Yemen: operazione militare nel Centro-Sud, nuove conquiste per l’esercito

Pubblicato il 5 luglio 2021 alle 10:05 in Medio Oriente Yemen

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Oltre allo strategico governatorato di Ma’rib, situato a circa 120 chilometri a Est di Sanaa, le tensioni delle ultime ore hanno riguardato anche altri fronti di combattimento yemeniti. Tra questi, al-Bayda’. nello Yemen centro-meridionale, dove è in corso un’operazione militare, lanciata dall’esercito yemenita e dalle forze della “resistenza popolare”.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arabiya lunedì 5 luglio, le forze dell’esercito yemenita sono riuscite ad avanzare presso alcune località di al-Bayda’, liberando, nello specifico, le aree di al-Khilwa e al-Rawda, precedentemente poste sotto il controllo delle milizie di ribelli Houthi. Ad affiancare le forze filogovernative, legate al presidente Rabbo Mansour Hadi, vi sono le cosiddette forze di “Resistenza popolare”, a loro volta formate da tribù locali e dalle “Brigate dei giganti”, e la coalizione internazionale a guida saudita, impegnata anch’esse in un’operazione militare intrapresa il 2 luglio. Nel corso degli ultimi giorni, fonti militari hanno riferito che l’esercito e i suoi alleati sono riusciti a liberare e a mettere in sicurezza “alture strategiche” e vaste aree nelle zone orientali e occidentali della città di al-Bayda’, capoluogo dell’omonimo governatorato, oltre che nel distretto di Al-Sawma’ah, dove gli Houthi hanno subito “pesanti perdite”.

Un altro distretto particolarmente teso è al-Zahir, dove, il 4 luglio, l’esercito e i membri della resistenza hanno condotto un’operazione su due assi, che ha consentito loro di avanzare presso alcuni villaggi, giungendo fino a circa 15-20 chilometri dal centro di al-Bayda’ e circondando, al contempo il centro di al-Zahir. Non da ultimo, sono stati ostacolati i principali canali di rifornimento impiegati dai ribelli, mentre sono state recuperate munizioni, armi pesanti, leggere e di medio calibro, accumulate dagli Houthi nel corso degli anni. Secondo alcuni, con l’operazione lanciata il 2 luglio, denominata “La stella perforante”, le forze filogovernative potrebbero riuscire a porre fine alla presenza degli Houthi nella regione di al-Bayda’, soprattutto se verranno mobilitati anche gli altri fronti circostanti. Le prime operazioni di liberazione presso al-Bayda sono state ben accolte dalla popolazione locale, mentre il ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, ha elogiato il ruolo svolto da sceicchi e tribù locali, i quali hanno fornito supporto per liberare il governatorato di al-Bayda’, definito “il cuore pulsante dello Yemen”.

Nel frattempo, il 4 luglio, ad Abyan, nel Sud dello Yemen, una violenta esplosione ha provocato circa 20 vittime, tra morti e feriti, tra le fila dell’esercito yemenita. Sebbene l’attacco non sia stato ancora rivendicato, si pensa che siano stati gli Houthi a colpire un accampamento militare della Quinta Brigata, situato nel distretto di al-Mudiyah, probabilmente per mezzo di missili o droni carichi di esplosivo. Stando a quanto riportato da al-Arabiya, ad essere presa di mira è stata una moschea, al momento della preghiera di mezzogiorno. I soldati rimasti uccisi ammontano ad almeno 7. Secondo alcuni analisti, obiettivo degli Houthi è creare uno stato di confusione nei territori meridionali, facendo leva sulle perduranti divergenze tra il governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, e i gruppi separatisti, rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC).

Tali sviluppi sono giunti in concomitanza con l’offensiva presso Ma’rib, ad opera delle milizie ribelli, che ha avuto inizio nella prima settimana di febbraio, e che si è particolarmente intensificata dal 24 giugno. Da tale data, gli Houthi hanno lanciato intensi attacchi contro le postazioni dell’esercito yemenita da Nord, Sud e Ovest, con l’obiettivo di espugnare l’ultima roccaforte del Nord dello Yemen posta in gran parte sotto il controllo delle forze filogovernative. Sinora, però, non vi è stato alcun risultato significativo.

Nel frattempo, circa 5 milioni di yemeniti sono a rischio carestia, mentre più di metà della popolazione vive in condizioni di insicurezza alimentare. Uno scenario simile ha spinto diversi attori internazionali a profondere sforzi per aprire canali di dialogo tra le parti belligeranti. Tra i maggiori promotori delle iniziative di pace dell’ultimo periodo vi sono stati l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, il quale ha lasciato il suo incarico a seguito del suo ultimo briefing, il 15 giugno scorso, quello degli Stati Uniti, Timothy Lenderking, e il Sultanato dell’Oman. Le questioni al centro delle ultime negoziazioni sono state quattro, ovvero il cessate il fuoco, la riapertura dell’aeroporto di Sana’a, l’allentamento delle restrizioni a Hodeidah e la ripresa del processo politico. Tuttavia, ad oggi, non è stato registrato alcun progresso tangibile e il conflitto yemenita, che ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato del 21 settembre 2014, non può dirsi concluso. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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