Afghanistan: vittoria dei talebani nei pressi dei maggiori consolati, il Tagikistan rafforza militarmente il confine

Pubblicato il 6 luglio 2021 alle 16:04 in Afghanistan Russia Tajikistan

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Continua l’avanzata del gruppo dei talebani nel Nord dell’Afghanistan, forzando alcuni Paesi a chiudere, lunedì 5 luglio, il proprio consolato nella provincia settentrionale di Balkh. Nel frattempo, il Tagikistan ha annunciato la mobilitazione dell’Esercito per rafforzare il confine Meridionale, secondo i rapporti divulgati dalle autorità del Paese, martedì 6 luglio.

A riferirlo, lunedì 5 luglio, è stata l’agenzia di stampa russa TASS, citando la controparte di Biskek, Khovar. Sono circa 1.037 i militari afghani che si sono ritirati nei territori tagiki per sfuggire alla violenta marcia verso Nord dei talebani. Questi ultimi hanno preso il controllo di gran parte degli avamposti dell’esecutivo afghano, soprattutto di quelli collocati nella provincia Nord-Orientale del Badakhshan. Per tale ragione, il presidente del Tagikistan, Emomali Rakhmon, ha ordinato la mobilitazione di 20.000 soldati per rafforzare il confine con l’Afghanistan. Le tensioni nel Paese Centro-Asiatico hanno altresì portato Russia e Turchia a chiudere temporaneamente i propri consolati a Mazar-e-Sharif, la capitale della provincia settentrionale di Balkh. Nonostante ciò, un funzionario del Consolato Generale turco in Afghanistan, il cui nome non è stato rivelato, aveva dichiarato, il 5 luglio, che la sede diplomatica “continuava ad accettare domande di visto e altre richieste consolari”. Ankara ha dunque ribadito di monitorare da vicino la situazione per garantire la sicurezza del proprio personale.

Anche l’Iran, da parte sua, ha adottato misure preventive, annunciando di aver limitato l’attività diplomatica presso il consolato iraniano nella medesima città. Analoghe misure sono state prese dall’Uzbekistan, dal Tagikistan, dall’India e dal Pakistan, come ha poi annunciato, martedì 6 luglio, il portavoce della provincia di Balkh, Munir Farhad, il quale ha aggiunto che il personale diplomatico dei suddetti Paesi ha lasciato l’Afghanistan. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa statunitense Associated Press, nonostante i numerosi scontro inter-afghani nella provincia di Balkh, la situazione nella capitale rimane relativamente tranquilla. Il Tagikistan ha reso noto che, sulla base del “principio di buon vicinato e di non ingerenza negli affari interni afghani”, ha consentito alle truppe governative di attraversare il confine e di stazionare nel Paese vicino. Inoltre, le autorità di Biskek hanno annunciato di avere il controllo delle postazioni di frontiera tagike, chiarendo che non sono avvenuti combattimenti tagiko-talebani lungo il confine.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha reso noto che la Russia sta “monitorando da vicino la situazione” e che al momento non sono stati avviati negoziati con le autorità afghane in merito ad un eventuale dispiegamento di militari moscoviti nell’area di escalation. Peskov ha però sottolineato che la mobilitazione delle forze armate russe dipenderà dall’evolversi della situazione. Più tardi, nel pomeriggio del 5 luglio, il presidente russo, Vladimir Putin, ha tenuto colloqui telefonici con la controparte tagika per discutersi dell’aggravarsi della situazione lungo il confine. Mosca si è detta pronta a “fornire al Tagikistan il supporto militare necessario, sia a livello bilaterale sia nell’ambito dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva”. Quest’ultima è un’alleanza militare difensiva creata nel 1992 per salvaguardare i territori dell’ex Unione Sovietica. Il giorno seguente, il 6 luglio, il viceministro degli Esteri della Federazione, Andrei Rudenko, ha affermato che la base militare che Mosca possiede nel Tagikistan, la numero 201, è “dotata di tutto il necessario per sostenere Biskek rispetto all’avanzata dei talebani”. Tuttavia, ha spiegato il vice russo, se saranno necessari sforzi aggiuntivi la Russia si rende disponibile.

Gli ultimi sviluppi giungono pochi giorni dopo che gli Stati Uniti hanno lasciato la base aerea di Bagram, nell’Afghanistan Centrale, riconsegnandola alle forze di sicurezza di Kabul, dopo quasi due decenni. Gli episodi di violenza in Afghanistan sono aumentati dal 14 aprile, data in cui il capo della Casa Bianca, Joe Biden, ha annunciato il graduale ritiro di tutte le truppe statunitensi entro l’11 settembre. Secondo le stime delle Nazioni Unite, nei primi tre mesi del 2021, sarebbero stati circa 1.800 i civili uccisi o feriti in Afghanistan, a seguito dei combattimenti tra le forze filogovernative e i talebani. Scopo di questi ultimi, secondo alcuni, è intensificare la propria campagna per il controllo di maggiori porzioni di territorio, in un momento in cui i dialoghi per la pace intra-afghana stanno attraversando una fase di stallo.

È da decenni che l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. Il gruppo dei talebani, di matrice fondamentalista islamica, è stato dapprima impegnato nella lotta antisovietica in Afghanistan. L’intervento degli Stati Uniti, nel 2001, e il successivo sostegno offerto dalla NATO con la missione International Security and Assistance Force (ISAF), dell’agosto 2003, ha rovesciato il regime teocratico che era stato imposto nel Paese Asiatico tra il 1995 e il 1996. Tuttavia, il gruppo ha continuato a perseguire attività terroristiche contro le truppe della coalizione internazionale dell’Alleanza Atlantica schierate in Afghanistan, nonché contro le forze governative di Kabul. Nel corso degli anni, i talebani hanno ciclicamente perso e riconquistato terreno, complice anche l’avanzata dell’organizzazione terroristica dello Stato Islamico (IS). Il 12 settembre 2020, nella capitale del Qatar, sono stati avviati i colloqui di pace tra il governo afghano e i talebani.

Il Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), che riunisce Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan, è un’alleanza difensiva creata, il 15 maggio 1992, per salvaguardare il territorio dell’ex Unione Sovietica. A partire dal 2 dicembre 2004, l’Organizzazione ha ricevuto lo status di osservatore dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la quale ha altresì stretto un accordo di cooperazione per mantenere la pace e la stabilità nelle aree di competenza.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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