Brasile: Bolsonaro accusato di corruzione

Pubblicato il 6 luglio 2021 alle 16:26 in America Latina Brasile

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Alcune registrazioni audio su WhatsApp, pubblicate lunedì 5 luglio, hanno coinvolto il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, in uno scandalo di corruzione orchestrato da uno dei suoi figli, l’attuale senatore Flávio Bolsonaro. Flávio era un deputato statale nell’Assemblea Legislativa di Rio de Janeiro, nota come Alerj, dove fece pressioni sui suoi consiglieri per restituire parte dello stipendio che ricevevano. Molti di questi erano “fantasmi”, cioè ingaggiati solo per deviare quelle risorse pubbliche, commettendo reato di peculato, chiamato “rechadinha” in Brasile.

In uno degli audio, l’ex cognata del presidente, Andrea Siqueira Valle, ha affermato che Bolsonaro ha licenziato suo fratello André dalla posizione di consigliere del figlio perché si è rifiutato di restituire la maggior parte del suo stipendio. “Doveva restituire 6.000 reais, che corrispondono a 995 euro, ed è stato buttato fuori perché ne ha restituiti solo la metà”, ha riferito Valle. Questa e altre conversazioni audio avrebbero coinvolto il presidente in uno schema salariale illegale per gli assessori all’epoca in cui era un deputato federale, ossia tra il 1991 e il 2018. Il caso è venuto alla luce alla fine del 2018, dopo che l’organismo di controllo dei movimenti finanziari (COAF) ha scoperto trasferimenti di denaro atipici tra il 2016 e il 2017 su un conto bancario Queiroz.

Attualmente, la Procura sta cercando di chiarire se l’allora deputato Flávio Bolsonaro assumesse amici o familiari come consulenti e poi chiedesse loro di depositare parte del loro pagamento mensile sui loro conti. Questa indagine arriva mentre il presidente sta affrontando diverse proteste di massa per la sua gestione della pandemia di Covid-19. In seguito alla seconda ondata di coronavirus, il Brasile è diventato il Paese con il più alto tasso di mortalità nel continente americano e nell’emisfero meridionale. La nazione latino-americana ha registrato più di 400.000 morti a fronte di circa 16 mila contagi accertati dall’inizio della pandemia.

La gestione della malattia di coronavirus da parte del presidente è stata ampiamente condannata dagli esperti medici come “una delle peggiori al mondo”, avendo minimizzato la pandemia dall’inizio e avendola definita come una “piccola influenza”. Oltre a criticare le misure di blocco e le autorità che avevano intenzione di implementarle, Bolsonaro aveva anche messo in dubbio l’efficacia di mascherine e vaccini. L’ex ministro Luiz Henrique Mandetta, licenziato nell’aprile 2020 per aver supportato l’allontanamento sociale con lo scopo di limitare la diffusione del virus, ha riferito di aver già “sistematicamente” avvisato Bolsonaro sulle “gravissime conseguenze” delle sue posizioni contro la pandemia.

Tuttavia, il presidente aveva segnalato, il 14 aprile, che il Paese era diventato “una polveriera” a causa delle misure restrittive adottate da governatori e sindaci per cercare di prevenire e contrastare la pandemia di Covid-19. “Il Brasile è al limite. Attendo che il popolo dia segnali”, aveva dichiarato Bolsonaro, sottolineando che la politica di “chiudere tutto” avrebbe posto la nazione di fronte “all’imminenza di avere seri problemi sociali“. Il capo di Stato aveva pertanto mostrato un rapporto secondo il quale circa 125 milioni di brasiliani, quasi la metà della popolazione, presentavano difficoltà nell’accesso ai beni alimentari e aveva attribuito questa situazione alle misure di confinamento.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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