Il Giappone pronto a difendere Taiwan dall’aggressione della Cina

Pubblicato il 6 luglio 2021 alle 20:21 in Cina Giappone Taiwan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Pechino ha messo in guardia Tokyo affermando che: “La Cina non è più quella di una volta”, dopo che il vice primo ministro del Giappone, Taro Aso, aveva dichiarato la necessità per il proprio Paese e per gli USA di difendere Taiwan da una potenziale invasione cinese.

Il 5 luglio, il vice primo ministro e ministro delle Finanze giapponese aveva dichiarato che l’eventualità di un attacco cinese contro Taiwan potrebbe determinare una “crisi di sopravvivenza” per il Giappone e ciò consentirebbe a Tokyo di esercitare diritti di autodifesa. Aso aveva quindi dichiarato che in tale ipotetico scenario il Giappone e gli USA avrebbero dovuto difendere Taipei.

Il portavo del Ministero degli Esteri della Cina, Zhao Lijian, il 6 luglio ha risposto a tali dichiarazioni definendole “estremamente sbagliate e pericolose” e in grado di danneggiare le fondamenta politiche delle relazioni sino-giapponesi. Per tali ragioni, Zhao ha annunciato che Pechino ha presentato una protesta formale al Giappone. Il portavoce cinese ha quindi ricordato che “il militarismo giapponese” ha perpetrato innumerevoli crimini di aggressione contro la Cina e che, ancora oggi, alcuni politici giapponesi sono ossessionati da Taiwan. Zhao ha però ricordato che: “La Cina non è più quella di una volta” e non permetterà a nessun Paese di intervenire in alcun modo sulla questione di Taiwan. Per Pechino, nessuno dovrebbe sottovalutare la determinazione, la volontà e la capacità del popolo cinese di difendere la sovranità nazionale.

In seguito a tali dichiarazioni cinesi, Aso è tornato sull’argomento precisando che il Giappone è a favore di una soluzione pacifica delle tensioni nello Stretto di Taiwan. Tuttavia, il vice premier ha ribadito che Tokyo difenderà comunque Taiwan nell’eventualità di un’invasione cinese che minaccerebbe la sicurezza del Giappone. Il 5 luglio, Aso aveva specificato che nel caso in cui Taiwan cadesse, l’isola giapponese di Okinawa potrebbe essere la successiva, in quanto la prima isola dista 110 km dall’Isola più ad Ovest del Giappone, Yonaguni. Aso ha parlato di “minaccia esistenziale diretta” e di diritto di “autodifesa collettiva”, che consente ai militari giapponesi di soccorrere forze amiche nell’eventualità di un attacco in grado di minacciare la sicurezza nazionale giapponese.

Prima di Aso, anche il ministro della Difesa del Giappone, Nuobo Kishi, aveva affermato che i problemi di sicurezza di Taiwan sono direttamente correlati a quelli del Giappone. Ad oggi, il vice premier è stato il politico di più alto livello ad aver fatto comenti espliciti sulla difesa giapponese di Taiwan. I suoi commenti sono arrivati dopo che, il primo luglio scorso, in occasione delle celebrazioni per il centenario del Partito comunista cinese (PCC) il presidente cinese, Xi Jinping, aveva affermato che la riunificazione della Cina continentale con Taiwan fosse un impegno incrollabile del PCC.

La Cina considera Taiwan parte integrante del territorio nazionale in base al principio “una sola Cina”. Dal 2016, però, l’esecutivo taiwanese è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola l’11 gennaio 2020. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

Lo scorso 16 aprile, nella dichiarazione congiunta rilasciata dal premier giapponese, Yoshihide Suga e dal presidente statunitense, Joe Biden, a conclusione di un loro incontro a Washington, i due leader avevano sottolineato l’importanza di preservare la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan. I due avevano confermato il loro impegno per mantenere un Indo-Pacifico libero e aperto, con particolare attenzione “all’ influenza della Cina sulla pace e la prosperità” della regione. USA e Giappone avevano deciso di opporsi a qualsiasi tentativo di cambiare lo status quo con la forza o la coercizione nel Mar Cinese Orientale e Meridionale da parte cinese. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.