.

L’Etiopia sostiene che stia finalmente esercitando i suoi diritti sulle acque del Nilo, a lungo controllate dai suoi vicini a valle. L’ambasciatore etiope a Khartoum ha sottolineato, domenica 4 luglio, che Egitto e Sudan conoscevano già da tempo i dettagli dei primi tre anni di riempimento della diga e che la questione non dovrebbe essere portata davanti al Consiglio di sicurezza in quanto non si tratterebbe di una minaccia alla pace.

La Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) è un progetto idroelettrico destinato a diventare uno dei più grandi del continente africano. La sua costruzione, tuttavia, è motivo di scontro tra i Paesi che ne sono coinvolti, ovvero Sudan, Egitto ed Etiopia. I tre Stati non riescono a trovare un accordo sul riempimento e sul funzionamento della diga. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione dell’opera nel 2011, ma, da quel momento, varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non ridurre drasticamente il livello del fiume. Per l’Etiopia, invece, i serbatoi vanno riempiti subito, durante la stagione delle piogge, e, secondo Addis Abeba, il progetto idroelettrico sarà essenziale non solo per sostenere la sua economia, in rapida crescita, ma anche per favorire lo sviluppo di tutta la regione.

L’Etiopia ha iniziato a riempire il serbatoio della diga lo scorso anno dopo che i tre Paesi non sono riusciti a concludere un accordo legalmente vincolante sul suo funzionamento. I funzionari etiopi sperano che il progetto, ora completo per più di tre quarti, raggiunga la piena capacità di generazione di energia nel 2023. Il Sudan, tuttavia, è preoccupato che l’opera possa aumentare il rischio di inondazioni e compromettere il funzionamento delle sue dighe sul fiume Nilo. Il governo di Khartoum afferma che almeno 20 milioni di persone, più della metà della popolazione del Paese, potrebbero essere colpite se l’Etiopia riempisse e gestisse la diga senza coordinarsi con le altre parti interessate. Nel frattempo, l’Egitto ha definito la diga una minaccia esistenziale perché teme di ridurre le sue quote idriche. Il Paese, che ospita oltre 100 milioni di persone e ha scarse riserve di acqua, fa affidamento quasi interamente sul fiume Nilo. 

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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